SCHEDA DI LETTURA XXXIII TO Anno C
Preghiera su Lc 21, 5 – 19 XXXIIIT.O. C
Gesù si trova nel tempio di Gerusalemme e qui insegna al popolo di Israele come autentico profeta (v. 5). Egli annuncia quel che Geremia aveva già profetizzato per i suoi tempi, ossia la distruzione del tempio (cfr. Ger 26, 1 – 6). Come aveva predetto in 19, 44 riguardo a Gerusalemme, anche qui con una simile formulazione (non resterà pietra su pietra) avverte di non confidare su una bellezza esteriore, segno di una religiosità che indurisce il cuore piuttosto che disporlo ad incontrare Dio (vv. 5-6). Il popolo, stimolato dalla curiosità per un annuncio che evoca scenari apocalittici, chiede al maestro di esplicitare i segni che indicheranno questo avvenimento di distruzione (v. 7). Ma Gesù non risponde direttamente, limitandosi a prevenire quell’agitazione e quel turbamento che colgono gli uomini di fronte agli annunci di sventura. Le guerre, le rivolte non sono segni della fine del mondo e chi lo afferma finisce per fare il mestiere del falso profeta, che identifica il messia con se stesso (8-9). Certo alla fine dei tempi ci saranno anche terremoti, carestie e pestilenze e segni grandi nel cielo (vv. 10 – 11), ma solo dopo che sarà trascorso il tempo della storia, caratterizzato dall’umile presenza dei profeti cristiani (v. 12). A partire dal v. 12 infatti Gesù si rivolge più chiaramente ai suoi discepoli, descritti come profeti. Finchè ci sono loro a testimoniare Gesù con una sapienza ispirata (v. 15) di fronte ai persecutori (vv. 12 – 13), la storia continuerà a svolgere il suo percorso nell’attesa del ritorno del messia. Sono loro che tengono in piedi il cosmo, finchè il vangelo non sia arrivato fin ai confini del mondo con la loro testimonianza perseverante (v. 19 cfr. At 1, 8). Gesù stesso, signore della storia, donerà ai suoi lo Spirito Santo (v. 15) per renderli testimoni credibili della sua resurrezione (cfr. At 2, 1 – 4). Questo significa che il discepolo deve privarsi di mezzi umani che possano ostacolare l’opera di Dio attraverso lo Spirito Santo (v. 14) e fortificarsi contro le divisioni e i contrasti che possono sollevarsi anche all’interno delle famiglie (v. 16 – 17). Il discepolo avrà la forza della perseveranza, della costanza in mezzo alle avversità, e proprio attraverso tale costanza egli porterà un frutto che rimane per sempre.
Suggerimenti per la preghiera
1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.
2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.
3. Chiedo al Signore di poterlo conoscere interiormente come maestro misericordioso, per amarlo e seguirlo sempre più.
4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Es: rifletto sul modo con cui il popolo di Israele confida nel suo tempio di mattoni, quasi sostituendolo al Dio vivente. Qual è il mio tempio di Gerusalemme, il mio rifugio idolatrico? Cosa significa per me non confidare più nel “tempio di Gerusalemme” e abbandonarmi alla custodia di Dio, che non permetterà che nemmeno un capello del mio capo perisca?
5. Medito su cosa dicono i personaggi. Es: l’avvertimento di Gesù, di non preparare prima la nostra difesa, è una provocazione per la nostra mentalità, tesa a programmare ogni evento e prevedere ogni situazione. Cosa significa per me abbandonarsi alla potenza e alla sapienza dello Spirito Santo senza prepararmi prima? Quale povertà mi è richiesta?
6. Concludo con un Padre Nostro.

I discepoli sono con Gesù davanti al tempio (ed anch’io sono lì) ad ammirare la grandezza e la bellezza della costruzione. Gesù si accorge della loro distrazione e dice che di tutto questo non resterà pietra su pietra. I discepoli rimangono sgomenti e chiedono spiegazioni. Non hanno capito che hanno dato più importanza alla struttura fisica del tempio che a ciò che esso rappresenta.
Erano talmente abituati a stare con Gesù, a vederlo operare con naturalezza, a godere della Sua compagnia e della Sua umanità che si lasciano prendere la mano dalla distrazione e così, in un attimo, il loro sguardo è proiettato sulle pietre piuttosto che sulla Presenza che ha cambiato la loro vita. Anche per me, può essere proprio così: tutta la mia giornata può essere vissuta nella tensione libera di stare con Lui, oppure quella stessa libertà che mi caratterizza come figlia di Dio, può calamitare la mia attenzione verso gli “idoli” della quotidianità che possono essere infiniti e apparire ai miei occhi travestiti delle apparenze più buone, belle e normali. Andare a fare la spesa, sistemare la casa, preparare il pranzo, sono sempre azioni giuste, ma diventano vuote se compiute senza la consapevolezza del legame del cuore che rimanda tutto a Gesù, per amor Suo. Da questo tipo di quotidianità che può diventare stancante se non è vissuta con una coscienza precisa, posso passare alle “prove” più serie, quelle che fanno male al cuore. Cosa succede di me stessa se non chiedo continuamente di incontrarlo, di “rimanere” con Lui perché la mia vita non sia fatta di piccole parentesi, ma acquisti il valore della continuità? Cosa penso di poter dire a chi mi chiede perché sono credente? Il mio Battesimo che efficacia ha nella mia esistenza?
Con la certezza di essere molto, molto povera, chiedo e confido nella Sua grazia e nella Sua bontà e così, grata ancora una volta, ritrovo la spinta per andare avanti.