La vedova – Chiesa e i suoi due spiccioli ( Omelia XXXII TO Anno B )

 

Oggi se in una coppia anziana muore il marito, la vedova ottiene la reversibilità della pensione del marito. In Israele una vedova non aveva diritto neanche all’eredità del marito e se era troppo anziana per risposarsi non aveva nessuno che potesse sostenerla economicamente e proteggerla. La vedova era, come l’orfano, tra le categorie più deboli e povere.

Chi può difendere la vedova? Solo Dio. Solo in lui essa può confidare e abbandonarsi. Un comandamento della legge di Mosè recita: “Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani” (Es 22, 21 – 32).

Il simbolo della vedova, nel suo totale affidamento a Dio, viene riferito dai profeti a Gerusalemme, che è stata distrutta, e i suoi figli sono andati in esilio. Quando tuttavia un’editto inaspettato del re persiano Ciro nel 538 a.C. permetterà al popolo di ritornare a Gerusalemme e ricostruire il tempio, ecco allora che la vedova ha ritrovato il suo sposo Dio, e insieme ad esso i suoi figli (Is 29, 13).

Nel vangelo la vedova è comunità cristiana a cui lo sposo è stato tolto, essendo morto sulla croce. Ma Gesù è salito a Dio Padre per proteggere la Chiesa da lassù. Ella infatti sa che “Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore”, come abbiamo ascoltato dalla lettera agli Ebrei.

Chi è dunque la Chiesa e qual è il suo vero tesoro? Essa è la vedova di Cristo, che alla fine della storia ritroverà definitivamente il suo sposo e il suo vero tesoro è in cielo. E poiché appartiene a Dio e non ha paura di mancare di qualcosa perché tutto riceve da Lui, ella dona tutta se stessa, senza pensare a trattenere qualcosa.

Questa immagine della Chiesa che il vangelo ci consegna deve essere tradotta e attualizzata per l’oggi. Se la Chiesa è sposa e vedova questo significa che la sua essenza non sta in qualche particolare attività, ma nell’amore che costituisce la sua vita. Così come non ci si sposa per far da mangiare e nemmeno semplicemente per fare i figli, ma anzitutto per amore, anche la Chiesa non esiste solo per organizzare delle attività, ma per vivere e testimoniare l’amore del suo sposo.  Pensiamoci bene: siamo capaci di organizzare belle feste, tante attività, gruppi giovanili, gite e campeggi, ma questo potrebbe farlo anche un centro culturale e a volte anche meglio di noi, con più dispiegamento di risorse e di professionalità, come quei ricchi che gettavano grosse somme nel tesoro del tempio. Noi invece, come la povera vedova, cosa abbiamo? Solo due poveri spiccioli. Eppure quelli valgono molto più di qualsiasi struttura sportiva o ricreativa all’avanguardia, perché essi sono il segno concreto della nostra offerta a Dio, del primato di Dio nella nostra vita. Ammettiamo pure che sia importante fare le cose al meglio – e lo è certamente-, tuttavia ciò che rimane non è né la perfezione organizzativa né la quantità di risorse. I nostri due spiccioli sono lo stile di amore e gratuità con cui doniamo del nostro tempo a Dio e agli altri così da offrire loro ciò che nessun altro è in grado di offrire: Dio.

In tal modo tutte le attività ecclesiali – penso alla preparazione ai sacramenti che segnano le tappe della nascita, della maturazione, delle grandi scelte della vita e dei suoi passaggi più sofferti fino a quello definitivo, alle messe domenicali, alle associazioni e movimenti come luoghi formativi, ai momenti conviviali – in fin dei conti tutta la vita della Chiesa è nello stile della gratuità un primo annuncio di Gesù.

E allora se c’è un po’ il rischio dell’attivismo, di essere troppo concentrati sulle cose da fare perdendo di vista l’essenziale, facciamo come la vedova di Elia, prepariamo una focaccia prima per il profeta, diamo prima un po’ di tempo a Dio attraverso la preghiera ogni giorno e poi il Signore moltiplicherà il nostro tempo per tutte la attività familiari ed ecclesiali. E questo particolarmente quando siamo tentati dal dire che ci manca tempo, come la vedova di Sarepta, che a causa della carestia non aveva più farina né olio. È vero che il tempo è poco, ma il Signore lo moltiplica per gli altri quando mettiamo lui al primo posto.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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