Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

I vignaioli omicidi
Mt 21,33-46
Il messaggio nel contesto
Nel contesto di un discorso di Gesù rivolto ai capi dei giudei, nel luogo del tempio, dopo la parabola dei due figli, Gesù racconta un’altra parabola, quella cosiddetta dei “vignaioli omicidi”. Il tema simbolico della vigna rimane e la sua importanza si accresce. Infatti se nella precedente parabola esso costituisce semplicemente lo sfondo della chiamata al lavoro dei due figli, qui invece Gesù si sofferma su numerosi particolari. Il padrone circonda la vigna con una siepe, scava una buca per il torchio e costruisce una torre. Questi dettagli sono in parte ricavati da Is 5,1-3, con il richiamo esplicito alla torre (pyrgos) e al torchio. Dopo aver dato in affitto la vigna a dei contadini, il padrone parte in viaggio e al tempo della vendemmia manda i suoi servi a ritirare la parte del raccolto che gli spetta. Un lettore attento vede in questi servi che vengono maltrattati dai contadini un’allusione ai profeti, che vengono lapidati e uccisi (cf. 1Re 19,10.14; Ger 7,25-26). L’invio dei servi si ripete, un po’ stranamente, dal momento che un padrone normale avrebbe dovuto rispondere con la forza. Il numero maggiore dei servi serve a sottolineare la molteplicità di ulteriori occasioni che questo padrone ha dato agli affittuari e mostra la sua particolare gratuità. Infine con incredibile magnanimità il padrone invia anche il suo figlio, con una considerazione di carattere sostanzialmente morale: “avranno rispetto di mio figlio”. Invece i fittavoli fanno il ragionamento dei figli di Giacobbe ai danni del loro fratello Giuseppe (cf. Gen 37,20), e si alleano tutti insieme per farlo fuori e avere loro l’eredità. La malvagità di questi uomini è talmente scoperta da esigere un giudizio esplicito, che Gesù chiede ai suoi stessi interlocutori, che in tal modo finiscono per autogiudicarsi. La citazione del Sal 117 in bocca a Gesù parla di una pietra scartata, diventata testata d’angolo di un edificio: questo versetto viene letto in tutta la tradizione cristiana primitiva come un riferimento al messia (cf. At 4,11) morto e risorto. Ciò significa che questo figlio che gli affittuari hanno ucciso non è altri che Gesù stesso, il messia morto in croce che con la sua resurrezione diventa pietra d’angolo di una costruzione dalla quale i capi di Israele vengono gettati fuori. Si tratta del Regno di Dio, che sarà dato ad un popolo in grado di farlo fruttificare. Qui l’evangelista non pensa direttamente alla Chiesa, ma ad un popolo, allargato anche ai pagani, in grado di portare finalmente frutto, in contrapposizione ai capi, scribi e farisei, che hanno impedito i frutti. A rigore non viene quindi sostituito Israele, ma i suoi capi. Tale sostituzione implica tuttavia una trasformazione che non riguarda solo i capi, ma anche il popolo stesso, che è in grado di allargarsi e portare frutto, grazie alla pietra che ora è testata d’angolo.

Per la lectio divina
 Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
 Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 21,33-43.
 Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
 Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
 Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

1. Ricordiamo la vita. (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 21,33-43 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

3. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
– Gesù sta parlando nel tempio, cuore di Israele, e risponde all’accusa dei capi del popolo con una controaccusa in parabole.
La parabola, luogo e personaggi
– C’è un padrone della vigna e degli affittuari, infine ci sono i servi e c’è il figlio del padrone.
Cosa fanno i personaggi.
– Il padrone aveva ceduto la vigna in affitto: quale responsabilità degli uomini e mia in particolare?
– Il padrone manda i servi: quale mandato sento da parte di Dio?
– I vignaioli uno lo uccisero e un altro lo lapidarono: quale violenza e tentazione di possesso nel mondo di oggi e nella mia vita?

Cosa dicono i personaggi
– Il padrone dice: “Avranno rispetto di mio figlio”. Cosa penso di un Dio così “ingenuo”?
– I vignaioli dicono: “Avremo l’eredità”. In cosa consiste questa eredità? Questo folle tentativo è ancora in atto?
– La Scrittura dice: La pietra scartata. Dove vedo oggi questa pietra scartata dalla società?
Quale rivelazione?
– Il Regno di Dio sarà tolto ai capi e dato ad un popolo che porta frutto, un popolo la cui pietra angolare era la pietra scartata dai precedenti costruttori.
4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

Lettura popolare XXVI TO Anno A

 

Lettura popolare XXVI TO Anno A

Il padre e i due figli nella vigna

Mt 21,28-32

Il messaggio nel contesto

Gesù ritorna nel tempio, doveva aveva compiuto miracoli e cacciato i mercanti. Qui, al cuore di Gerusalemme e di Israele, egli agisce da maestro e messia, confrontandosi con i capi religiosi di Israele. Nel nostro caso sono i sommi sacerdoti, ossia i massimi rappresentanti del tempio e dell’ortodossia religiosa di Israele e gli anziani, ossia i rappresentanti delle famiglie più potenti di Gerusalemme (cf. 21,23). Essi interrogano Gesù a proposito della sua autorità, perché Gesù non ha studiato presso alcuno scriba importante della sua epoca, né ricevuto autorizzazioni particolari dal sinedrio ad operare come maestro in Israele. La loro domanda, alla luce dei segni che Gesù ha compiuto e dei suoi discorsi di rivelazione, equivale ad un rifiuto, dovuto ad ignoranza ma anche a timore di perdere il potere, del Padre che Gesù rivela.  Gesù li mette in difficoltà richiamandosi a Giovanni Battista, come ad un’autorità universalmente riconosciuta in Israele, anche senza espliciti mandati da parte dei capi di Gerusalemme. Poi racconta loro una parabola, ed è a questo punto che inizia il Vangelo ritagliato dalla liturgia domenicale. C’è un uomo con due figli, maschi, che vengono invitati dal padre ad andare a lavorare nella vigna, senza alcuna differenza nella modalità dell’invito. Essi però reagiscono in modo opposto. Il primo, senza alcuna apparente motivazione, oppone un rifiuto, ma poi, avendo cambiato idea, ci và. Il secondo, invece, pur rispondendo a parole in modo deferente, tanto da utilizzare il titolo “Signore”, che si addice più ad un servo che ad un figlio, alla fine però non ci và. La domanda che Gesù pone ai suoi interlocutore esige un giudizio da parte loro: “Chi ha fatto la volontà del Padre?”. Essi dicendo: “il primo”, finiscono per autogiudicarsi. Essi sono testimoni e autori di una spaccatura che avviene in Israele, a causa della loro incredulità, perché non hanno creduto a Giovanni il Battista e di conseguenza nemmeno a Gesù. Pur essendo fedeli osservanti della Legge, avendo risposto positivamente alle sue esigenze, in realtà non entrano nella vigna di Israele, perché il loro concreto atteggiamento contrasta con l’appartenenza esteriore (cf. 23,3).  Essi sono come quel figlio che risponde in modo deferente e positivo al padre, ma poi non và a lavorare. Invece pubblicani e prostitute sono coloro che, pur peccatori, si sono pentiti e sono dunque entrati nella “via della giustizia”, seguendo il Battista e aprendosi alla rivelazione messianica di Gesù. Essi dunque finiscono per precedere i capi, formando quel popolo di piccoli e poveri in spirito, che costituisce la comunità messianica della Chiesa (cf. 11,25-27).

