la pedagogia di Gesù verso i giovani

 

 

A volte Gesù ci sembra troppo radicale: cosa intende comunicarci quando impedisce al giovane che vuole seguirlo di andare a salutare i propri cari, o andare a seppellire suo padre?

Certamente si tratta di provocazioni che vanno comprese nella loro valenza metaforica, allusiva. Ma ciò non significa che non debbano essere prese sul serio. Due aspetti ritengo sino presenti in queste provocazioni del “maestro” Gesù:

  1. seguendo Gesù noi realizziamo noi stessi e a questo fine sono ordinate tutte le relazioni importanti, anche quelle familiari.
  2. egli ha una stima incondizionata di noi, della nostra capacità di mettere al servizio di Dio tutti i nostri doni e la nostra persona.

La pedagogia di Gesù mette insieme radicalità di valori e obiettivi con una stima incondizionata per la nostra libertà, pur nella consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre fragilità.

Come educare i giovani alla luce di questa pedagogia? Due sono gli atteggiamenti degli adulti oggi, quello del bigottismo che in nome del valore giudica e divide i ragazzi in buoni e cattivi e quello del permissivismo indulgente che rinuncia a proporre con energia il valore per accattivarseli.

Entrambi mancano di un elemento fondamentale, che è invece proprio della pedagogia di Gesù: la stima incondizionata della persona. Incondizionata significa che essa è “donata” e non “meritata”, è cioè data in partenza e come riserva originaria e illimitata a cui un ragazzo può attingere, quando si scontra con il suo limite e con la sua fragilità, di qualsiasi tipo, intellettuale, fisica, psicologica ecc. Il bigottismo non stima e pertanto giudica la persona chiudendola nei suoi atteggiamenti, impedendole ulteriori chance di crescita e stimolando solo chi è già “sulla buona strada”. Nemmeno chi è permissivo è capace di stima, perché la sua rinuncia nasce proprio dal pessimismo nei confronti delle capacità della persona.

Gesù evita entrambi i rischi e propone a tutti, buoni o cattivi, pubblicani o farisei, la stessa esigenza radicale, che egli sa bene essere al di là e al di sopra delle possibilità umane di ciascuno, sia dei buoni che dei cattivi. Egli infatti ha una stima senza limiti nei confronti di ciò che è nel cuore dell’uomo, del desiderio profondo e delle incommensurabili energie di dono che vengono da Dio e che lo rendono capace di superarsi.

Gesù sa che l’uomo è destinato a superare se stesso, grazie al dono dello Spirito Santo e questa stima dell’uomo è il segreto della sua pedagogia. Un giovane che scelga Gesù come maestro non vive nel perenne bisogno di dimostrare qualcosa agli altri, genitori o professori, (i cosiddetti “buoni”…) né nel rifiuto di un’autorità vissuta come esterna e irragionevole (i cosiddetti “cattivi”…) ma è spinto a superarsi dalla stima che Egli ripone in lui, fino a ritrovare se stesso, nella libertà e nella gioia.

Preghiamo perché il mondo degli adulti sappia ispirare le proprie strategie educative a questa pedagogia: non giudicare i giovani senza dargli un’ulteriore possibilità e nemmeno comperarli con i mezzucci di questo mondo. Invece aiutiamoli dando loro fiducia, proprio quando percorrono le strade sbagliate della trasgressione e dello scontro con il mondo adulto.  Il giovane infatti è come una rosa che deve essere seminata e innaffiata: all’inizio non si vede nulla se non il gambo, le spine e qualche foglia, poi senza preavviso sboccia nella sua bellezza .

