DOMANDE SU Os 2, 4 – 25.
– LEGGI CON ATTENZIONE IL TESTO
– IDENTIFCA I PERSONAGGI: CHI È LA MADRE E CHI SONO I FIGLI?
– CHI SONO GLI AMANTI DELLA MADRE?
– CHI È L’ACCUSATORE?
– CI TROVIAMO IN UN TRIBUNALE DAVANTI AD UN GIUDICE?
– DAL V. 16 IN POI COSA CAMBIA?
– COSA RAPPRESENTA IL DESERTO?

Luca e Manuela :
1) La madre rappresenta Israele accusata di tradimento verso il Signore. Come Osea ha amato e ama ancora una donna che ha risposto al suo amore con un tradimento, così Dio ama sempre Israele e la mette alla prova e la castiga per poi farla tornare a sé fedele in una nuova alleanza. Crediamo sia importante l’allegoria con la figura della sposa infedele ed il fatto che Osea rappresenti il rapporto tra DIO ed Israele come un rapporto coniugale. Il tradimento idolatrico di Israele è quindi rappresentato come reato di prostituzione ma anche di adulterio. I figli sono il popolo nella sua individualità. Crediamo che in questo caso l’esortazione di DIO ai figli ad accusare la loro madre stia a significare che anch’essi sono colpevoli quanto la madre stessa del reato di prostituzione e di adulterio verso DIO.
2) Gli amanti rappresentano gli idoli, le divinità cananee a cui si rivolge Israele. Riteniamo che la rappresentazione di queste divinità si possa cogliere anche nella seconda parte del versetto 4 quando si parla di segni della prostituzione e dell’adulterio da togliere dalla faccia e dal petto della madre : probabilmente si riferisce ad amuleti o altro che rappresentano gli idoli.
3) l’accusatore è DIO. Non solo nella sua veste di unico DIO che assiste all’idolatria di Israele ma anche nella sua veste di sposo tradito dalla donna amata.
4) Non ci si trova di fronte ad un tribunale ma ad una forma di natura letteraria dove prevale la figura dell’allegoria. Vorremmo provare ad ipotizzare l’idea che nello sviluppo letterario del testo si possa intravvedere una trama di rivelazione sulla figura stessa di DIO che invece di castigare la madre ed i figli li sottopone ad una prova per correggerli e riportarli a sé.
5) Dal versetto 16 in avanti si evidenzia il fatto che il Signore ama profondamente Israele, non cede all’odio ma la castiga per correggerla e riportarla a sé. E’ da qui in avanti che DIO si rivela nella sua intenzione di donare ad Israele una nuova opportunità. La seduzione da parte del Signore nei confronti della sposa amata la riporterà pienamente al suo amore coniugale.
6) il deserto richiama l’Esodo :il tragitto percorso da Israele verso la terra promessa. Ci pare che per ricondurre la sposa a sé il Signore la sottoponga ad una prova e ad un castigo. Il castigo consiste nel toglierle tutte le ricchezze (le ricchezze di Canaan sono state la causa del tradimento di Israele), mentre la prova passa attraverso un nuovo cammino verso la salvezza. DIO porta Israele nel deserto dove, in mezzo al nulla, perde ogni falsa sicurezza acquisita ed ogni paletto di riferimento. E’ solo con questo passaggio forzato e con la volontà ed il sacrificio di un popolo in cammino che DIO dona il suo perdono alla sposa infedele ed una nuova alleanza. DIO cancella così il peccato di adulterio ed Israele diviene una creatura nuova. Al versetto 21 Osea dice “ti farò mia sposa” sottintendendo la nuova verginità della sposa.In queste nuove nozze DIO non porta più delle ricchezze materiali (la terra promessa) ma porta in dote ad Israele delle ricchezze interiori. Azzardiamo l’idea che il testo sia una sorta di preparazione al NT nel quale trova compimento Gesù, figura di questa nuova alleanza, di questo nuovo matrimonio tra DIO ed il suo popolo.
-La madre è il popolo di Israele che si è reso infedele al Signore;
-I suoi figli sono i figli di Israele, colpevoli quanto la loro madre;
-gli amanti della madre sono gli dei, Baal (v. 8, v. 15);
-l’accusatore è Dio;
-non ci troviamo in un tribunale davanti a un giudice: “Accusate vostra madre, accusatela (…)” sono le parole che Dio rivolge ad Osea riferite al popolo di Israele, che Dio mette sotto processo per l’infedeltà di avere seguito gli idoli, senza tuttavia provare odio nei suoi confronti. Il processo è una forma letteraria, come ad esempio Osea 4,1 e Isaia 3,13;
-dal versetto 16 cambia l’atteggiamento di Dio. Il Signore – che prima aveva accusato il Suo popolo Israele – dimentica l’infedeltà della sua sposa Israele e le rinnova la Sua alleanza (v. 21-22) con parole che ricordano il Cantico dei Cantici (“io la sedurrò” v. 16, “marito mio” v. 18, “ti farò mia sposa” vv. 21-22);
-il deserto richiama il tempo dell’esodo durante il quale la vita nel deserto era un ideale perduto, ma simboleggia anche il tempo in cui Israele non aveva ancora idoli.