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 21,28-32.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 21,28-32 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

– Gesù sta parlando nel tempio, cuore di Israele, e risponde all’accusa dei capi del popolo.

 La parabola, luogo e personaggi

– la parabola è ambientata nella vigna, che richiama Israele e la storia della salvezza nell’AT. Il suo padrone è allora chiaramente JHWH, nella figura del padre di due figli. Questa figura serve a mettere in opposizione due atteggiamenti opposti nei riguardi del Dio di Israele.

Cosa fanno i personaggi.

– il padre invita i due figli ad andare a lavorare nella vigna. Cosa significa per me questo invito? Come reagisco ad esso? Temo di dover rinunciare a posizioni e vantaggi che ho costruito finora?

 

Cosa dicono i personaggi

– Il primo figlio risponde di no, ma poi si pente e ci va. Quali esigenze di cambiamento interiore sento nella mia vita? Sono coerente?

– L’altro figlio risponde in modo deferente, chiamando il Padre “Signore”, ma poi non obbedisce. Quali patti faccio con Dio, in modo da rispettare la sua volontà, ma solo fino ad un certo punto? Ho paura di quello che mi può chiedere?

 

Quale rivelazione?

Dio è un Padre che vuole solo la felicità, mandando i suoi a lavorare nella sua vigna, ma chi ha più potere è più tentato di costruirsi delle difese, con giustificazioni anche di natura religiosa,  opponendosi in realtà alla vera volontà di Dio.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare XXV TO Anno A

Lettura popolare XXV TO Anno A

Mt 20,1-16

I lavoratori nella vigna

Il messaggio nel contesto

Questa parabola è raccontata da Gesù nel contesto del suo imminente arrivo a Gerusalemme, dove verrà rifiutato dal suo popolo Israele e dai capi, i primi ad essere stati chiamati da Dio. Non a caso la parabola culmina con il dialogo del padrone di casa con coloro che erano stati chiamati per primi (vv. 12-15) a lavorare nella vigna, metafora di Israele (cf. Is 5,1-7). Tutta la parabola è costruita in modo da tenere il lettore e i personaggi sospesi sulla decisione del padrone di casa: egli infatti si è messo d’accordo per un denaro con coloro che sono stati chiamati all’alba, ma nelle quattro chiamate successive (9-12-15-17) non viene specificato quale sia la paga. Solo al v. 10 si scopre che anche gli ultimi, che hanno lavorato un ora soltanto, hanno ricevuto come i primi e questo scatena la rabbia dei primi, giustificata dallo strano comportamento del loro padrone. Se infatti è strano che un padrone chiami degli operai alle 17 di sera, è ancor più strano e sorprendente che questi ultimi ricevano la paga dell’intera giornata.  Il lettore non può che condividere la mormorazione degli operai! È un comportamento incomprensibile, che mette alla prova la fiducia degli operai nei confronti nella buona fede del padrone, come quello di un Dio che sembra lasciar morire il suo popolo nel deserto (cf. Es 16,3.7; Nm 11,1; 14,27.29). Solo la risposta del padrone può a questo punto chiarire il suo misterioso comportamento: egli afferma di aver rispettato i patti nel dare ai primi quanto aveva pattuito con loro, e di aver “peccato” solo di generosità nei confronti degli ultimi. Dunque egli ribalta l’accusa, la vera giustizia non è quella di chi nasconde la sua invidia (occhio cattivo, cf. Pr 23,6-7 e Mt 6,23) dietro il paravento di una rigida retribuzione, ma quella di Colui che agisce con magnanimità, in modo libero e gratuito (cf. Mt 5,43-45), guidato dal criterio dell’amore. Dietro alla mentalità dei primi si nasconde la “giustizia degli scribi e dei farisei” (5, 20) che non permette di comprendere ed entrare nel Regno di Dio. Il comportamento del padrone rispecchia invece l’agire libero di Gesù, verso gli ultimi e i peccatori (cf. 9,9-13) e la prassi di una comunità, la Chiesa, che considera gli ultimi come primi nel Regno di Dio (cf. 18, 10.14).             La parabola quindi non intende scardinare il concetto di giustizia retributiva o abolire la “paga” e dunque il “merito” degli uomini, ma correggere l’impostazione secondo la quale la bontà di Dio debba essere “calcolata” attraverso un sistema di retribuzione in base alle opere. Dio è infatti libero di amare e l’amore compie la giustizia in modo sovrabbondante, anche verso chi non ha meriti umani. Infine le opere stesse, che sono meriti dell’uomo, divengono doni di Dio!

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 20,1-16.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 20,1-16 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

– Gesù sta parlando ai suoi discepoli nel suo cammino verso Gerusalemme, oramai vicina.