Lettura popolare XIII TO Anno C

 Lettura popolare XIII TO Anno C

Lc 9,51-62

Imparare a seguire Gesù

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

Come già in a Nazareth (4,16-30) Gesù è respinto dai Samaritani perché il suo messaggio di salvezza è rivolto altrove, verso Gerusalemme, e rifiuta qualsiasi identificazione etnica o politica. Gesù non accetta di essere strumentalizzato o “usato” da chi vuole farlo “suo”, anzi chiede di entrare nel mistero della sua persona e del disegno del Padre, che si compirà a Gerusalemme con l’ascensione, ossia con la sua salita al cielo, attraverso la passione e la morte.  I discepoli Giacomo e Giovanni non comprendono questo itinerario e devono ancora imparare a seguire Gesù nella sua mitezza di servo umile e obbediente del Padre. Essi infatti propongono iniziative di giustizia troppo umana (v. 54), e legate ad una concezione esclusiva e partigiana dell’appartenenza a Gesù, anche se ispirate al profeta Elia (cf. 2Re 1,10.12.14). Essi non hanno ancora capito che Gesù chiede ai suoi discepoli una radicalità molto maggiore di quella del profeta Elia, anche nello spogliarsi delle proprie sicurezze e appartenenze. Se Elia aveva permesso al suo discepolo Eliseo di salutare quelli di casa (v. 61-62, cf. 1Re 19,20), non così per Gesù. Il Regno di Dio infatti è per lui una priorità assoluta, anche al di sopra delle prescrizioni legali più sacre, come quella di seppellire i morti di casa (v. 59-60, cf. Tb 1,17), e si concretizza nel seguire la Sua persona, come compimento di tutta la Legge. Quest’ultima infatti si compie in Lui, che è al di sopra anche degli affetti più cari e della famiglia naturale rappresentata dalle immagini delle tane delle volpi e dei nidi degli uccelli del cielo (v. 58). Chi decide di rispondere all’invito di Gesù a seguirlo ed essere suo discepolo, pone questa sequela al di sopra di ogni cosa e persona, sapendo che ogni realtà umana, anche le più sacre, sono ordinate al fine di ogni uomo, che è lodare Dio e servirlo nella Sua volontà. Per i discepoli lodare Dio e servirlo significa seguire Gesù e stare con lui, in tutto il suo itinerario, fino ad accogliere la sua passione e la sua morte e sperimentare la potenza della sua resurrezione.

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti) Le priorità della mia vita

 

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 9,51-62 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Gesù è in cammino con decisione verso Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e resurrezione: sono anch’io in cammino con Gesù? Come entro nel mistero della Sua Persona?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

– Gesù prende la ferma decisione (lett. Indurisce la faccia) di andare a Gerusalemme: mi metto nei panni dei discepoli: sento la paura per ciò che attende Gesù a Gerusalemme?

– Gesù invia messaggeri davanti a sé: mi sento inviato da Lui? In quali circostanze e occasioni percepisco più chiaramente questa missione di precederlo?

– I samaritani non vogliono riceverlo: quali ostilità incontra oggi l’annuncio del Vangelo?Come reagisco io?

– Gesù rimprovera i suoi discepoli: interpreto anch’io la mia appartenenza al gruppo ecclesiale o alla comunità cristiana in modo esclusivo, come i discepoli?

  • Cosa dicono i personaggi?

– I discepoli chiedono a Gesù di mandare un fuoco dal cielo e di bruciare i suoi avversari: utilizzo Dio per realizzare una giustizia che risponde solo a pretese umane?

-Gesù dice: “Seguimi”: accolgo questo invito e come?

– Un anonimo discepolo dice a Gesù: “Ti seguirò dovunque tu vada”: sono davvero disponibile a lasciare tutto per Lui?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Il discepolo è chiamato a vivere con radicalità la sequela di Gesù. Non è una strada di potere e di appartenenza esclusiva ad una comunità di eletti, ma di povertà e abbandono in Lui, la cui parola diviene più vincolante dei legami di carne. Quali priorità pongo nella mia vita?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Controcorrente. Omelia del matrimonio di Letizia e Luca.

Carissimi Letizia e Luca,

appena siete usciti allo scoperto con la vostra decisione di sposarvi, vi siete resi conto di non suscitare sempre grandi entusiasmi intorno a voi, a volte anzi avete incontrato paure e proiezioni negative, mascherate o con l’ironia di chi fa pesare la sua esperienza di vita (“il primo matrimonio è sempre bello”) o con la falsa preoccupazione di chi dice: “sei davvero sicura/sicuro?”.

Ma voi non dovete crucciarvi di questo, anzi sarà motivo di una maggiore consapevolezza del fatto che oggi il matrimonio è una scelta controcorrente, perché è considerata come la tomba della libertà personale, un limite inaccettabile a trent’anni, magari più comprensibile a quaranta, cinquanta. Certo si può stare insieme-così oggi si pensa- ma sempre preservando una quota di autonomia e di reversibilità, che garantisca la libertà personale.

Vorrei allora su questa questione lasciar parlare il Vangelo che abbiamo ascoltato.  I discepoli sono chiamati a stare in un luogo solitario con Gesù e mentre Lui prega, sperimentano la sua identità di Figlio di Dio e ne vengono essi stessi trasformati, tanto da riconoscerlo come il messia per bocca di Pietro. Come per i discepoli anche per voi la vita matrimoniale è una chiamata a vivere da Figli il vostro stare insieme, lasciandovi trasformare da Lui.

