“Il codice del dono” Omelia XXV TO Anno C

 

 

Un uomo ricco che ha un amministratore, quando perde fiducia in lui normalmente lo licenzia, non lo loda. Invece qui  l’uomo ricco non solo non si arrabbia per aver perso una parte consistente del suo patrimonio, ma addirittura loda la scaltrezza dell’amministratore.  C’è tanta ironia in questa parabola: Gesù ci vuole provocare, vuole dirci che per quest’uomo ricco, che è Dio, noi siamo peggio, molto peggio di un amministratore disonesto. Infatti ci siamo affezionati a tal punto alle nostre ricchezze, che in realtà appartengono a lui, da tenercele strette con gelosia, nel timore di perderle, fingendo in tal modo di servire Dio.

Invece quest’uomo ricco non è attaccato alla sua ricchezza e l’amministratore disonesto conosce fin troppo bene la sua magnanimità. Ha capito infatti che a quest’uomo la ricchezza  serve soltanto per creare relazioni, per fare un dono che generi reciprocità, cioè che sia poi restituito in altra forma, secondo le possibilità di colui che riceve il dono.  Nel dono è scritta anche la reciprocità, non nel senso che chi dona, dona per ricevere, ma nel senso che chi dona pone in movimento un principio d’amore che sarà in grado di fare crescere l’altro nella sua dignità e di metterlo nella condizione di restituire questo dono.

Dio è così. Quando ci ha creati ci ha fatto un dono, mettendoci nella condizione di restituirlo, con l’offerta della nostra vita.  Quando ci ha redenti si è rivelato come colui che dona suo Figlio, perché il Figlio possa ridonare a lui se stesso e tutta l’umanità. Se ci avesse schiacciato con la sua superiorità impedendoci di rispondere al suo dono, non sarebbe stato Dio, perché l’essenza di Dio è comunicazione, amore, libertà che suscita l’altro e invita alla reciprocità. Dio è reciprocità, perché dona chiamando alla libertà e suscitando una libera risposta d’amore.

Dentro questa parabola c’è il mistero di Dio che si rivela in Cristo e il mistero dell’uomo, c’è tutta la nostra vita e la nostra società. Ogni ricchezza umana genera reciprocità perché è dono di Dio fatto per entrare in un circuito virtuoso di doni. La ricchezza economica, finanziaria e industriale, e tutto il capitale umano dei talenti, dei desideri, delle vocazioni di ogni persona viene liberato e moltiplicato da un Dio che dona ricchezza per suscitare relazioni.

Dobbiamo pregare e darci da fare perché la luce della fede risplenda ancora  come una fiaccola in grado di liberare e rinnovare tutta la società dell’uomo, in una lotta, prima di tutto spirituale, contro quelle potenze che tengono per se la ricchezza, e che si annidano nascostamente anche nel cuore di ciascuno di noi.

Quando il potente trama per diminuire l’efa ed aumentare il siclo, come dice Amos, cioè per ribaltare alla radice il funzionamento della giustizia e della legge, noi cristiani dobbiamo indignarci, perché dietro questa trama c’è un progetto autoritario, che vuole asservire il povero, impedendo la crescita culturale e civile di un paese.  Quando l’imprenditore aumenta le rendite del proprio capitale mettendole in paradisi fiscali, invece di investirle nell’innovazione e nel lavoro, noi cristiani dobbiamo indignarci, perché questo blocca la crescita  e avvita ulteriormente la crisi di lavoro, soprattutto per i giovani.  Se qualcuno di noi mette in soffitta i propri talenti e si chiude in un universo protetto e apparentemente appagato, noi cristiani dobbiamo correggerlo fraternamente, e dirgli che in questo modo priva il mondo di una parte necessaria di ricchezza, quella costituita dalla sua persona.

Dice San Paolo a Timoteo: “Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio.”  La dignità dell’uomo è resa possibile da una società in cui la ricchezza, materiale e spirituale, sia messa in circolo in modo che ciascuno possa intuire i suoi doni, la sua vocazione e  avere la possibilità di compiere la sua umanità, donando ulteriore ricchezza. E se i giovani devono andare all’estero ormai per trovare lavoro e per realizzarsi? Anche noi, come san Paolo, siamo molto preoccupati e non smettiamo di pregare per chi ha più responsabilità, perché siano rimossi i vincoli che impediscono oggi a un giovane di crescere e mettere in circolo i suoi doni.

 

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

Una opinione su "“Il codice del dono” Omelia XXV TO Anno C"

  1. complimenti, don Davide! che il Signore ti protegga e ti benedica perché quello che stai facendo, sono certa che gli piace molto!

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