la pedagogia di Gesù verso i giovani

 

 

A volte Gesù ci sembra troppo radicale: cosa intende comunicarci quando impedisce al giovane che vuole seguirlo di andare a salutare i propri cari, o andare a seppellire suo padre?

Certamente si tratta di provocazioni che vanno comprese nella loro valenza metaforica, allusiva. Ma ciò non significa che non debbano essere prese sul serio. Due aspetti ritengo sino presenti in queste provocazioni del “maestro” Gesù:

  1. seguendo Gesù noi realizziamo noi stessi e a questo fine sono ordinate tutte le relazioni importanti, anche quelle familiari.
  2. egli ha una stima incondizionata di noi, della nostra capacità di mettere al servizio di Dio tutti i nostri doni e la nostra persona.

La pedagogia di Gesù mette insieme radicalità di valori e obiettivi con una stima incondizionata per la nostra libertà, pur nella consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre fragilità.

Come educare i giovani alla luce di questa pedagogia? Due sono gli atteggiamenti degli adulti oggi, quello del bigottismo che in nome del valore giudica e divide i ragazzi in buoni e cattivi e quello del permissivismo indulgente che rinuncia a proporre con energia il valore per accattivarseli.

Entrambi mancano di un elemento fondamentale, che è invece proprio della pedagogia di Gesù: la stima incondizionata della persona. Incondizionata significa che essa è “donata” e non “meritata”, è cioè data in partenza e come riserva originaria e illimitata a cui un ragazzo può attingere, quando si scontra con il suo limite e con la sua fragilità, di qualsiasi tipo, intellettuale, fisica, psicologica ecc. Il bigottismo non stima e pertanto giudica la persona chiudendola nei suoi atteggiamenti, impedendole ulteriori chance di crescita e stimolando solo chi è già “sulla buona strada”. Nemmeno chi è permissivo è capace di stima, perché la sua rinuncia nasce proprio dal pessimismo nei confronti delle capacità della persona.

Gesù evita entrambi i rischi e propone a tutti, buoni o cattivi, pubblicani o farisei, la stessa esigenza radicale, che egli sa bene essere al di là e al di sopra delle possibilità umane di ciascuno, sia dei buoni che dei cattivi. Egli infatti ha una stima senza limiti nei confronti di ciò che è nel cuore dell’uomo, del desiderio profondo e delle incommensurabili energie di dono che vengono da Dio e che lo rendono capace di superarsi.

Gesù sa che l’uomo è destinato a superare se stesso, grazie al dono dello Spirito Santo e questa stima dell’uomo è il segreto della sua pedagogia. Un giovane che scelga Gesù come maestro non vive nel perenne bisogno di dimostrare qualcosa agli altri, genitori o professori, (i cosiddetti “buoni”…) né nel rifiuto di un’autorità vissuta come esterna e irragionevole (i cosiddetti “cattivi”…) ma è spinto a superarsi dalla stima che Egli ripone in lui, fino a ritrovare se stesso, nella libertà e nella gioia.

Preghiamo perché il mondo degli adulti sappia ispirare le proprie strategie educative a questa pedagogia: non giudicare i giovani senza dargli un’ulteriore possibilità e nemmeno comperarli con i mezzucci di questo mondo. Invece aiutiamoli dando loro fiducia, proprio quando percorrono le strade sbagliate della trasgressione e dello scontro con il mondo adulto.  Il giovane infatti è come una rosa che deve essere seminata e innaffiata: all’inizio non si vede nulla se non il gambo, le spine e qualche foglia, poi senza preavviso sboccia nella sua bellezza .

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

2 pensieri riguardo “la pedagogia di Gesù verso i giovani

  1. Grazie di cuore carissimo D. Davide. Anche questo tuo commento è pieno di sapienza. Dio ti renda sempre più  Suo in tutto quello che fai. Con stima.Franca 

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