Questa trasformazione vuol dire almeno cinque cose diverse:

  1. Vuol dire comprendere che il vostro stare insieme non è semplicemente il vostro progetto, ma il frutto di un disegno di Dio, che deve compiersi nella vita e che oggi trova il suo sigillo sacramentale. È Lui che oggi prega per voi e garantisce che la vostra scelta e il vostro atto libero di sposarvi avvenga in profonda unione con i desideri del Padre suo.
  2. Vuol dire la capacità di stupirsi continuamente di questo dono, rinnovarlo con un atteggiamento contemplativo, che sa vedere nell’altro un di più che deve sempre scoprire. Come dice la seconda lettura (1 Cor 13), l’amore tutto crede, nel senso che ha fiducia, e accorda un credito all’altro. La fiducia è l’antidoto più potente a tentazioni di possesso e di gelosia. Il matrimonio non è dunque la tomba della libertà ma è il valore aggiunto che potenzia le capacità e i carismi di ciascuno dei due, che si sente oggetto della fiducia senza limiti dell’altro.
  3. Vuol dire saper scusare l’altro. La fiducia infatti dà la possibilità di circoscrivere, integrare e superare insieme i limiti e le difficoltà. Inoltre aiuta a non intrappolare la persona in giudizi inappellabili. Come dice San Paolo (1 Cor 13), l’amore tutto scusa: quando uno ha compiuto un sacrificio per l’altro, possono nascere risentimenti e sensi di colpa, a distanza di tempo. Saper andare oltre, saper scusare, saper comprendere certe vicende in un orizzonte più grande è una risorsa necessaria per una vita felice!
  4. Vuol dire saper accogliere i limiti della nostra vita, senza lasciarsi intrappolare dalla tentazione della noia, della ripetitività, della quotidianità. Quando il volto di chi mi sta accanto è il riflesso di Dio, allora viene vinta ogni tentazione di banalità che spegne il desiderio. L’amore tutto spera e il desiderio riprende vigore, in modo più maturo, più pieno, più bello; anche la sessualità diviene così una vera liturgia dell’amore.
  5. Infine questa trasformazione che da oggi accade in voi vi dona anche la capacità di abbandonarvi al futuro che non conoscete, accogliendo i doni e le prove. Se l’amore tutto sopporta, esso significa saper stare, non spaventarsi, non fuggire, non tornare indietro verso nidi illusori o grembi materni, ma saper rimanere dentro alle difficoltà, riconoscendo le tentazioni e vincendole con la propria libertà riaffermata ogni giorno.

Ora non potete più tornare indietro, non con il sentimento angoscioso di chi si sente in trappola, ma con la potenza d’amore di un bambino che è uscito dal grembo materno e ora assapora piangendo l’aria aperta e sa che non ritornerà più indietro perché la vita lo aspetta. Ora, come i discepoli che erano soli con Gesù, anche voi siete soli con Lui. Noi preghiamo, vi sosteniamo e facciamo tutto il tifo per voi: ma ora tocca a voi, soli con Lui, sostenuti dalla Sua preghiera, non abbiate paura di compiere quello che il Padre ha da sempre pensato per voi nel Suo eterno Amore.

Carissimi Letizia e Luca, che lo Spirito vi adombri con la sua potenza e vi doni di testimoniare  l’amore dove e come Lui vorrà.

 

Lettura popolare XII TO Anno C Lc 9

 Lettura popolare XII TO Anno C Lc 9

Lc 9,18-24

La confessione messianica di Pietro

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Lc 9, 18 – 24.

18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». 23Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

 

 

Gesù si trova in preghiera, come in ogni momento importante e di svolta del suo ministero (cfr. 3, 21 – 22; 6, 12 – 15; 9, 28 – 36). Nella preghiera Gesù manifesta la profonda comunione che egli vive con il suo Padre, non in teoria ma nella scelte concrete che è chiamato a fare nella sua vita. Al momento del battesimo Gesù prega e riceve lo Spirito che lo abilita ad iniziare la sua missione. Quando chiama alcuni dei suoi discepoli come dodici apostoli, passa la notte in preghiera. Infine quando si tratta di mostrare la sua gloria sul monte a Pietro, Giacomo e Giovanni, perché essi possano interpretare gli eventi della passione come un cammino necessario verso l’esaltazione, Gesù si mette a pregare sul monte.  In tutti questi momenti Gesù fa un passo in avanti verso il compimento della sua missione e si rivela come il Figlio di Dio nella sua concreta storia di uomo: tutto nasce e si sviluppa nella preghiera.

