Gv 2,13-22
Gesù tempio spirituale
Il messaggio nel contesto
Nel Vangelo di Giovanni l’episodio della purificazione del tempio si colloca all’inizio dell’attività ministeriale di Gesù, per mostrare il segno che sintetizza tutta la rivelazione di Cristo, ossia il tempio del suo corpo, distrutto nella morte in croce e ricostruito dopo tre giorni con la resurrezione. Gesù sale a Gerusalemme (v. 13) in prossimità della festa di Pasqua, come tutti i giudei. Dal momento che Gesù morirà anche, durante questa festa (cf. 19,14), il richiamo conferma il collegamento con la morte e resurrezione di Gesù.
Entrando nel tempio Gesù incontra subito, nella parte più esterna, detta atrio dei gentili, i venditori di animali destinati al sacrificio e i cambiavalute e li caccia con una sferza di cordicelle (v. 15). Poi spiega questo suo gesto con il riferimento al “Padre suo” (v. 16): la coscienza che Gesù ha di essere “Figlio” lo porta ad indignarsi per il mercato che si crea all’interno di un luogo santo (cf. Zc 14,21) e a compiere un gesto dal forte sapore “profetico”. La casa del padre non può infatti diventare un luogo in cui l’attività principale sia il commercio, per il profitto dei venditori e il potere della classe sacerdotale. Il suo è uno zelo che “lo divora” e che gli toglie la vita, nel senso che provoca lo scherno e l’ingiuria dei nemici, come a ogni profeta (v. 17, cf. Sal 68,10). I giudei, probabilmente coloro che erano a guardia del tempio, chiedono a Gesù quale autorizzazione egli abbia per poter compiere questo gesto. La richiesta di un “segno” orienta il lettore a intuire fin d’ora la loro incredulità nei confronti di Gesù. Essi reagiscono in modo ironico all’affermazione di Gesù, identificando nell’espressione “questo tempio”, il tempio materiale ricostruito a Gerusalemme con il ritorno dall’esilio babilonese, ampliato e arricchito da Erode il Grande con una serie di lavori iniziati 46 anni prima. Gesù invece, come chiarisce il narratore, parlava del tempio del suo corpo (v. 21). Con le espressioni “abbattere” e “risollevare” ci si può infatti ambiguamente riferire sia ad una costruzione che ad un corpo umano. È il corpo morto e risorto di Gesù il luogo dell’adorazione del Padre (cf. 4,23) da cui scaturisce l’acqua viva dello Spirito Santo (cf. 7,38; 19,34).
I discepoli, alla luce della resurrezione di Gesù, si ricordano della Scrittura (v. 17) e della parola di Gesù (v. 22). Entrambe si compiono nel mistero della morte e resurrezione di Gesù, attraverso cui il corpo di Gesù diviene il tempio escatologico (cf. Ez 47).

Come realizzare concretamente l’incontro?
- Qual è il contesto simbolico in cui Gesù si trova? Siamo nel tempio di Gerusalemme, il luogo centrale del culto di Israele. Si può pensare a quel luogo come all’edificio fisico che rappresenta tutta la storia della rivelazione veterotestamentaria e anche al suo compimento alla fine dei tempi, con il tempio profetizzato da Ezechiele (Ez 47).
- Qual è il tempo in cui avviene il fatto? Siamo in prossimità della festa di Pasqua che richiama al momento più importante per il culto di Israele e al sacrificio degli agnelli. Questa festività di Pasqua richiama l’ultima, quella in cui Gesù morirà in croce. Dunque questo episodio in un certo senso anticipa l’ora dell’innalzamento in croce di Gesù.
- Chi sono i personaggi in gioco? Gesù, i venditori e i cambiavalute, i giudei, i discepoli. Gesù rimane il protagonista indiscusso di tutto l’episodio, che si può suddividere in due scene: cacciata dei venditori e dialogo con loro; dialogo con i giudei. Entrambe le scene si concludono con il ricordo dei discepoli. I Giudei mostrano già qui, con la loro domanda ironica, l’incomprensione e la mancanza di fede nei confronti di Gesù. I discepoli invece sono in cammino per comprendere l’identità di Gesù. Un cammino che si compirà con la resurrezione di Gesù.
La gestione del potere è un servizio che apre la mia vita a Dio e ai fratelli e quindi alla scoperta di Gesù oppure mi isola in me stesso e mi allontana dagli altri?
- Quale trama si svolge? Gesù compie un segno “profetico” nel tempio, scacciando i venditori, per il quale egli è autorizzato dal “Padre suo”. Questo segno ha a che fare con la Scrittura che i discepoli ricordano (Sal 68,10). Tuttavia in esso è contenuto un elemento molto più profondo, a cui la parola di Gesù, in risposta ai giudei, intende fare allusione. Questo tempio è il suo corpo, morto e risorto, nel quale si compiono tutte le Scritture e tutta la rivelazione dell’AT. Sono in grado di porre nella mia vita anche dei gesti profetici di rottura nei confronti di abitudini consolidate, vizi, mentalità che allontanano da Dio?
- Quale rivelazione di Gesù per la mia vita? Tutta la storia della salvezza si compie nel corpo di Gesù e nel dono dell’acqua viva, che è lo Spirito Santo. Ciò significa che non c’è alcuna istituzione umana che possa avere questa pretesa, contro ogni assolutismo e ideologia. Tutte le realizzazioni umane che non si pongono a servizio dell’uomo ma divengono autoreferenziali, come, per certi aspetti, il mercato finanziario oggi, sono da purificare. Ma questo vale anche per ogni realtà che attraversa la mia vita, dal lavoro, all’impegno ecclesiale, alle relazioni di amicizia. Ogni aspetto deve comporre un quadro che mi aiuti a fare della mia vita la “casa” di Dio, nel corpo di Cristo.Come fare della casa della mia vita il corpo stesso del Signore Gesù? Come aprire le realtà del mondo alla presenza di Dio e al servizio dell’uomo?
- Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte, con attenzione, per farlo entrare nella mia memoria
- Entro nel contesto del racconto, nel suo spazio e tempo particolari: siamo nel Tempio di Gerusalemme, in mezzo a tanta gente che vende e compra
- Chiedo una grazia, ad esempio quella di maturare una conoscenza interiore di Lui, che è il mio maestro, per amarlo seguirlo sempre più
- Vedo ciò che i personaggi fanno e ne ricavo un frutto
- Ascolto ciò che i personaggi dicono e ne ricavo un frutto
- Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
- Concludo la preghiera con un Padre Nostro
