Dio non è la maschera dell’IO

La parabola delle dieci vergini mi infastidisce, perché tocca in me delle corde profonde. Chi sarebbe quel Dio che impedisce ad alcuni di entrare nel suo Regno, che non apre più la porta? A me sembrerebbe un Dio duro, che fissa delle regole inesorabili e non accetta ritardi. E poi ancora mi disturba il fatto che le cinque vergini non cedano un po’ del loro olio. Perché? Perché non potevano almeno fare un tentativo per aiutare le altre? A me sembrano troppo comprese di un loro senso di superiorità e di autosufficienza nei confronti delle altre, delle vergini stolte. Infine ancora le 10 vergini sono in cammino, escono incontro allo sposo e poi, mentre si avviano, si addormentano…cosa significa? Sono forse tornate indietro, a letto? Si sono addormentate sull’uscio di casa o per strada? La parabola è raccontata da Gesù proprio per aiutarci a mettere in discussione delle immagini un po’ scontate e banali di Dio.

Proviamo a partire proprio da quest’ultimo paradosso: le vergini sono in cammino eppure dormono. Questo significa che il sonno è una metafora, che va interpretata. Esso indica che mentre viviamo, mentre camminiamo avanti, non possiamo mai essere perfettamente consapevoli di ciò che accade in profondità nella nostra vita, di come il tempo ci scolpisca dentro e ci trasformi, senza che ce ne accorgiamo: il tempo è una variabile che non possiamo controllare, fermare, rallentare, accelerare a nostro piacimento. Noi non sappiamo né il giorno, né l’ora, dice Gesù. Ma non si tratta di una minaccia, piuttosto è una constatazione. In questa situazione infatti per Gesù il nostro rischio più grande è quello di esorcizzare la nostra incapacità di controllo attraverso una fitta agenda di obiettivi e di impegni. Sì, proprio quell’agenda, se cessa di essere uno strumento di programmazione e diventa un po’ il fine della nostra giornata, così siamo sereni se abbiamo “spuntato” tutti i nostri appuntamenti ed impegni, siamo stati bravi, abbiamo ottenuto l’approvazione altrui…beh proprio quell’agenda ci impedisce di “gustare” e di “godere” quel “di più” di sorpresa, di inaspettato, di nuovo, che la vita può riservare come dono.

Si, quando abbiamo fretta, siamo ansiosi, siamo tutti proiettati sul raggiungimento di chissà quali obiettivi, ci perdiamo il meglio, il di più che scaturisce dal nostro cuore, quando incontra l’altro.

 È stato fatto un esperimento psicologico in cui un gruppo di persone aveva un obiettivo da raggiungere e doveva elaborare un progetto e portarlo da un punto all’altro della città, entro un dato tempo. Lungo il tragitto gli psicologi hanno messo un uomo che fingeva di manifestare un evidente difficoltà di salute respiratoria, e che era accasciato a terra. Bene, gli individui più performanti, più ansiosamente protesi al raggiungimento del loro obiettivo non si sono nemmeno accorti dell’uomo. Altri si sono accorti ma hanno trascurato di assistere, perché presi dall’ansia di concludere il loro lavoro. Altri ancora, infine, ma sono una minoranza, hanno accettato di perdere tempo per aiutare la persona. Senza giudizi di carattere morale, da questo esperimento si può concludere quanto la disponibilità a provare empatia verso una persona, ad interessarsi di lui o di lei, ad incontrare veramente l’altro con la sua vita dipenda anche da una vita meno ansiosa.

In fondo questa disponibilità a guardare più in alto della nostra agenda, ad accogliere l’incontro inaspettato, a perdere tempo con un bel paesaggio o con un amico che incontriamo o con una persona che ci chiede qualcosa, è proprio l’olio della lampada che caratterizza e distingue le vergini sagge da quelle stolte.  L’olio è il senso profondo del nostro essere, il significato più ampio della vita, l’orizzonte più reale e vero della mia esistenza concreta, quell’amore in cui sono immerso e che mi orienta radicalmente, oltre me stesso, verso la realtà. Quell’amore che mi fa incontrare l’altro, mi fa rendere conto di lui, della sua vita, della sua presenza, mi fa entrare in empatia con lui.

Fino all’ultimo imprevisto incontro, quello che corrisponde al più profondo desiderio della nostra vita, l’incontro con lo sposo, quando finalmente conosceremo un Dio che non ci chiede di fare nulla o di raggiungere qualche obiettivo, ma ci dona tutto, ossia l’amore e la vita. Così scopriamo la vera immagini di Dio e possiamo scegliere se vivere così, orientati a questo amore, oppure se difenderci e controllare tutto, in nome di un Dio che ci fa paura e che corrisponde alla maschera del nostro io.

A noi sta la scelta ed è per questo motivo che l’olio non si può cedere, perché è il frutto di una scelta interiore e personale: vivere per amore o vivere per se stessi.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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