Anche nel nostro testo Gesù sceglie di compiere un passo decisivo nella sua rivelazione ai discepoli come Cristo di Dio. Proprio la preghiera di Gesù, continuata e silenziosa, induce i discepoli a intuire qualcosa di profondo e straordinario riguardo a Gesù stesso, al mistero della sua persona. Egli infatti li sul monte rivela nella preghiera una comunione intima e unica con il Padre suo ed è per questo che Pietro, affascinato e avvolto dal modo in cui Gesù prega, può esporsi in prima persona e superare d’un tratto le ipotesi della folla a riguardo dell’identità di Gesù. Egli non è semplicemente un profeta come altri, perché il rapporto con Dio che si rivela nella sua preghiera ha qualcosa di assolutamente unico, Egli non può che essere l’Unto di Dio, il messia, colui che appartiene così radicalmente a Dio da essere definito come il Cristo di Dio, il Suo Figlio (cfr. 2, 26).

Tale unicità di Gesù si rivela pienamente nel mistero della sua passione, morte e resurrezione, che egli deve compiere a Gerusalemme. Il termine “deve” (cfr. Lc 24, 25) indica una necessità di natura divina, un disegno del Padre al quale Gesù si sottomette, nonostante esso passi attraverso la sofferenza (cfr. Is 53, 4) e il rigetto da parte del popolo (cfr. Sal 118, 22). Ma al terzo giorno (cfr. Os 6, 2) Gesù risorgerà.

Solo rimanendo in profonda intimità di vita con Gesù noi possiamo entrare nel mistero della sua persona, come hanno fatto i suoi discepoli, pur nell’inevitabile fatica ad accettare la dimensione di sofferenza e morte attraverso la quale Gesù passa volontariamente.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Come prego e come vivo la preghiera

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 9,18-24 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

 Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Gesù si trova in un luogo deserto con i discepoli: percepisco Dio nella solitudine?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Gesù prega: mi affascina la preghiera di Gesù? Cosa mi rivela di lui?

-I discepoli stanno con Lui: cosa significa per me stare con Gesù?

 

Cosa dicono i personaggi?

Gesù chiede le opinioni della gente su di lui:come viene oggi considerato Gesù nella cultura attuale?

Voi chi dite che io sia?: qual è la mia personale comprensione dell’identità di Gesù?

Pietro dice: tu sei il Cristo di Dio. La radicale appartenenza di Gesù al Padre come Suo Figlio: come entrò in questo mistero?Chi. È il Padre di Gesù per me?

Gesù afferma che il figlio dell’uomo deve soffrire molto. Come interpreto è vivo il mistero della sofferenza del messia Gesù?

Il rifiuto dei capi è il passaggio attraverso cui si compirà il mistero della resurrezione: la resurrezione di Gesù è per me una realtà?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?
  • Il discepolo è chiamato a rinnegare se stesso, prendere la sua croce e seguire Gesù. Qual è la mia croce e la mia resurrezione nel seguire Gesù? Come Chiesa e come popolo di Dio siamo fedeli nel seguire Gesù?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare XI TO Anno C (Lc 7,36-8,3)

 

 Lettura popolare XI TO Anno C

Lc 7,36-8,3

La peccatrice perdonata

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

La liturgia unisce l’episodio della donna peccatrice in casa del fariseo Simone (7,36-50) con un breve sommario sulle donne che seguivano Gesù come discepole (8,1-3). La donna peccatrice, divenuta credente, è simbolo della Chiesa stessa, sposa di Cristo, la cui femminilità si manifesta chiaramente per la presenza di tante donne come discepole.

Questo sfondo sponsale emerge dai gesti della donna peccatrice. Sono tutti gesti d’amore: lavare i piedi, per giunta con le lacrime, baciarli e cospargerli di profumo. Nell’AT l’espressione “lavare i piedi” è un eufemismo per indicare l’atto sessuale (cf. 2 Sam 11,8), il profumo che si espande è caratteristica dello sposo del Cantico dei cantici (Ct 1,3), il bacio è la manifestazione dell’amore tra uomo e donna (Ct 1,2). Al fariseo Simone non sfugge il significato di questi gesti, scandaloso in quanto questa donna era una peccatrice di quella città e pertanto comincia a dubitare della qualità profetica di Gesù. Ma Gesù mostra di essere un profeta non solo perché sa benissimo chi è questa donna, ma ancor più perché conosce i pensieri di Simone e a lui si rivolge con un’accusa in forma di parabola, come fanno i profeti nell’AT (2 Sam 12,1-4). Attraverso la parabola il profeta porta l’interlocutore ad un giudizio che poi viene rovesciato su di lui. Secondo la parabola la donna è colei che ama di più perché le è stato condonato di più, mentre Simone ama poco perché gli viene perdonato poco.   Tuttavia Gesù si esprime in modo apparentemente contraddittorio, dicendo: “Le sono perdonati i suoi peccati perché ha molto amato” (v. 47). È l’amore della donna a causare il perdono dei peccati o il perdono dei peccati motiva l’amore della donna?

