Symballusa=colei che unisce

Il mestiere di dividere è tipico di chi esercita un potere in modo autoritario. Infatti l’unico modo per governare con la paura è impedire che chi è sottoposto possa vincere la paura con l’unione delle forze. Se gli avversari si dividono, è più facile mantenere il potere! Anche tutta la vita personale può essere costruita in questo modo, ossia decidendo in modo arbitrario sulla propria esistenza, per soddisfare alcuni bisogni di protagonismo e di centralità, ma tenendo fuori da essa tante dimensioni apparentemente contraddittorie. Vivere così, apparentemente molto produttivi, significa stare alla periferia del proprio cuore, in un luogo di apparenza, incapace di produrre veri cambiamenti, dentro e fuori di sé. è il mondo dell’immagine e del narcisismo che sono propri della vita contemporanea, che divide l’apparire dall’essere. 

Maria è invece colei che unisce nel suo cuore tanti elementi diversi, tenendoli insieme, anche se sembrano contraddittori. Maria è capace di “stare” nella contraddizione, abitandola senza pretendere di risolverla o di superarla: solo così la contraddizione trova nella vita una possibilità di significato, che permette di penetrarla e comprenderla.  Quali sono le contraddizioni che Maria vive? Sicuramente quella di essere destinataria di una Parola così grande nell’annunciazione e poi dover constatare un compimento così umile e ordinario: il figlio di Dio non nasce nel contesto di una reggia, ma in un umile stanza di sotto, alla presenza di semplici pastori. E ancora quella di essere sposa di Giuseppe ma al contempo di custodire una fecondità così radicalmente nuova e indipendente da lui. Si tratta di una originalità davvero rivoluzionaria, che scardina dal basso tutto il sistema di potere maschilista e patriarcale su cui è costruita la società del tempo e, per certi versi, anche quella attuale. Questo potere nuovo porta con se un’ulteriore contraddizione, ed è la terza, ossia quella di esprimersi non con segni di cambiamento sociale e istituzionale, ma anzitutto nella “carne” di Maria e nella sua vita ordinaria. 

Come può Maria mettere insieme queste contraddizioni e abitarle senza essere divisa in sé stessa? 

Maria rilegge la sua esperienza ed ha un atteggiamento di contemplazione e di discernimento: sa individuare le connessioni tra quella Parola ricevuta nella sua interiorità e le parole degli uomini; stabilisce una correlazione vitale tra quanto ha ricevuto da Dio nel suo cuore e gli eventi che accadono attorno a Lei.   In una parola, lei è capace di unire Parola di Dio e vita concreta, che così, pur nella loro distinzione, finiscono per illuminarsi a vicenda: la Parola di Dio diviene vita, carne, embrione che cresce; gli eventi che accadono intorno a lei, il parto, i pastori e tutti gli altri incontri che fa sono altrettante manifestazioni di un mistero che si svolge e dispiega progressivamente nella sua vita. Soprattutto Maria è in grado di non illudersi: il disegno ricevuto da Dio non la porta a sogni narcisistici ed irreali, ma si manifesta nella sua coscienza come contemplazione di eventi concreti e nel discernimento del loro significato per la sua esistenza. 

Ricavo da queste considerazioni due brevi indicazioni per noi: la prima è quella di abituarci a rileggere la nostra esperienza di vita quotidiana, per vedere i segni della Sua presenza e per non subire decisioni prese secondo i nostri ricorrenti schemi di svalutazione o sopravvalutazione di noi stessi. Dio ci può condurre solo per sentieri di pace e di pienezza, anche se le contraddizioni non mancheranno. Questa rilettura ci permette allora anche di stare nella contraddizione, senza temerla e senza cercare di risolverla arbitrariamente o ideologicamente. La seconda indicazione la traggo dall’ultimo messaggio del papa per la Pace: cosa abbiamo imparato dalla Pandemia di Covid 19? Che siamo tutti connessi e che abbiamo bisogno delle relazioni umane, per incarnare quella Parola che il Signore rivolge nel nostro cuore: il nostro progetto non può essere individualista, ma si può compiere solo nella relazione con gli altri, nell’incontro con l’altro, con il fratello, che non può mai essere escluso dal mio orizzonte definitivo. E allora, se ci sono relazioni ferite, faticose, problematiche, ancora una volta siamo davanti all’occasione di far pace anzitutto nel nostro cuore…abbiamo bisogno degli altri, dell’altro, anche nella contraddizione del conflitto. Per imparare ad amare, nonostante tutto e al di là di noi stessi. 

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

Lascia un commento