Lettura popolare per II TO Anno B Gv 1, 35-42
Gv 1, 35-42
L’agnello di Dio
Il messaggio nel contesto
IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.
Questo testo liturgico fa parte del prologo narrativo del Vangelo di Giovanni e corrisponde ai racconti sinottici della chiamata dei discepoli (cf. Mc 1, 16-20), con una differenza sostanziale: in Giovanni non è Gesù a chiamare i discepoli, ma sono loro a seguirlo, ascoltando la testimonianza autorevole di Giovanni il Battista. Il racconto inizia infatti con la descrizione del Battista insieme con due suoi discepoli, mentre Gesù passa (vv. 35-36). Giovanni fissa il suo sguardo su Gesù, in modo da penetrarne sempre più il mistero e l’identità e lo proclama come l’agnello di Dio. Colui che deve portare a compimento il progetto di Dio, ossia la remissione dei peccati (cf. v. 29; l’agnello può far riferimento all’agnello pasquale ebraico, che con il suo sangue salva gli abitanti delle case degli israeliti), è qui davanti a loro, è Gesù. I discepoli ascoltano Giovanni e seguono Gesù (v. 37): prima di vedere, cosa che implica già una fede più matura, si tratta di ascoltare una Parola che conduce i discepoli verso Gesù. Non a caso la testimonianza di Giovanni è accostata alla testimonianza della Parola di Dio e del Padre (cf. Gv 5, 33-38). Secondo il Quarto Vangelo infatti è il Padre ad attirare i discepoli a Gesù, attraverso il loro ascolto della Parola e del testimone autorevole, Giovanni il Battista. Gesù si volge allora indietro e li osserva mentre lo seguono; con una domanda: “Che cosa cercate?” egli intende esplicitare il loro desiderio. Essi desiderano vedere dove abita Gesù, conoscerne la dimora (v. 38). Anche se ad un primo livello il significato inteso dai personaggi è quello dell’abitazione terrena, la ripetizione del verbo “dimorare”, allude ad un senso ulteriore, simbolico. La dimora di Gesù è il Padre suo (14, 2. 23) e seguendo Gesù il discepolo dimora presso il Padre. L’evangelista ci riferisce poi solo l’ora di questo incontro, le quattro del pomeriggio (v. 39): si tratta dell’ora del compimento delle promesse per il popolo di Israele.
Ora il fuoco dell’incontro con Gesù si è acceso e si propaga rapidamente (vv. 40-42). A differenza dei sinottici, qui è Andrea che incontra per primo Gesù, assieme ad un altro discepolo non nominato. Egli poi trova Simone, suo fratello, e lo conduce dal “messia”. La vocazione di Simone sarà quella di essere Pietro, roccia. Lo sguardo di Gesù è infatti analogo a quello del Battista, uno sguardo che scava profondamente nell’identità della persona e ne indica il destino e la vocazione: “Tu sarai chiamato Pietro”.
Come realizzare concretamente l’incontro?
Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)
durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)
- Ricordiamo la vita. Quali testimoni autorevoli nella mia vita? Chi sto ascoltando? (15 minuti)
Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.
- Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 1, 35-42. (10 minuti)
La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.
- Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:
- Qual è il tempo in cui accade l’incontro?
Siamo al giorno dopo della testimonianza del Battista su Gesù (29-34). L’incontro avviene alle quattro del pomeriggio. Qui si può riflettere sul fatto che ogni incontro importante per la nostra vita viene ricordato a lungo, anche nei dettagli. Si tratta infatti di un incontro capace di cambiare la vita. Di quale incontro con Gesù conservo memoria?
- Quale luogo?
Non è specificato il luogo dell’incontro, ma possiamo pensare si tratti ancora del fiume Giordano, dove opera il Battista. Il racconto sottolinea invece l’importanza della dimora di Gesù, che anche i discepoli condividono. Simbolicamente la dimora di Gesù è il Padre. Cosa significa dimorare insieme con un persona? Non significa forse entrare più profondamente nel mistero che quella persona rappresenta? Qual è per noi la dimora in cui incontriamo Gesù?
- Quale rapporto tra i personaggi?
È importante aiutare i partecipanti a riflettere sul percorso dei discepoli. Essi sono già discepoli di Giovanni il Battista, sono alla ricerca di Dio nella loro vita, e hanno seguito un voce autorevole. Sono uomini capaci di desiderare in grande, che attendono il messia. Ecco perché ascoltando il Battista, sono in grado di seguire Gesù. Cosa potrebbe rappresentare per me la voce del Battista? Qualche persona che è stata importante? Che ruolo ha la Parola di Dio nell’educare e orientare il mio desiderio?
- Quale rivelazione è contenuta qui?
Gesù è il messia, come uomo vissuto storicamente in una certa epoca e che ha coltivato determinate relazione. Ma quella stessa dinamica di fede, che passa attraverso l’ascolto per arrivare all’incontro con lui, è possibile anche per me, proprio attraverso la parola del Vangelo. In fondo il Vangelo che sto leggendo ha per me la funzione del Battista e mi orienta ad accogliere e seguire Gesù che passa nella mia vita.
Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