La donna fa parte di quel popolo peccatore che ha riconosciuto la giustizia di Dio con la penitenza chiesta da Giovanni (cf. 7,29). L’iniziativa è di Dio che perdona il peccato (il perdono di Dio viene prima ed è gratuito!), ma al peccatore spetta rendere attivo questo perdono con gesti di conversione. Proprio i gesti d’amore della donna verso Gesù rappresentano la conversione del peccatore nel tempo del Messia/sposo Gesù e questo amore rende attivo e realmente operante il perdono di Dio.

E il fariseo Simone? Non sappiamo come risponderà all’accusa di Gesù, perché Luca vuole che ci identifichiamo con lui. La sua risposta sarà la nostra risposta all’appello profetico di Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Come vivo il perdono di Dio

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 7,38-8,3 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

 Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Gesù si presenta nei versetti precedenti come il messia che compie il disegno di Dio preparata da Giovanni il Battista con la sua predicazione penitenziale e il suo battesimo. Se da una parte tutto il popolo, peccatore, ha ricevuto il battesimo ed è entrato nella salvezza messianica, dall’altra i capi e i farisei, non accogliendo Giovanni e il suo battesimo perché si credevano giusti, hanno annullato il disegno di Dio su di loro.

Gesù ora è in casa di un fariseo di nome Simone, che è il vero destinatario dell’azione e delle parole di Gesù. Come i farisei anch’io mi ritengo sostanzialmente giusto?

 

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno e cosa dicono?

I personaggi sono tre: Gesù, il fariseo Simone e la donna.

-La donna piange, bagna i piedi di lacrime, li asciuga coi capelli, li bacia e li cosparge di profumo. Sono gesti di amore e insieme di conversione profonda. Quali sono i miei gesti d’amore e di pentimento nei confronti di Gesù?

 –Il fariseo Simone giudica Gesù nel suo cuore, perché si lascia toccare da una peccatrice. Se costui fosse un profetaCorro anch’io il rischio di giudicare le persone esteriormente?

-Gesù pronuncia la parabola dei due debitori. In quale dei due debitori preferisco collocarmi?

-Secondo Gesù alla donna “sono perdonati i suoi peccati perché ha molto amato”. La coscienza del mia peccato mi porta allo scoraggiamento oppure a rinnovare ogni giorno la mia relazione d’amore con Dio?

-A chi si perdona poco, ama poco. Vivo con superficialità e formalità il sacramento della confessione?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il profeta-messia che compie la rivelazione dell’amore e del perdono di Dio a tutta l’umanità. La donna è figura della Chiesa, che è peccatrice e al contempo resa santa dal perdono di Dio. Cosa significa per me essere parte di un popolo santo e peccatore?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

La Parola della compassione (Omelia X TO Anno C)

 

Quando c’è un funerale di una persona conoscente, facciamo fatica a trovare le parole della consolazione e della speranza. Abbiamo timore ad entrare nel cerchio privato della sofferenza familiare, a toccare il dolore.

Gesù invece non ha paura, quando vede il corteo funebre a unirsi ad esso e toccare la bara, che per un ebreo era “cosa impura”.  Gesù tocca il “luogo” della morte, lo condivide e per questo motivo la sua parola è in grado di trasformare la morte e di donare una paradossale e inaspettata resurrezione: “dico a te, alzati”.

Il morto “parla” e la parola come segno di comunicazione e di vita si trasmette alla folla, che proclama la sua fede nel Dio di Israele rivelatosi attraverso Gesù: “Dio ha visitato il suo popolo”. La parola ha vinto la morte ed è diventata lode e rendimento di grazie del popolo. Solo i viventi infatti possono lodare il Signore e noi uomini, viventi, siamo fatti per la sua lode! La Sua parola ci dona le parole vere, capaci di celebrare la bellezza della vita che rinasce.  Come Elia Gesù ha resuscitato un bambino morto, più di Elia Gesù ha compiuto il miracolo solo con la Sua Parola e con essa ha generato le parole di fede del popolo.

Da dove proviene questa parola? Io penso che l’origine di queste parole sia la compassione di Gesù: sentimento di Dio, che prende su di sé il male e la morte dell’uomo e la condivide fino ad assumerne tutte le conseguenze. Sentire compassione vuol dire condividere la situazione dell’altro, i suoi sentimenti, il suo dolore, la sua disperazione. Questo sentimento non ci lacera e non ci indebolisce, perché sappiamo che non la nostra parola, ma la potenza della resurrezione di Gesù è già all’opera.