 La parabola, luogo e personaggi

– la parabola è ambientata nella vigna, che richiama Israele e la storia della salvezza nell’AT. Il suo padrone è allora chiaramente JHWH.

Cosa fanno i personaggi.

– il padrone si mette d’accordo per un denaro. Qual è il mio accordo con Dio, che cosa gli chiedo nel mio servizio quotidiano?

– il padrone esce a più riprese, fino alle 17. Cosa significa per me questo atteggiamento del padrone?

– i lavoratori della prima ora mormorano contro il padrone. Quali sono le mie mormorazioni con Dio? Di cosa mi lamento con Lui?

Cosa dicono i personaggi

– li hai resi uguali a noi, che abbiamo sopportato il peso e il caldo dell’intera giornata. Quale pretesa di giustizia accampo di fronte a Dio, convinto che le cose vadano al contrario di come dovrebbero?

– il tuo occhio è invidioso perché io sono buono. Cosa implica la bontà di Dio? Quale atteggiamento faccio fatica a comprendere?

Quale rivelazione?

La giustizia di Dio è sovrabbondante e non può essere misurata da criteri di pura retribuzione. Essa non nega il merito e la paga ma li supera attraverso un amore che esce radicalmente da sé, verso gli ultimi, i poveri e gli esclusi.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare XXIV TO Anno A (Mt 18,21-35)

 

Lettura popolare XXIV TO Anno A

 

 

Mt 18,21-35
Perdonare il proprio fratello
Il messaggio nel contesto
Anche questo testo fa parte di un ampio discorso di Gesù che istruisce la comunità dei suoi discepoli. Dopo una esortazione alla misericordia nella ricerca della pecora perduta e nella relazione di accoglienza con i piccoli della comunità (cf. 18,10-14), Gesù passa a trattare i temi della correzione fraterna e del perdono. Una domanda di Pietro fa scaturire la parabola di Gesù: “Signore, fino a quanto dovrò perdonare al mio fratello, fino a sette volte?”. Quella riguardante i limiti del perdono era una questione ben presente agli scribi dell’epoca di Gesù e nell’Antico Testamento, e che si traduceva nel tentativo di costruire un argine alla violenza delle rappresaglie (cf. Gn 4,24) e di lasciarsi ispirare dall’amore misericordioso di Dio ( cf. Es 34,6-7). Sette volte è una cifra che indica totalità, e dunque implica un notevole impegno da parte dell’uomo. Ma Gesù va oltre, e con una risposta iperbolica, indica la cifra di settanta volte sette, ossia sempre. Da notare anche che non sono richieste le scuse da parte del reo, per concedere il perdono, cosa che costituisce un ulteriore indizio della totale gratuità che Gesù chiede ai suoi discepoli.
Per far comprendere questa esigenza propria dell’amore tra i discepoli, Gesù racconta una parabola. Colpisce la enorme sproporzione tra il debito di diecimila talenti, corrispondente al bilancio di uno Stato, che l’uomo non avrebbe mai potuto ripagare, e la modesta somma di cento denari, che poteva corrispondere ad un anno di lavoro di un povero contadino. Per il resto le due scene sono identiche nell’atteggiamento e nelle parole dei due debitori: essi chiedono pazienza, ossia longanimità, perché il debito possa essere restituito nel tempo. Il paradosso sta nel contrasto stridente tra le due risposte: il padrone non solo è longanime, ossia è disponibile ad aspettare, ma addirittura rimette seduta stante tutto il debito, che quell’uomo non avrebbe mai potuto restituire; invece questo debitore malvagio, tratta il suo fratello senza alcuna pietà, pur avendo potuto aspettare solo qualche giorno per la restituzione del debito, e lo fa mettere in prigione. Questo contrasto fa apparire il comportamento del servo, che in altri contesti sarebbe stato ritenuto normale o perfino giusto, insopportabile. La rivelazione della misericordia squarcia l’orizzonte meschino dei risentimenti e delle strategie di vendetta del cuore umano e punta a favorire un processo di conversione e rigenerazione.
La parabola si conclude con la condanna del padrone nei confronti del debitore spietato. Questa conclusione non intende contraddire la misericordia gratuita del padrone, ma solo mostrare che essa, per diventare attiva e reale nella vita dell’uomo debitore, deve incarnarsi nelle sue azioni e nei suoi comportamenti verso i fratelli. Questo amore misericordioso di Dio non è reale nella vita dell’uomo se l’uomo stesso non si lascia trasformare da esso, per lasciarlo agire nei confronti degli altri. Rifiutare agli altri la misericordia significa sottrarsi a quella di Dio. Allora quella che sembra una condanna del padrone o un giudizio divino, non è altro che una ratifica del rifiuto che l’uomo stesso ha compiuto nei confronti della misericordia di Dio. Essa è posta al termine per scuotere il lettore, perché non si lasci sfuggire l’occasione di gustare qui ed ora il perdono di Dio, perdonando i propri fratelli. È anche ciò che chidediamo a Dio con il Padre Nostro, dicendogli: “perdona a noi i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri debitori” (Mt 6,11)

Per la lectio divina
 Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
 Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 18,21-35.
 Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
 Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
 Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

1. Ricordiamo la vita. (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 18,21-35 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

3. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:

• Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
– Gesù sta parlando ai suoi discepoli dopo l’annuncio della passione (17,22-23) e li istruisce sulla comunità messianica e sull’esigenza di vivere il perdono al suo interno.

Qualche domanda
– fino a settanta volte sette: pongo dei limiti al vivere la misericordia?
– abbi pazienza con me: in quali occasioni mi viene richiesto un atteggiamento di pazienza?
– gli condonò il debito: in quali circostanze ho sperimentato e sentito interiormente il perdono di Dio?
– egli non volle: scelgo di rimanere nel risentimento e nella rabbia o almeno coltivo il desiderio di esserne liberato?

4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

Lettura popolare XXIII TO Anno A

Mt 18,15-20

La correzione fraterna

Il messaggio nel contesto

Questo testo fa parte di un ampio discorso di Gesù che istruisce la comunità dei suoi discepoli. Dopo una esortazione alla misericordia nella ricerca della pecora perduta e nella relazione di accoglienza con i piccoli della comunità (cf. 18,10-14), Gesù passa a trattare il tema della correzione fraterna.

