I samaritani non accolgono Gesù perché sanno che è diretto a Gerusalemme, perchè la sua missione si deve compiere in quella città. Era dai tempi della nascita del Regno del Nord nel X sec. a. C. che le tribù del nord di Israele avevano smesso di andare a Gerusalemme e avevano potenziato i propri santuari locali. Da quel momento, passando attraverso diversi stravolgimenti politici e deportazioni di classi dirigenti, si era creata una regione, la Samaria, con un culto autonomo da quello del tempio di Gerusalemme. I samaritani, all’arrivo di Gesù, reagiscono con un riflesso automatico: siccome è un profeta giudeo, il suo annuncio non li riguarda, anzi essi sono apertamente ostili. La tentazione alla quale cedono i samaritani è di interpretare Gesù nel quadro dei propri riferimenti ideologici, politici, morali o religiosi, e quindi di rifiutarlo perché egli non vi rientra. È una tentazione molto comune oggi, in un tempo in cui la società tende a polarizzare e schematizzare in schieramenti avversi tutte le visioni culturali e politiche. È la logica mediatica, che semplifica tutto con lo schema alleato/nemico e che tenta di ridurre all’interno di queste categorie anche il vangelo annunciato dalla Chiesa. Noi cristiani siamo invitati da Gesù a non lasciarci intrappolare da queste strettoie. Un cristiano deve essere di sinistra, di destra o di centro? Un cattolico deve essere un moderato o appartenere alle ali estreme? La Chiesa sta con i ricchi o con i poveri, è reazionaria o progressista? Ogni volta che c’è il tentativo di far rientrare il vangelo in questi schemi, dobbiamo temere una strumentalizzazione, una riduzione del vangelo, che va a discapito dell’annuncio e lo impoverisce terribilmente.
Si, perché il vangelo non è prima di tutto un ideale o una teoria, ma una persona da seguire, Gesù, il messia che va verso Gerusalemme.
E se seguiamo Gesù, sapremo anche evitare la tentazioni dei discepoli, che è quella di pronunciare un giudizio definitivo non solo sulle persone, e anche sui gruppi e i movimenti storici. Siccome i samaritani non accolgono Gesù per motivi politici, allora i discepoli invocano il fuoco dal cielo, secondo il modello del profeta Elia inseguito dall’esercito del re, sul quale scende il fuoco come punizione divina. Ma se Elia è una vittima del re, Gesù è ancora un uomo libero e la reazione dei discepoli ha tutta l’aria di essere una ritorsione violenta per il rifiuto che hanno ricevuto. Anche noi siamo soggetti a questa tendenza, di inasprire il nostro giudizio verso chi sta fuori, verso chi non condivide ideali, opinioni, valori, verso chi professa apertamente una visione dell’uomo antagonista all’etica che nasce dalla fede cristiana. A volte il pluralismo di idee e visioni del mondo ci sembra una minaccia e vorremmo eliminarlo per imporre la nostra verità.
Ma Gesù è più che un profeta che annuncia il Regno di Dio, perché il Regno è la sua stessa persona, e la sintesi di tutti i nostri valori e di tutte le verità in cui crediamo si trova, oltre ogni ideale e ogni giudizio verso l’altro, nella mitezza e nell’obbedienza con cui Egli si affida al progetto di Dio. Egli indurisce il volto verso Gerusalemme, ossia affronta con decisione la violenza degli uomini, attaccati al loro potere, perché si compia un disegno più alto e imprevedibile in una logica umana, il disegno della sua ascensione, della sua salita e ingresso definitivo nel Regno del Padre, quel regno dove l’amore vince definitivamente sulla violenza e sulla morte. Quel regno il cui contrassegno definitivo è la croce, simbolo di una potenza capace di trasformare radicalmente il male in bene.
Questo ci educa ad accogliere la libertà degli altri nel disegno di Dio, a coltivare in noi una incrollabile fiducia nella Sua capacità di trasformare il male in bene, a fare dell’annuncio cristiano non un imposizione ma una proposta caratterizzata dalla gratuità e da una sovrabbondanza d’amore. Noi non annunciamo il vangelo perché il mondo si conformi ad un’unica logica, ma perché abbiamo conosciuto la potenza dell’amore che scaturisce dalla croce, e non possiamo trattenerla in noi stessi. Una logica, se volete, c’è, è la logica paradossale del dono!

Se il Signore dona i suoi sentimenti ed l’ottimismo …
… in questo oggi di persone che sanno, giudicano e condannano; in quatomondo violento;
Quando Gesù passa nella mia vita, che rispondo?
… le comodità sono i miei “no”; gli affetti sono ancore pesanti; i doveri comodi ripari per nascondersi …
Allora dice a noi:Seguimi!
… non è facile la tua libertà nel servizio e, a chi ci fà del male, rendere ragione con dolcezza e rispetto;
Dacci la tua Sapienza, passione ed amore!
La comunità di san Lorenzo in strada