Se l’attuale comunicazione globale ci porta costantemente a contatto con il male del mondo e proprio per questo ci rende assuefatti e perfino indifferenti al male, la compassione di Gesù ci educa a non rassegnarci, a continuare a indignarci, a confidare in Lui e mettere in atto quello che possiamo fare, nel nostro piccolo.  Anche noi, come parrocchia, possiamo fare qualcosa: la papa Giovanni ad esempio ci ha informato che ci sono adolescenti immigrati che, compiuti i 18 anni, devono uscire dalle case famiglia e stare in strada in attesa di rientrare in un progetto di accoglienza per adulti, rischiando così di diventare facile preda di mondi criminali. Perché non aiutare questi ragazzi come parrocchia, anche attraverso la collaborazione con la papa Giovanni?

La compassione di Gesù comporta un entrare nel lutto del nostro popolo, per la mancanza di futuro, di figli e di giovani e restituire la speranza con parole e gesti di responsabilità. Oggi questo significa anche avere il coraggio di cambiare la società e le istituzioni per vincere privilegi ingiusti e dare più sostegno ai giovani. Oggi in molte città d’Italia ci sono le elezioni: preghiamo perché la nostra società ritorni a scommettere sui giovani e li aiuti e incoraggi concretamente nelle loro scelte.

 

 

Lettura popolare X TO Anno C

 

 

Lc 7,11-17 La moltiplicazione dei pani

Il messaggio nel contesto

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

Gesù si sposta fino a Nain, a una decina di Km a sud – est di Nazareth, ed è accompagnato dalla folla numerosa (cfr Lc 7, 1. 9) e dai suoi discepoli (cfr. 6, 17). Questo gruppo di persone si incontra con un corteo funebre che sta uscendo dalla città, e che accompagna una vedova e il suo figlio morto (cfr. 1 Re 17, 17 – 24). Luca usa il termine “Signore” per indicare Gesù (v. 13) e i suoi sentimenti di compassione. È un termine forte, che si riferisce a Dio stesso: in tal modo i sentimenti di Gesù, sui quali Luca è ordinariamente molto riservato, esprimono l’amore stesso di Dio, la sua misericordia verso il suo popolo (cfr. Ger 31, 20; Is 54, 7; Lc 15, 20). Senza aver paura di contrarre l’impurità (cfr. Num 19, 11. 16) Gesù tocca la bara del morto e con la sua semplice parola (“Alzati”: è il verbo della resurrezione di Gesù, cfr. Lc 24, 46) provoca la resurrezione del ragazzo, che si alza a sedere e incomincia a parlare. Come il profeta Elia Gesù fa risorgere il figlio di una madre vedova e lo ridà a sua madre (cfr. 1 Re 17, 17 – 24); più di Elia Gesù non ha bisogno di compiere tanti riti e preghiere, ma basta la potenza della sua parola a realizzare il miracolo. Gesù è certamente un grande profeta, come lo definisce la folla (v. 16), ma molto più che un semplice profeta Egli inaugura i tempi messianici in cui Dio visita il suo popolo (cfr. Lc 1, 68. 78) e le antiche promesse si compiono. In Lui Dio si fa vicino a Israele, sposa rimasta vedova e priva di figli e che ora vede restituito il frutto della sua fecondità (cfr. Is 49, 21). Più che un profeta egli è lo Sposo che ridà il figlio alla sua sposa Israele/Chiesa con la vittoria sulla morte e la potenza della sua resurrezione.

Come realizzare concretamente l’incontro?

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti) durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

Ricordiamo la vita. (15 minuti) Quale speranza dentro ai dolori e alle sconfitte?

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 7,11-17 (10 minuti) La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro. 3. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min) Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni. Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti. Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande: Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

– Gesù si trova alle porte di una città chiamata Nain e incontra un corteo funebre. Con quale atteggiamento penso alla città degli uomini, alle loro vicende e affari? Rabbia, delusione,paura, speranza? Quale atteggiamento ha Gesù nei confronti di questa gente e quale avrei io? – Alla fine del racconto la folla dei discepoli e il corteo funebre si riuniscono in un’unico coro che acclama la visitazione di Dio, il riscatto di Gerusalemme.Ho fiducia che i lutti di un popolo si trasformeranno nella lode dei credenti?

Chi sono i personaggi, cosa fanno? -Gesù prova compassione: sono capace di empatia nei confronti del dolore degli altri o mi spaventa? -Gesù si avvicinò e toccò la bara: mi avvicino alle situazioni difficili e dolorose o le tocco o me ne sto lontano? Ho fiducia nella presenza e nel tocco di Dio in ogni situazione? -Il morto si mise seduto e incominciò a parlare: sono stato testimone della potenza della resurrezione nella vita mia e delle altre persone?