Le incomprensioni, i dissidi, i litigi sono presenti anche nella comunità messianica fondata da Gesù, che non è esente dal vivere le fragilità proprie di qualunque realtà umana e storica. Gesù dunque non ha fondato una comunità perfetta, privata di qualsiasi rischio dovuto al peccato e alle relazioni umane, ma ha dato un metodo per poter affrontare ed integrare il conflitto. La parte lesa in un conflitto non dovrebbe andare direttamente dal giudice pagano a citare in giudizio il reo, ma, secondo una modalità tipicamente ebraica, deve intentare direttamente l’accusa al reo, nella forma di un ammonimento che si limita alla presenza delle due persone e che dovrebbe indurre il reo alla conversione (cf. v. 15, cf. 2 Sam 12,1-15). Questo primo grado di giudizio è una forma di misericordia nei confronti del reo, perché esso ascoltando riconosca la sua colpa e si converta. In tal modo viene guadagnato alla salvezza il proprio fratello.

Se invece non ascolta, vi è un secondo grado di giudizio, caratterizzato dalla presenza di due o tre testimoni, in modo che l’accusa possa avere un valore pubblico (cf. Dt 19,15). Se questa funzione è sufficiente a produrre l’«ascolto», ossia la conversione, il processo termina in questo secondo grado. Se invece non vi è ancora stato ascolto, allora attraverso la parte lesa e i testimoni, l’accusa viene affrontata pubblicamente nella comunità, ossia nella Chiesa. È importante sottolineare come la punizione non sia comminata in rapporto al tipo di peccato, ma sia semplicemente collegata al non ascolto della comunità. Quest’ultimo caso fa sì che la sanzione si configuri semplicemente come una ratifica di ciò che il reo ha già realizzato nei fatti, ossia la sua autoesclusione dalla comunità, per la rottura dei legami interpersonali e la mancata intenzione di ricucirli. Inoltre tale esclusione non comporta di per sé un odio nei confronti del reo, che, come pubblicano e pagano, resta sempre oggetto dell’amore di Dio.

Questa procedura di misericordia caratterizza i rapporti nella comunità, impedisce alla chiacchera distruttiva di prendere il sopravvento e garantisce il permanere di una pace e concordia sostanziale all’interno di essa: tale procedura si presenta come una forma di discernimento comunitario, in grado di legare e sciogliere, ossia di attualizzare la rivelazione della misericordia di Dio nel messia Gesù (v. 18).

Tale comunione di natura spirituale è manifestata anche dall’accordarsi nella preghiera pubblica che la Chiesa eleva al Padre. Essa manifesta la presenza di colui che è in mezzo a coloro che si radunano nel suo nome. Si tratta del Signore Gesù glorificato, l’Emmanuele, ossia il Dio con noi, per sempre (cf. Mt 28,20).

Per la lectio divina

  • ⎫ Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • ⎫ Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 18,15-20.
  • ⎫ Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • ⎫ Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • ⎫ Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

  1. 1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

      1. 2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 18,15-20 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

         3.  Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

      • • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

-Gesù sta parlando ai suoi discepoli, dopo l’annuncio della passione (17,22-23) e li istruisce sulla comunità messianica.

Qualche domanda

– ammoniscilo tra te e lui solo: sono capace della discrezione, quando vengo offeso da qualcuno?

– se ti ascolta, avrai guadagnato un fratello: l’obiettivo della mia accusa è umiliare l’altro per vendicarmi oppure salvarlo?

– prendi con te una o due persone: quali prassi di comunione, quando vivo incomprensioni o litigi nella mia comunità?

– ciò che sciogliete sulla terra sarà sciolto anche nei cieli: la misericordia di Dio si incarna nelle prassi ecclesiali, a favore dei più deboli. Come le vivo e le concepisco? 

–la sinfonia (=l’accordo) della preghiera comunitaria viene ascoltata dal Padre: credo alla dimensione pubblica e comunitaria della preghiera?

      1. 4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XXII TO Anno A

Mt 16,21-28

Come seguire Gesù

Il messaggio nel contesto

Gesù, Pietro e gli altri discepoli sono i protagonisti di questa scena, che segue direttamente quella del primato di Pietro (vv. 13- 20), in cui egli è appena stato designato come roccia e pietra di fondazione della comunità messianica, denominata Chiesa (v. 18). Qui invece egli è chiamato da Gesù «pietra di scandalo», perchè egli reagisce all’annunzio della passione da parte di Gesù, contestando questa prospettiva di un messia sofferente, fatto fuori politicamente e umanamente dalle autorità (v. 21).  Questo destino non è frutto di una sfortunata casualità ma compimento di un disegno di Dio (<<«bisognava» che egli andasse a Gerusalemme e soffrisse molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi>> ecc. v. 21) culminante con la sua morte e con la resurrezione il terzo giorno. Con il potere della resurrezione Gesù riceve un effettivo potere dalle mani del Padre (cf. 28,18) ma ciò richiede che egli abbia già preventivamente e definitivamente rigettato un messianismo storicamente vincitore a qualsiasi prezzo, che in fin dei conti diviene una sottomissione al potere di Satana (cf. 4,8-10). La crisi di Pietro di fronte a questo annuncio di Gesù proviene da una duplice fragilità. Da un lato egli trascura l’annuncio della resurrezione il terzo giorno e si concentra unicamente sulla passione/morte, che lo colpisce terribilmente e gli impedisce di comprendere a pieno il disegno di Dio per il suo Figlio. Dall’altro una paura umanamente comprensibile e l’affetto umano lo portano a reagire con violenza e ad indicare al maestro una strada diversa. Si tratta della stessa paura che lo aveva colto in altri momenti, facendolo affondare tra le onde della tempesta (cf. 14,28-31). In questo egli non è solo, ma rappresenta bene l’insieme dei discepoli che la notte dell’arresto di Gesù fuggiranno tutti (cf. 26,31). Essi descrivono l’immagine di una Chiesa chiamata ad affrontare la prova della persecuzione con perseveranza, seguendo il suo maestro fino alla croce: si comprendono meglio in questa luce le immagini del prendere la propria croce (v. 24) e del perdere la vita (v. 25) per causa di Gesù. Non si tratta di masochismo, ma dell’umile consapevolezza che per conservare la propria relazione con Gesù, ultima garanzia di vita, si può perdere ogni altra cosa, se essa diventa un ostacolo. L’attesa di un ritorno imminente nella gloria consola la comunità di Matteo, e ogni cristiano, perché rende la prospettiva della vittoria già a portata di mano, come dono di Dio (v. 27-28) e insieme ricompensa di un agire secondo la Sua volontà (v. 27). Gesù chiede a ciascuno di noi di seguirlo come una decisione prioritaria e assoluta, con la stessa radicalità con cui ha rimproverato Pietro: “Vieni dietro a me!”.

