Lettura popolare per II Avvento
Mc 1, 1-8
Giovanni il Battista
Il messaggio nel contesto
IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.
Il titolo traccia tutto il programma narrativo del Vangelo di Marco, che intende mostrare Gesù come il Cristo, il messia che è Figlio di Dio (V.1). Il Vangelo di Gesù è l’annuncio di Gesù, in senso oggettivo e soggettivo. Si tratta non soltanto di un messaggio orale, ma di una parola kerigmatica, ossia di un annuncio che ha in se la sua ricompensa, comunicando l’esperienza della fede e donando i santi effetti della consolazione e della gioia (cfr. 1 Cor 9, 18: “la mia ricompensa è il Vangelo”).
Poi subito viene inserita una citazione biblica (vv. 2-3) che serve da introduzione alla figura di Giovanni il Battista. In questo modo Marco collega strettamente l’AT con il Vangelo. La tradizione anticotestamentaria si compie senza discontinuità nella narrazione marciana con la presentazione del messaggio di Giovanni Battista (v. 4ss). Il messaggero che prepara la strada diviene ora una voce che grida nel deserto di preparare la strada del Signore. Si tratta sia dell’angelo che conduce il popolo nel deserto dell’Esodo (Es 23, 20) sia del messaggero che verrà negli ultimi tempi e sarà identificato con Elia redivivo (cfr. Ml 3, 1. 23). Questo messaggero è una voce potente, che risuona con la profezia di Is 40, 3, secondo la quale, dopo la distruzione del tempio ad opera dei babilonesi, il ritorno grazie all’editto del re Ciro è come un nuovo Esodo attraverso il deserto, in cui il popolo ritrova la strada del Signore. Non soltanto la strada geografica di ritorno a Gerusalemme, ma anche la strada interiore, del cuore, per obbedire alla volontà di Dio.
Il compimento di questa profezia è nella voce che chiama alla conversione e prepara il riconoscimento e l’accoglienza del messia. A chi si rivolge questa profezia? Direttamente alle folle, tramite la voce del Battista, indirettamente a noi che leggiamo, che siamo chiamati a fare posto a Gesù nella nostra vita. Il simbolo di questo cambiamento di vita è nel battesimo di conversione, segno esteriore di una purificazione interiore, che conduce al perdono dei peccati. I segni esteriori, come insegna anche l’AT (Gdc 20, 26; 2 Re 6, 30; 1 Sam 7, 6) sono necessari per giungere alla liberazione del cuore dal male e dal peccato.
Giovanni il Battista ha l’abbigliamento tipico dei profeti (v. 6 cfr. Zc 13, 4) e di Elia (2 Re 1, 8) e si ciba di locuste e miele selvatico, cibo permesso dalla legge e simbolicamente correlato alla terra promessa (cfr. miele in Es 3,8). Tante folle accorrono continuamente a lui, come sottolineato dal verbo al tempo imperfetto (v. 5).
Marco riporta nei due versetti successivi (vv. 7-8) le parole dirette del Battista che chiarisce la sua identità in rapporto al messia. Egli è il più forte, secondo un’indicazione propria della tradizione biblica a riguardo di Dio stesso (cfr. Dt 10, 17; Ger 32, 18) e in rapporto a lui il Battista si paragona al servo che ha il compito di togliere i sandali del padrone. È possibile che dietro a questo riferimento ai sandali del messia si nasconda la tradizione del levirato, secondo la quale se un uomo si rifiuta di sposare la moglie del suo fratello defunto, per dare discendenza al fratello, egli deve essere scalzato davanti alla porta della città. In tal senso Giovanni non può scalzare lo sposo, non può togliergli il diritto riscattare la vedova, Israele/Gerusalemme, secondo la profezia di Isaia (Is 54, 4-5). Questa tradizione si colloca al fondo, ad esempio, dell’episodio di Lc 8, 36 – 50, dove la donna prostituta lava i piedi di Gesù con le lacrime, episodio che non a caso è posto subito dopo la discussione sul rapporto tra il Battista e Gesù. Il messia infatti è l’unico in grado di battezzare nello Spirito Santo ossia di salvare totalmente l’uomo e di integrarlo nella dimensione di Dio. Egli dona lo Spirito Santo, che è l’amore di Dio sposo.
Come realizzare concretamente l’incontro?
Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)
durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)
- Ricordiamo la vita. Quali sono le mie ansie in questo tempo? Che cosa mi attendo dagli altri e dalla vita e magari non arriva? Cosa invece dovrei attendere?(15 minuti)
Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.
- Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 1, 1-8. (10 minuti)
La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.
- Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:
- Qual è il tempo in cui avviene la predicazione del Battista?
Il tempo non è precisato, se non come il tempo del compimento della Scrittura del profeta Isaia. La Parola si compie nella storia al tempo stabilito da Dio. Ma si tratta anche del tempo della nostra vita, di noi che leggiamo il vangelo che è per noi come la parola del Battista. Anche a noi risuona la voce del Battista e nella nostra vita si compiono le antiche promesse. La lettura del Vangelo è per me luogo di autentica conversione del cuore?
- Quale luogo?
Il deserto, luogo della voce che grida, e della preparazione delle vie del Signore è il contesto simbolico e spaziale in cui il Battista opera. Esso richiama l’Esodo di Israele, il suo ritorno dall’esilio babilonese, e il cammino di conversione di ciascuno di noi nella sua vita. Ci si può interrogare su qual’è il deserto che Dio mi sta facendo ora attraversare, tempo di prova e di incontro con lui.
- Chi è il Battista e qual è la sua missione^
Egli è la voce che grida e chiama alla conversione il popolo, nell’attesa del messia. Veste come un profeta dell’Antico Testamento, e la sua predicazione richiama e riassume tutta la predicazione profetica. Egli pratica anche un battesimo, segno esteriore di conversione. Anche nella nostra vita abbiamo bisogno di segni esteriori di conversione. Quali rinunce, quali cambiamenti possono esemplificare e concretizzare la mia ricerca di Dio?
- Quale rivelazione è contenuta qui?
Il Battista non è il Cristo, il messia, ma l’Elia degli ultimi tempi che prepara la strada al più forte. Egli non è lo sposo che si unisce all’umanità sposa ma colui che favorisce tale unione, con la parola e i segni e intercede con la sua preghiera. Anche nella mia vita c’è l’attesa di una festa matrimoniale, di un incontro pieno e perfetto con Dio? Mi sto preparando a questo oppure ci sono in me zone di trascuratezza? Quali persone sono per me come Giovanni Battista?
Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