Cosa dicono i personaggi? -Gesù dice: Non piangere!:ho la fede per sperare in lui? Mi lascio incoraggiare dalla Sua parola? -Io dico a te: Alzati: percepisco la potenza della resurrezione di Gesù e so vedere la realtà alla sua luce? -La folla dice: Dio ha visitato il suo popolo. Credo nella potenza di Dio che opera in Gesù di Nazareth, nella sua morte e resurrezione, e io sperimento nella celebrazione eucaristica?

Quale rivelazione è contenuta qui? Gesù è il messia capace di ridare vita e speranza all’umanità rimasta vedova.

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare Corpus Domini

 

 Lettura popolare IX TO Anno C Corpus Domini

Lc 9,11-17

La moltiplicazione dei pani

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Al v. 10b Luca ha sottolineato il ritiro di Gesù in disparte. Ogni volta che Gesù ha questa intenzione è in gioco la rivelazione della sua identità ai discepoli (cf. 9,18). Questo ritiro non avviene però in un luogo isolato, ma nella città di Betsaida dove Gesù in realtà finisce per accogliere le folle, parlare e guarire.  Ciò che sta per accadere nella moltiplicazione dei pani non fa altro che manifestare il mistero della persona di Gesù, messia che nutre le folle con la sua parola e le guarisce dal male e dal peccato.

Al v. 12 cambia improvvisamente il contesto geografico e spaziale. Non siamo più nella città, ma in un luogo deserto, allusione probabile a quel deserto in cui il popolo di Israele è stato nutrito del pane del cielo (cf. Dt 8,1-3). Dal punto di vista temporale invece siamo nel declino del giorno, nell’ora cioè del pasto serale. Anche i discepoli di Emmaus inviteranno il pellegrino a cenare con loro nel pasto serale e poi riconosceranno Gesù risorto nello spezzare il pane (cf. Lc 24,29).

Di fronte alla richiesta dei discepoli di congedare la folla, Gesù risponde con l’ordine di dare da mangiare, che ripercorre l’ordine dato dal profeta Eliseo in 2 Re 4,42.  Gesù è l’ultimo profeta, quello in grado di saziare non 100 persone come Eliseo, ma 5000. Inoltre avanzano 12 ceste, numero che indica totalità anche nella sovrabbondanza. Questi numeri vogliono significare in modo simbolico che Gesù compie l’attesa scaturita dai segni profetici. Sono arrivati i tempi messianici e Gesù è il profeta escatologico atteso da Israele. Bisogna allora concentrarsi sui suoi gesti e sulle sue parole. Egli prende in mano i cinque pani e i due pesci, li benedice, li spezza e li consegna ai suoi discepoli. Osservando con attenzione si può notare qualche incongruenza: come si fa a prendere in mano in una volta 5 pani e due pesci? Come mai Gesù benedice il cibo, mentre il capotavola ebreo normalmente benedice il Signore per il cibo?  Luca nel descrivere questa scena ha in mente l’eucarestia e modifica i gesti dipingendoli come un’anticipazione simbolica della cena eucaristica (cf. Lc 22,19-20/1 Cor 11,23-26). Il cuore di questa gestualità sta nello sguardo di Gesù rivolto al cielo. Ciò che sta per fare è in misteriosa profondissima comunione di volontà con il Padre.  Egli è più che un profeta, è il Figlio di Dio, che sta donando sé stesso in quel pane che anticipa il memoriale eucaristico. Si tratta di un pane che sazia, perché dona la vita stessa di Dio (cf. Sal 132,15; 37,19; 81,17).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Cosa mi nutre e alimenta la mia vita?

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 9,11-17 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo nel deserto luogo del cammino del popolo verso la terra promessa, in cui sperimenta la fame, la sete, la paura e la vicinanza del suo Dio. Qual è il mio deserto?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Gesù parla e guarisce. Dove deve entrare la Parola del Signore per guarire il mio cuore?

-Gesù alza gli occhi al cielo, prende i cinque pani e due pesci, li benedice e li spezza. Gesù è in misteriosa comunione con il Padre suo nel compiere questo dono. Quali sono i miei cinque pani e due pesci? Lascio che Gesù li prenda, benedica e spezzi per gli altri?

  • Cosa dicono i personaggi?

Voi stessi date loro da mangiare. Gesù affida ai discepoli la responsabilità di nutrire la folla, oltre le loro capacità e possibilità. Accolgo il suo invito? O mi lascio spaventare dalla mia mancanza di mezzi?

Non abbiamo che cinque pani e due pesci. La consapevolezza dei miei limiti mi porta alla sfiducia e al disfattismo o ad ascoltare e obbedire alla Parola del Signore?