Per la lectio divina

  • ⎫ Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • ⎫ Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 16,21-28.
  • ⎫ Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • ⎫ Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • ⎫ Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

  1. 1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

      1. 2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 16,21-28 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

         3.  Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

      • • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

I discepoli stanno tornando da Cesarea di Filippo. Qui si chiarisce come il potere di Gesù non sia ottenuto con mezzi umani, ma sia donato dal Padre. Qual è la mia concezione del potere?

      • • Cosa fanno i personaggi

–Gesù mostra ai discepoli ciò che deve accadere. La croce fa parte del disegno misterioso di Dio. Come mi rapporto con questa necessità teologica?

      • • Cosa dicono i personaggi

– Gesù afferma che dovrà soffrire molto da parte degli anziani e degli scribi, ed essere ucciso e il terzo giorno resuscitare. Questo annuncio della passione e resurrezione mi scandalizza, come a Pietro?

– Va dietro a me, Satana. Seguo Gesù come lui vuole?

– Non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini. Qual è la mia mentalità, come la giudico?

      • • La rivelazione in atto

Gesù è il messia di Israele, il Figlio del Dio vivente ma questa gloria si manifesterà pienamente con la sua morte e resurrezione a Gerusalemme. Il discepolo lo seguirà fino alla croce, perché sa che perdendo la vita per lui, la troverà. Dove colloco la vita?

      1. 4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XXI TO Anno A

Lettura popolare XXI TO Anno A

Mt 16,13-20

La confessione messianica

Il messaggio nel contesto

Cesarea di Filippo, città ricostruita dal tetrarca Filippo, figlio di Erode il grande, è il contesto geografico che Gesù sceglie per dialogare con i suoi a riguardo della sua identità. Li dove il potere imperiale mostra le sue insegne per mezzo dei re ad esso sottomessi, Gesù rivela un potere del tutto alternativo, simile a quello dei profeti.

Fin dalle origini della monarchia in Israele c’era un potere che ne ha permesso la nascita e ne ha siglato la fine, i profeti. Elia ha profetizzato la fine del re Acab, nel regno del Nord, Geremia ha profetizzato la fine della dinastia di Giuda e la deportazione di Gerusalemme. Anche Giovanni Battista si è posto in atteggiamento critico nei confronti del re Erode. Sulla medesima scia viene inserito anche Gesù che, dopo la morte del Battista, con i suoi miracoli e la sua parola autorevole aveva radunato attorno a sé molte persone. Infatti nonostante Gesù abbia dato anche alle folle alcune informazioni importanti sull’identità del “figlio dell’uomo” (cf. 11,19; 12,40) esse non comprendono la vera identità e da questo momento in poi Gesù non parlerà più del figlio dell’uomo fino alla sua passione (cf. 26,64).

Quando i discepoli sono invitati da Gesù a fornire una risposta personale alla questione è Pietro a prendere la parola e a proclamare la fede in Gesù messia, che anche gli altri discepoli avevano iniziato ad intuire, dopo la tempesta sedata (cf. Mt 14,33): egli non è semplicemente un profeta, ma è il messia, il Figlio del Dio vivente (cf. 1,17; 2,4; 11,2). Non è il frutto di una sapienza umana, ma l’umile adesione di Pietro ad una rivelazione rivolta ai piccoli (cf. Mt 11,25-26) che lo conduce a diventare «roccia». Ora egli è Pietro, come già era stato presentato (cf. 4,18; 10,2), perchè la sua casa è fondata sulla roccia del Padre (cf. 7,24-27) ed egli può legare e sciogliere, ossia può interpretare la volontà di Dio così come l’ha rivelata e attuata Gesù. Si tratta della giustizia sovrabbondante (cf. 5,20), dell’amore gratuito del Padre (cf. 5,43-48) che compie la legge e i profeti, ossia tutta l’antica Alleanza (7,12). Guardando a Gesù,  Pietro, modello e rappresentante di ogni discepolo e della Chiesa intera, può legare e sciogliere (cf. 18,18), ossia può comprendere e attuare la volontà di Dio nella sua vita. Questa Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, è superiore alle porte dell’Ade, metafora che indica la morte; essa, cioè conosce una durata senza limiti, fino alla fine del mondo (28,20).

Appena rivelata l’identità di Gesù, egli chiede il silenzio ai suoi discepoli, perché tale rivelazione si compirà in modo del tutto inaspettato nella croce (v. 21). Il figlio dell’uomo, come i profeti prima di lui e ancor più radicalmente dei profeti, ha un potere totalmente alternativo a quello della violenza, il potere di Dio che si consegna nelle mani degli uomini per amore loro.

Questo richiederà da parte di Pietro e di ogni discepolo il totale abbandono a Lui e la conversione dalle logiche dell’autodifesa e della conquista. (v. 22). Essere di scandalo a Gesù vuol dire metterglisi davanti con i propri interessi e pretendere che lui ti segua. Seguirlo realmente significa tornare dietro a lui e perdere la vita per causa sua. Questa è l’unica strada per entrare nel Regno del Padre, che Gesù sta per instaurare col potere della sua croce (vv. 27-28).       

Per la lectio divina

  • ⎫ Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • ⎫ Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 16,13-20.
  • ⎫ Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • ⎫ Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • ⎫ Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

  1. 1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

      1. 2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 16,13-20 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

         3.  Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

      • • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù si reca a Cesarea di Filippo, città imperiale. Su quale «potere» faccio affidamento?

