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Mt 1,18-25
La nascita di Gesù
Il messaggio nel contesto
Questo brano del Vangelo di Matteo fa parte del racconto dell’infanzia, che arriva, attraverso scene in cui si alternano diversi personaggi, fino a 2,23. Il titolo di questa scena ci viene fornito fin dall’inizio: «La generazione di Gesù Cristo avvenne così (v. 18a)». Il termine «generazione» si ricollega al v. 16, dove l’albero genealogico di Gesù si conclude con Giuseppe, «lo sposo di Maria, dalla quale fu generato Gesù, chiamato Cristo» (v. 16). Come mai non si dice che Giuseppe generò Gesù da Maria, come in tutti gli altri casi della genealogia? La risposta ci viene fornita subito dal narratore, che ci informa del fatto che Maria aveva un contratto di fidanzamento con Giuseppe e che dunque non era ancora andata a vivere con lui e che era stata trovata in cinta per opera dello Spirito Santo (v. 18b). Eppure Giuseppe non sa tutte queste cose e allora, notando la gravidanza di Maria, sta pensando il da farsi. Il suo travaglio interiore ci viene consegnato da un breve versetto (v. 19) in cui si sottolinea la giustizia di Giuseppe, che, pur volendo rispettare la legge che prevedeva il ripudio in casi di adulterio, vuole farlo di nascosto, probabilmente per non esporre Maria alla pubblica infamia e al pericolo di morte.
Solo l’intervento dell’angelo di Dio in sogno sblocca questo impasse. Egli chiarisce a Giuseppe ciò che il lettore sa già, cioè l’opera dello Spirito Santo in Maria, e fornisce alcune istruzioni, ossia prendere con se Maria e dare il nome Gesù al bambino (vv. 20-21). L’eccezionalità di questa rivelazione emerge dal nome che l’angelo ordina a Giuseppe di dare a colui che nascerà: Gesù, che in ebraico è composto dalla radice “yehoshua” che vuol dire salvare e dal nome di Dio, cioè “Dio salva”. La spiegazione dell’angelo fa eco al significato del nome quando sottolinea che egli salverà il suo popolo dai suoi peccati (21b). A questo punto il narratore collega il nome alla citazione biblica di Is 7,14: «Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiameranno Emmanuele, che significa Dio con noi». In questo bambino si compiono le promesse profetiche, relative al messia davidico che porta un Regno universale sulla terra.
Giuseppe è certamente figlio di Davide (v. 20), così che l’identità di Gesù dal punto di vista umano sia ben chiara: egli appartiene alla stirpe di Davide. Ma d’altra parte egli è anche l’Emmanuele, il Dio con noi, il messia che porta Dio dentro la storia dell’uomo e rimane con gli uomini fino alla fine del mondo (cf. Mt 28,20). Per questo Dio è intervenuto direttamente e in modo straordinario, per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe obbedisce alla parola dell’angelo e fa esattamente secondo le istruzioni ricevute (vv. 24-25). Giuseppe, chiamato all’inizio uomo giusto, si rivela alla fine giusto non solo in senso morale, ma molto più in senso religioso, come colui che si fida di Dio e compie la sua volontà. Senza la giustizia di Giuseppe la rivelazione non si sarebbe potuta compiere.
Per la lectio divina
- Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
- Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 1,18-25.
- Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
- Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
- Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
Per la lettura popolare
Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)
durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)
- Ricordiamo la vita. (15 minuti)
Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.
- Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 1,18-25 (10 minuti)
La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.
- Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:
- Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
-Siamo al tempo di Giuseppe, al termine di tutta la catena di generazioni che partono da Abramo. Gesù nasce dentro una precisa genealogia umana. Ho mai pensato che Gesù era ebreo. Cosa comporta questo per la mia fede?
- Chi sono i personaggi e cosa fanno?
-Maria, promessa sposa di Giuseppe, si trova incinta per opera dello Spirito Santo. Di fronte a questo intervento unico e straordinario di Dio nella storia dell’umanità, percepisco riverenza e stupore?
-Giuseppe era un uomo giusto. La giustizia di Giuseppe è sostanziale e va oltre la mera applicazione della Legge. Qual è la mia giustizia?
-Mentre stava considerando queste cose. Quali pensieri e considerazioni riguardanti il progetto di Dio sulla mia vita?
-Gli apparve in sogno un angelo del Signore: Dio interviene sempre nella mia storia e mi accompagna, ne sono convinto?
-Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. Obbedisco a ciò che ritengo essere la volontà di Dio per la mia vita?
- Cosa dicono i personaggi?
-La parola dell’angelo è Non temere: sento l’intervento incoraggiante di Dio nella mia vita?
– Gesù salverà il suo popolo dai suoi peccati. La mia speranza è quella di tutto il Popolo di Dio o è qualcosa che vivo solo per me stesso?
- Quale rivelazione?
Si compie qui la Parola di Dio del profeta Isaia, per cui la vergine concepisce e dà alla luce il figlio, l’Emmanuele. La speranza di tutto il Popolo si è compiuta.
- Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