L’immagine simbolica è costituita dal popolo di Israele, ma noi possiamo estenderla al popolo di Dio che oggi è la Chiesa.
Gli “amanti della madre” sono gli idoli dai quali il popolo è attratto.(anche noi cristiani abbiamo molti idoli).
L’accusatore è Dio che si rivolge al popolo di Israele, infedele.
Non siamo in un tribunale, ma che sia utilizzata l’immagine del processo, non ha nulla di sorprendente in una religione dell’alleanza (v. TOB)
Dal v. 16 cambia il rapporto che passa da: “mio padrone” a “marito mio” ed è per questo cambiamento che si registra la nascita di un rapporto più coinvolgente e responsabile. La nuova alleanza sarà basata sulle promesse solenni del fidanzamento e, in quel giorno vi sarà armonia che abbraccerà cielo e terra. L’immagine sponsale è tipica del linguaggio profetico e viene utilizzata come allegoria per far trasparire una realtà ancora più profonda.
Il deserto è sinonimo di morte, di solitudine come Israele ha potuto fare esperienza. Ma può rappresentare anche la condizione necessaria per ritornare al Signore e per riscoprire il rapporto con Lui, una volta ravveduti.
Caro Don Davide,anzitutto grazie per tutto ciò che stai insegnandomi. Detto ciò mi butto:
Io ci vedo un’allegoria con l’ Esodo, in cui la madre e’ il popolo deportato, i figli le nuove generazioni a cui si e’ indurito il cuore e fiaccata la fede, gli amanti sono gli idoli adorati da Israele (vedi il vitello d’oro del Sinai per esempio) non ci troviamo in un tribunale ma l’immagine del processo e’ molto usata dai profeti
Mi e’ partito il commento per errore prima che finissi, chiedo scusa!!
Stavo dicendo,l’accusatore e’ Dio stesso adirato verso l’infedeltà del suo popolo ma al tempo stesso addolorato,e infatti il v.16 rappresenta la sua Misericordia, nonché l’alleanza promessa ad Abramo e il deserto e’ il cammino di conversione del popolo d’Israele che esce dall’Egitto come schiavo (Mio padrone) e passa al servizio di Dio (Marito mio)
-La Madre (l’amata) è Israele e i suoi figli sono gli uomini e le donne che costituiscono il popolo d’Israele;
-Gli amanti sono i vari Idoli detti Baal;
-L’accusatore è il Marito cioè Dio;
-L’antica forma letteraria del processo accusatorio non implica di fatto ad esserne veramente davanti. Notare Os 2, 18;
-Dal versetto 16 Dio ricompone l’unione con Israele;
-In questo brano specialmente in Os 2,16 il deserto è un passaggio per umiliare e mettere alla prova Israele e per sapere quello che ha nel cuore.
Chi è la madre? Ogni smarrito di cuore!
Chi sono i figli? Se la madre si prostituisce agli idoli “quindi non rimane fedele a suo marito che è Dio” i suoi figli potrebbero essere le sue opere.Nel testo si parla di Baal… gli dèi della fertilità, per cui i figli inteso FORSE come i frutti/doni della divinità.Se la madre è stolta tutto quello che nascerà da lei sarà a sua volta stolto!
Gli amanti? Le cose materiali cioè i frutti dell’illusione del benessere che alla fine non si reggono in piedi e crollando si ritorna dal marito “che forse rimanda alla lettura del vangelo di Luca 15’11-32″ e nel testo di Osea troviamo al versetto 9.
L’accusatore? Dio.
Non credo si tratti di un tribunale e neanche di un giudizio incontrovertibile.Forse si tratta di far prendere coscienza a colui che si trova nell’erranza,smascherando i suoi idoli.Dal momento in cui decidi di divorziare e di non accettare i doni di tuo marito e usare questi stessi doni per Baal (v.10).forse il giudizio ci sarà quando al versetto 11 si legge “anch’io tornerò a riprendere il mio grano,a suo tempo”;
V.16 il deserto? Dio “nel deserto”parla al suo cuore, trasformandolo da sede di avversità a sede di speranza! Questa trasformazione rappresenta la liberazione dalla schiavitù! Perchè il deserto? Forse perchè il deserto è anche inteso come la nostra natura umana di aridità. Il deserto come luogo di prova, come cammino di libertà(DI PROGRESSIVA LIBERTà) dove l’uomo si prova con le difficoltà della vita e decide liberamente di fidarsi di Dio. Supera,vince la mentalità da schiavo,il desiderio di tornare ad essere schiavo degli idoli.Dio manifesta la sua bontà,la sua custodia attraverso la “manna”
che è quotidiana proprio perchè ogni giorno siamo chiamati a fidarci di Dio!