      • • Cosa fanno i personaggi

– Gesù interroga i suoi discepoli e dialoga con loro sulla sua identità. Permetto a Gesù di fare anche a me la stessa domanda, confrontando le opinioni degli altri su di lui con ciò in cui credo?

      • • Cosa dicono i personaggi

– Giovanni il Battista, Elia, Geremia o uno dei profeti, sono le figure storiche che i discepoli citano a riguardo delle attribuzioni popolari su Gesù. Quali uomini hanno finora maggiormente corrisposto ai miei ideali? In che rapporto sono con il messia Gesù?

– Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Cosa comporta per me questo titolo? Gesù gode davvero di questa unicità nel mio modo di pensare e di vivere?

–  Il padre mio che è nei cieli te lo ha rivelato. Riconosco in me il dono della fede?

– Su questa pietra edificherò la mia chiesa. Riconosco il carattere rivelato della comunità messianica, che si basa sulla professione di fede di Pietro?

– Ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. Come vivo e penso il mio rapporto con il senso di fede della Chiesa, interpretato e custodito dal magistero?

      • • La rivelazione in atto

Gesù è il messia di Israele, il Figlio del Dio vivente e su questa professione di fede di Pietro si fonda la comunità messianica della Chiesa e il suo ruolo di apostolo.

      1. 4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XX TO Anno A

 

Lettura popolare XX TO Anno A

Mt 15,21-28

La donna cananea

Il messaggio nel contesto

Più che di un miracolo, qui si tratta di una rivelazione di Gesù, come messia di Israele e di tutti i popoli pagani, attraverso la fede di una donna, che sembra cogliere di sorpresa lo stesso Gesù (cf. v. 28).

Gesù si reca in territorio pagano di Tiro e Sidone, città che rappresentano per eccellenza le popolazioni pagane idolatre nell’AT (cf. Is 23; Zc 9,2-4; Mt 11,21-22). Questo spostamento indica simbolicamente una prima apertura universale della missione di Gesù, che diventerà ufficiale dopo la sua morte e resurrezione, con il mandato di «fare discepoli» tutti i popoli (Mt 28,19).

Questo anticipo della missione ai pagani è confermato dal prosieguo della narrazione. Una donna cananea, proveniente da quei monti di Tiro e Sidone, grida in continuazione (l’imperfetto «gridava» serve a dare continuità all’azione), con le parole dei Salmi di supplica: «Signore, abbi pietà di me (kyrie, eleison)» (cf. Sal 6,3; 9,14; 26,7 ecc.). Ella aggiunge al titolo «Signore» anche l’appellativo, «figlio di Davide», che indica la fede di questa donna nel messia di Israele, discendente del re Davide e Signore con caratteristiche divine. Ella dunque, pur essendo pagana, condivide con Israele l’attesa del messia davidico e la ritiene compiuta in Gesù di Nazareth.

Non solo tuttavia Gesù non le risponde alcuna parola, ma anche i discepoli invitano Gesù a mandarla via, forse esaudendo la sua richiesta (il verbo che essi usano può avere due significati: «mandala via» oppure «liberala», come anche nella traduzione CEI). Gesù motiva il suo silenzio dicendo che la sua missione è rivolta alle pecore perdute della casa di Israele, ossia tutto il popolo di Israele (cf. Ez 34,23-25; Mt 10,6).  Questa opposizione sia di Gesù che dei discepoli da un lato mostra il disegno divino, che si fonda sull’elezione di Israele, dall’altro serve ad esaltare la fede della donna, che non si scoraggia di fronte a questo rifiuto. Essa comprende la sovrabbondanza della rivelazione di Dio, che sceglie uno, per arrivare a tutti, come già aveva scelto Abramo, perché in lui fossero benedette tutte le famiglie della terra (cf. Gn 12,3). Ella infatti insiste nella sua preghiera: «Signore, aiutami» (cf. Sal 43,27) e sfrutta l’immagine contrapposta dei figli e dei cani che Gesù usa a riguardo di Israele e dei popoli pagani, per collocarsi nel contesto familiare dei cani domestici, che mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Ella coglie dunque, partendo dal suo immaginario pagano e in una posizione di profonda umiltà e abbandono verso il divino che si rivela in Gesù di Nazareth (si veda anche il suo gesto di prostrazione) una possibilità di partecipazione ai beni dell’elezione di Israele, ossia ai beni della salvezza. Come già il centurione romano (Mt 8,10-13), la fede di personaggi pagani viene confermata da Gesù stesso e anticipa l’inserimento nella comunità messianica della Chiesa dei popoli che ascolteranno l’annuncio del Vangelo.

 

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 15,21-28.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 15,21-28 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù si reca in territorio pagano, nelle città idolatre «per eccellenza». Sono capace come Gesù di andare ai confini, alle periferie, o mi chiudo nei miei gruppi rassicuranti?

  • Cosa fanno i personaggi

-La donna Cananea gridava di continuo. Quale perseveranza nella mia preghiera?

– Gesù non risponde parola. Mi irrita o scandalizza questo atteggiamento di Gesù? Se fosse indirizzato ad esaltare maggiormente la fede della donna?

-Essa si prostra davanti a Gesù. Come esprimo la mia adorazione del Signore Gesù?

  • Cosa dicono i personaggi

– «Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide». Preghiera dei salmi e preghiera del cuore, con la fede nel messia Gesù, caratterizzano le parole della donna. Che rapporto ho con Gesù di Nazareth, messia di Israele?

– «non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele». Come mi pongo di fronte all’elezione di Israele?

-«i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Sono convinto che basta una briciola della rivelazione per essere saziato?

 

  • La rivelazione in atto

Gesù è il messia di Israele, la cui salvezza è universale, rivolta a tutti i popoli pagani.