Fateli sedere a gruppi di 50. Predispongo persone e situazioni ad accogliere il Signore nel loro cuore?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è un messia capace di nutrire ogni uomo, moltiplicando i frutti delle nostre poche forze.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare Santissima Trinità (Gv 16,12-15)

 

Gv 16,12-15

L’amore del Padre e del Figlio

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questa pericope liturgica ritaglia l’ultimo passo del Vangelo di Giovanni in cui si parla del dono dello Spirito Santo. Gesù ha già detto ai suoi discepoli tutto quanto ha udito dal Padre (cf.15,15), ma perché i discepoli abbiano un’intelligenza profonda di quanto ascoltato da Gesù, della sua vita e del suo mistero di morte e resurrezione, è necessario l’invio dello Spirito. Egli parlerà di Gesù e della sua gloria (v. 14) di innalzato sulla croce e permetterà ai discepoli di entrare sempre più dentro al mistero di Cristo, alla verità del suo rapporto con il Padre. Egli infatti è lo Spirito di verità, ossia lo Spirito che conduce alla verità del Figlio e permette al discepolo di comprendere esistenzialmente tale verità.  Lo Spirito è come la nube fiammeggiante che conduce gli Israeliti nel deserto (cf. Neh 9,12.19) figura della Sapienza divina che guida il popolo verso la terra promessa (cf Sap 18,3). La terra promessa qui nel Vangelo di Giovanni è l’umanità glorificata del Figlio, compimento di tutta la rivelazione divina, quale pienezza della verità.  Lo Spirito infatti non parla per propria iniziativa, ma è inviato dal Padre per rivelare tutto ciò che riguarda il Figlio e comunicare quanto ha ascoltato dal Padre e dal Figlio. Egli riprende tutto quanto Gesù ha detto e fatto e lo ri-dice alla luce della gloria del risorto, per trasformare la vita dei credenti e assimilarli sempre più a questa gloria.

Non solo, lo Spirito ha anche il compito di annunciare le cose future, non nel senso di una banale predizione, ma nel senso di una capacità di lettura profonda e di fede della storia, in grado di intuirne il compimento nel mistero e nella gloria di Cristo. In definitiva lo Spirito ha il compito di aprire la Trinità, ossia il mistero d’amore del Padre e del Figlio alla storia degli uomini e viceversa di introdurre la storia umana dentro al rapporto d’amore tra il Padre e il Figlio. Essi sono descritti come un IO e un TU senza che vi sia un MIO e un TUO. Infatti tutto ciò che il Padre possiede, appartiene anche al Figlio (v.15), in una comunione piena e totale. La missione storica dello Spirito è quella di comunicare agli uomini la gloria, la vita e l’amore che il Padre e il Figlio condividono.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 16,12-15 (10 minuti)

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto geografico e temporale del racconto evangelico?

Siamo nel lungo discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli prima di partire. La sua partenza è infatti imminente (cf. v. 25.28) ed egli li avvisa che non sono ancora in grado di comprendere pienamente la sua rivelazione. Quale atteggiamento di fronte alla rivelazione di Dio?

 

Chi sono i personaggi, cosa dicono/fanno?

I personaggi sono Gesù, i discepoli, il Padre e lo Spirito

-Gesù dice ai discepoli che non sono ancora in grado di “portare” le cose che Gesù ha da dire loro. La verità ha un “peso” esistenziale che richiede un lungo cammino di comprensione. Ne sono consapevole o mi faccio prendere dall’ansia di comprendere tutto e subito?

-Lo Spirito di verità vi condurrà. È una guida vera, che non impone la verità ma accompagna il nostro cammino. Cerco maestri che mi diano tutte le risposte pronte? Mi fido di Dio che con il Suo Spirito è in me il vero maestro interiore?

-Lo Spirito non parla da sé ma dice tutto quello che ascolta. Lo Spirito mi apre all’ascolto del Padre, al mistero di Dio. Faccio silenzio per udirne la voce soave?

-Lo Spirito comunica ciò che sta per accadere. Come interpreto la storia e gli eventi della mia vita? Mi lascio guidare dalla fede e dallo Spirito Santo?

-Tutto ciò che il Padre possiede è mio e lo Spirito lo trasmette. L’amore tra il Padre e il Figlio è il mistero che avvolge tutta la storia e tutta la mia vita. Esso si rivela nell’innalzamento della croce. Come prego davanti alla croce?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Nello Spirito siamo chiamati ad entrare nell’amore tra il Padre e il Figlio, una comunione in cui l’IO e il TU sono talmente uniti da non lasciare più spazio per un MIO e un TUO. Come immagino Dio? È per me un essere lontano e solitario o una comunione d’amore intima e avvolgente?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min).