Lettura popolare III Pasqua Anno C
Gv 21,1-14
Gesù risorto appare per la terza volta
Il messaggio nel contesto
IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.
Il capitolo 21 costituisce l’epilogo di tutto il vangelo di Giovanni e questo primo racconto ne è la prima sezione. Come già a Cana, dove Gesù aveva manifestato la sua gloria (2,11), qui tale rivelazione giunge al suo compimento nel mistero della resurrezione del Signore (cfr. 21,1.14). Diversamente dalle prime due manifestazioni di Gesù risorto ai suoi (c. 20), qui i discepoli non si trovano chiusi in casa a Gerusalemme ma all’aperto lungo il mare di Galilea. Essi sono tornati al loro antico mestiere di pescatori, come se nulla fosse accaduto e qui faranno esperienza della potenza della resurrezione di Gesù: è come un ritorno all’inizio della loro conoscenza con Gesù quando sono stati chiamati da lui mentre erano intenti a pescare (cf. Lc 5,1-11). Anche in quell’occasione erano rimasti delusi per una pesca andata male durante tutta la notte (cfr. Lc 5,5) e Gesù li aveva invitati a gettare le reti in mare. Per il Vangelo di Giovanni inoltre la notte ha anche un valore simbolico, per indicare il tempo della mancanza di fede o dell’azione del potere delle tenebre (cf. Gv 9,4). All’alba, tempo dell’intervento di Dio (cf. Es 14,24) compare Gesù. Essi non lo riconoscono immediatamente ed egli parte dalla loro mancanza – “Figlioli, non avete nulla da mangiare”? (v. 5) – per indicargli come poterla colmare. Da qui inizia il racconto di miracolo, la pesca sovrabbondante, che ha la funzione di rivelare ai discepoli l’identità del risorto. Egli è colui che può colmare ogni vuoto e saziare ogni fame dell’uomo e al contempo è colui che solo alimenta e rende efficace l’azione evangelizzatrice della Chiesa, simbolicamente rappresentata dalla pesca di Pietro e dei discepoli. Il primo a riconoscerLo – “è il Signore!” (v. 7) – è il discepolo amato, colui che aveva creduto alla resurrezione di Gesù vedendo il sepolcro vuoto e le bende (20,8), perché è il discepolo per eccellenza aperto ad ascoltare il Signore e continuamente ripiegato a percepire ogni movimento del Suo cuore (13,25). Subito dopo tale esclamazione del discepolo, Pietro si slancia con gioia nel mare, dopo essersi cinto la veste per nuotare meglio (l’accenno al suo essere svestito può anche alludere alla vergogna per il suo rinnegamento). Dopo aver trascinato la rete piena con la barca, gli altri discepoli vedono un fuoco di braci con sopra del pesce insieme a del pane. Gesù ha già preparato il pasto, a cui Pietro e i discepoli contribuiranno con il pesce pescato da loro: nella Chiesa il risultato della missione è già assicurato da Gesù, ma questo non toglie il ruolo di collaboratori dei suoi discepoli. Il simbolismo della rete che non si spezza richiama l’unità della Chiesa garantita dall’autorità di Pietro, capace di attirare a terra la rete senza che si laceri, grazie alla potenza misteriosa del risorto che attira a sé tutti gli uomini (12,32). Egli è l’apostolo che con la sua triplice affermazione di tenerezza e affidando a Lui anche la realtà profonda del suo amore per Gesù (“tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene!” v. 18), ritrova la carità del pastore dopo il suo triplice rinnegamento. Ora la comunione del pasto, realizzata sul pane e sul pesce che Gesù stesso aveva posto, rappresenta la piena riconciliazione e la piena partecipazione dei discepoli al disegno salvifico di Dio che si è compiuto nel corpo di Cristo risorto, tempio dal cui fianco destro (cfr. v. 6) scaturisce l’acqua dello Spirito Santo, dove il pesce vive abbondantissimo (cf. Ez 47,1-12; Gv 19,34).
Come realizzare concretamente l’incontro?
Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)
durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)
- Ricordiamo la vita. (15 minuti) La notte dell’impegno infruttuoso
Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.
- Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 21,1-14 (10 minuti)
La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.
- Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):
- Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?
– Siamo in Galilea, sul mar di Tiberiade. L’itinerario dei discepoli sembra ricominciare daccapo. Sarà un nuovo inizio.
So sperare e credere in un nuovo inizio, proprio quando le circostanze e la vita sembrano riportarmi indietro?
- Chi sono i personaggi, cosa fanno?
– I discepoli vanno a pescare ma non prendono nulla tutta la notte. Se tuttavia essi non avessero perserverato fino al mattino, non avrebbero incontrato il risorto. Come interpreto i miei fallimenti? Qual è la mia personale notte? So perseverare nella pesca come i discepoli, anche se non prendo nulla?
–All’alba Gesù stette sulla riva e i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù «sta» anche nella mia vita, anche se non lo riconosco. Ne sono consapevole?
-Simon Pietro era svestito si cinse la veste e si gettò in mare. Nonostante la vergogna per i miei rinnegamenti, e il fatto che sono nudo, mi gettò verso Gesù con entusiasmo?
– Simon Pietro trasse a terra la rete ed essa non si spezzò. Ho fiducia nell’unità della Chiesa, garantita da Cristo, nonostante tutte le mancanze e i peccati degli uomini?
– Gesù prese il pane e lo diede loro. Gesù mi nutre con la potenza della sua resurrezione, nella Parola e nell’Eucarestia. Ne sono consapevole?
- Cosa dicono i personaggi?
– Gesù chiede ai discepoli: “non avete nulla da mangiare?” e li invita a gettare la rete sul fianco destro. So obbedire alla Parola di Dio e fidarmi del fatto che essa è in grado di superare ogni mia aspettativa, anche nelle situazioni di bisogno?
– Il discepolo amato dice: “è il Signore”. So anch’io riconoscere la sua presenza, in particolare nelle morti/resurrezioni che attraverso nella mia vita?
-Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. “Portate un po’ del pesce che avete preso ora”. Qual è il nutrimento principale della mia vita? So offrire le persone che incontro al Signore, nell’Eucarestia?
- Quale rivelazione è contenuta qui?
I discepoli sono chiamati a vivere la comunione con Cristo risorto, nella Chiesa. Il frutto della missione è assicurato dalla sua Parola e dal suo tempio spirituale costituito dal suo corpo risorto. Nonostante tutte le debolezze della Chiesa, ho fede nella comunione spirituale col risorto?
- Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