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare XIX TO Anno A (Mt 14,22-33)

 

Lettura popolare XIX TO Anno A

Mt 14,22-33

Gesù cammina sulle acque

Il messaggio nel contesto

 

Questo brano segue immediatamente quello della moltiplicazione dei pani. Congedata la folla, Gesù si ritira sul monte, solo, a pregare, come fa spesso (v. 23 cfr. Luca 6,12; 9,28). Sul lago si scatena un forte vento e la barca è sbattuta tra i flutti. Gesù viene incontro ai discepoli, camminando sul mare, ma essi, credendolo un fantasma, si mettono a gridare dalla paura (vv. 24-26).

Il momento iniziale dell’itinerario di fede dei discepoli è la separazione da Gesù: essi si trovano nella barca della Chiesa, agitata dalle onde e incapaci di andare avanti a causa del vento contrario. Non sanno riconoscere la presenza di Gesù che viene loro incontro, camminando sul mare, ossia dominando la realtà e la storia, come Dio quando si libra sulle acque primordiali o quando ha salvato il suo popolo, perché il suo sentiero percorre le grandi acque (cf. Is 43,16; Sal 77,20). Gesù è colui che controlla le forze del male, il vento e le onde, e colui che salva la sua comunità in mezzo alle prove.   Non a caso Gesù subito rassicura i suoi: “coraggio!” (v. 27). Questa parola in tutto il NT si legge sempre e solo sulle labbra di Gesù: la dice al paralitico (Mt 9,2); all’emorroissa (Mt 9,22); ai discepoli (Gv 16,33); a Paolo (Atti 23,11). Poi aggiunge: “Sono io!” (cf. Is 43, 10): non è solo un’autoidentificazione; è l’attestazione di una presenza, di una vicinanza amica e potente. Vuol dire: “Io sono con voi”, non vi ho lasciati soli. A parlare così è il Dio che si rivela a Mosè e cammina col suo popolo (Es 3,14) è il Dio-con-noi, l’Emmanuele (cfr. Is 7,14).

Pietro si appella a questa dichiarazione di Gesù: “io sono”, e chiede “Se sei tu” per seguirlo camminando sulle acque (v. 28). Pietro mette alla prova Gesù, ma manifesta anche l’intimo desiderio di seguirlo, di stare con lui in ogni circostanza, anche le più difficili. Per questo Gesù accetta la prova e gli dà il segno. Ma Pietro si lascia ipnotizzare dalla violenza del vento; infatti – nota letteralmente l’evangelista – egli vide il vento contrario e prese paura (v. 29). Questo è stato l’errore di Pietro: anziché guardare fisso Gesù, ha guardato la forza del vento e ha cominciato ad affondare. È la sua poca fede (oligopistìa, v. 31), ossia una fede continuamente minacciata dal dubbio e dalla paura, che caratterizza i discepoli, come risulta da Mt 8,23-27; 14,31, 16,8; 17,20. Il contrasto è con la “fede grande”, come quella del centurione (Mt 8,5-13) o della Cananea (Mt 15,21-28). Come si vede, non sono degli ebrei, ma dei pagani a nutrire nei confronti di Gesù una fede vera e totale.

Tuttavia la presenza di Gesù col suo gesto e con il suo dominio sugli elementi – il vento improvvisamente cessa – fa uscire i discepoli dalla oligopistìa ed essi professano una fede piena nel Signore e nella sua parola potente: gli si prostrano davanti e lo riconoscono coralmente come il Figlio di Dio (v. 32). Da notare che il verbo “prostrarsi” appartiene a un contesto liturgico: indica l’inchino profondo che si fa con tutto il corpo e che è riservato nel culto solo al Signore. Inoltre il riconoscimento di Gesù come “il Figlio di Dio” avviene molto prima della confessione di Pietro (cf. Mt 16,16). L’evangelista vuole così sottolineare che la reazione vera di fronte ai segni potenti di Gesù non è l’ammirazione della sua potenza: è la fede nella sua presenza proprio in mezzo alle difficoltà e alle contrarietà della vita.

 

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 14,22-33.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 14,22-33 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù costringe i discepoli a salire sulla barca, congeda la folla, a va sul monte da solo a pregare. Gesù si trova sul monte con il Padre e lascia i discepoli nella prova. Accetto di trovarmi talvolta nella situazione dei discepoli?

  • Cosa fanno i personaggi

-Gesù va verso di loro, camminando sul mare. Mi fido di Gesù quando il vento contrario è superiore alle mie forze?

– Vedendolo camminare i discepoli furono sconvolti. Ci sono cose che mi fanno paura e che invece posso accogliere come la novità di Dio nella mia vita?

– Pietro scese dalla barca e si mise a cammminare: ho il coraggio di mettermi in gioco nella fede?

– I discepoli si prostrarono davanti a lui: come esprimo la mia fede in Gesù?

  • Cosa dicono i personaggi

– Gesù dice: “Coraggio sono io, non temete”: riesco a vincere le mie paure con la sua parola?

– Pietro grida: “Signore, salvami”: so esprimermi e gridare al Signore, quando sono in difficoltà o mi chiudo nelle mie paure?

– Gesù conclude: “uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Il Signore permette che la mia fede cresca anche in mezzo ai dubbi. Ne sono convinto?

 

  • La rivelazione in atto

Gesù è il Signore, che salva il suo popolo e ogni uomo, ed esprime la presenza stessa di Dio che domina sulla storia e sul cosmo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare trasfigurazione

 Lettura popolare Trasfigurazione

Mt 17,1-9

Gesù trasfigurato sul monte

Il messaggio nel contesto

 

Il racconto della trasfigurazione si trova dopo l’episodio in cui Pietro proclama Gesù come il Cristo, Figlio del Dio vivente (16,16) e Gesù inizia a mostrare ai discepoli la necessità della croce e della morte del messia perché egli entri nella resurrezione (16,21). Pietro e i discepoli non possono ancora comprendere (16,22-23), sono nel panico (cf. 17,6) e proprio per questo il Signore li invita ad entrare nel mistero della sua morte e resurrezione tramite l’evento straordinario della trasfigurazione sul monte alto (17,1).

Non appena avviene la trasfigurazione e l’incontro di Gesù con Mosè ed Elia i discepoli per bocca di Pietro, si rivolgono al loro Signore (v. 4) con la proposta di costruire tre capanne per Lui e per Mosè ed Elia. Comprendono che tutta la gloria di Dio rivelata nell’AT attraverso legge e profeti (Mosè ed Elia) ora coinvolge anche Gesù. Essi sono entrati in una nube luminosa, come quella che accompagnava il popolo dentro la tenda del santuario (cf. Es 40,34-38), la nube del mistero di Dio.

La voce del Padre, di fronte alla quale i discepoli cadono col volto a terra, pieni di paura (17,5-6) proclama Gesù come il figlio prediletto, nel quale egli si compiace (cf. Is 42,1; Sal 2,7), come già aveva fatto nella scena del Battesimo al fiume Giordano (cf. 3,17). Gesù, che aveva rifiutato sul monte alto la gloria del mondo che Satana gli prometteva (cf. 4, 8-10), ora accoglie una gloria che proviene dal Padre, come Figlio obbediente. Più di Mosè ed Elia egli è colui a cui il Padre ha donato ogni cosa (11,27), perché è il Figlio obbediente fino alla sofferenza che sperimenterà al Getsemani (26,37), sempre alla presenza di Pietro Giacomo e Giovanni.

Dopo essere stati invitati ad ascoltare Gesù dalla voce (v. 5) alzati gli occhi vedono Gesù solo (v. 8) che li tocca e li incoraggia ad alzarsi e a non avere paura (v.7).

Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.

 

Mt 17,1-9

Gesù trasfigurato sul monte

Il messaggio nel contesto

 

Il racconto della trasfigurazione si trova dopo l’episodio in cui Pietro proclama Gesù come il Cristo, Figlio del Dio vivente (16,16) e Gesù inizia a mostrare ai discepoli la necessità della croce e della morte del messia perché egli entri nella resurrezione (16,21). Pietro e i discepoli non possono ancora comprendere (16,22-23), sono nel panico (cf. 17,6) e proprio per questo il Signore li invita ad entrare nel mistero della sua morte e resurrezione tramite l’evento straordinario della trasfigurazione sul monte alto (17,1).

Non appena avviene la trasfigurazione e l’incontro di Gesù con Mosè ed Elia i discepoli per bocca di Pietro, si rivolgono al loro Signore (v. 4) con la proposta di costruire tre capanne per Lui e per Mosè ed Elia. Comprendono che tutta la gloria di Dio rivelata nell’AT attraverso legge e profeti (Mosè ed Elia) ora coinvolge anche Gesù. Essi sono entrati in una nube luminosa, come quella che accompagnava il popolo dentro la tenda del santuario (cf. Es 40,34-38), la nube del mistero di Dio.

La voce del Padre, di fronte alla quale i discepoli cadono col volto a terra, pieni di paura (17,5-6) proclama Gesù come il figlio prediletto, nel quale egli si compiace (cf. Is 42,1; Sal 2,7), come già aveva fatto nella scena del Battesimo al fiume Giordano (cf. 3,17). Gesù, che aveva rifiutato sul monte alto la gloria del mondo che Satana gli prometteva (cf. 4, 8-10), ora accoglie una gloria che proviene dal Padre, come Figlio obbediente. Più di Mosè ed Elia egli è colui a cui il Padre ha donato ogni cosa (11,27), perché è il Figlio obbediente fino alla sofferenza che sperimenterà al Getsemani (26,37), sempre alla presenza di Pietro Giacomo e Giovanni.

Dopo essere stati invitati ad ascoltare Gesù dalla voce (v. 5) essi alzati gli occhi vedono Gesù solo (v. 8) che li tocca e li incoraggia ad alzarsi e a non avere paura (v.7).

Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 17,1-9.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 17,1-9 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Siamo sul monte alto e i discepoli sono con Gesù. Egli ha appena terminato di annunciare loro la sua prossima passione. Sono affascinato dallo stare con Gesù sul monte?

  • Cosa fanno i personaggi

–Gesù fu trasfigurato: l’improvvisa trasformazione di Gesù è segno di una improvvisa rivelazione. Come immagino questa trasformazione? Sono consapevole di vivere anch’io una trasformazione in Lui durante la mia vita?

–Mosè ed Elia conversavano con lui: Gesù compie le Scritture, rappresentate da Mosè (Pentateuco) ed Elia (Profeti). Come leggo la Parola di Dio in rapporto a Gesù?

–I discepoli furono presi da grande timore. Quali paure di fronte a Dio e alle sue sorprese?

  • Cosa dicono i personaggi?

–Pietro dice: “Signore, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende…”.Quando prendo iniziativa e organizzo…è più ansia di fare che gioia di contemplare…

–La voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Come Lo ascolto e Lo seguo?

–Gesù invita i discepoli: “Alzatevi e non temete”. Mi sento incoraggiato da Gesù?

  • Quale rivelazione?

Gesù compie le Scritture come Figlio di Dio, amato dal Padre suo, nel mistero della sua morte e resurrezione.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

(v.7).

Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 17,1-9.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 17,1-9 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Siamo sul monte alto e i discepoli sono con Gesù. Egli ha appena terminato di annunciare loro la sua prossima passione. Sono affascinato dallo stare con Gesù sul monte?

  • Cosa fanno i personaggi

–Gesù fu trasfigurato: l’improvvisa trasformazione di Gesù è segno di una improvvisa rivelazione. Come immagino questa trasformazione? Sono consapevole di vivere anch’io una trasformazione in Lui durante la mia vita?

–Mosè ed Elia conversavano con lui: Gesù compie le Scritture, rappresentate da Mosè (Pentateuco) ed Elia (Profeti). Come leggo la Parola di Dio in rapporto a Gesù?

–I discepoli furono presi da grande timore. Quali paure di fronte a Dio e alle sue sorprese?

  • Cosa dicono i personaggi?

–Pietro dice: “Signore, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende…”.Quando prendo iniziativa e organizzo…è più ansia di fare che gioia di contemplare…

–La voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Come Lo ascolto e Lo seguo?

–Gesù invita i discepoli: “Alzatevi e non temete”. Mi sento incoraggiato da Gesù?

  • Quale rivelazione?

Gesù compie le Scritture come Figlio di Dio, amato dal Padre suo, nel mistero della sua morte e resurrezione.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.