Passi per la preghiera personale
• Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte, con attenzione, per farlo entrare nella mia memoria
• Chiedo una grazia, ad esempio quella di maturare una conoscenza interiore di Gesù, che è il mio maestro, per amarlo seguirlo sempre più
• Scelgo una Parola o una frase che mi colpiscono e cerco di capirne il senso per la mia vita.
• Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
• Concludo la preghiera con un Padre Nostro
Prima Settimana di Quaresima
Lunedì 19 febbraio – Mt 25,31-46
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Gesù si identifica con i piccoli e i bisognosi, con chi è meno fortunato di noi e non ha avuto le stesse risorse di partenza oppure si è scontrato con la malattia, la povertà, i condizionamenti sociali. Gesù non elimina con un colpo di spugna la fragilità da questo mondo, ma si fa lui stesso fragile, povero, piccolo, perché Dio possa abitare ogni frammento della condizione umana e ogni istante della nostra vita, anche quelli più vuoti e dolorosi. Chiediamo oggi la grazia di vedere Gesù nella piccolezza e nella fragilità, in noi e negli altri.
Martedì 20 febbraio – Mt 6,7-15
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Gesù insegna a pregare ai suoi discepoli. Il Padre Nostro è la forma più alta di preghiera e la sintesi di ogni preghiera, non tanto per le parole che contiene, ma soprattutto per lo spirito che le muove, e che è caratterizzato da una strutturale e incontrovertibile consapevolezza di essere amati come figli. Pregare il Padre Nostro significa alimentare la nostra coscienza con il nutrimento dell’amore del Padre, da cui ci sentiamo guardati con stima, con amicizia, con tenerezza. Significa anche cogliere ogni giorno questo amore in ogni relazione e in ogni evento, come pane che ci nutre e ci da la vita.
Mercoledì 21 febbraio – Lc 11,29-32
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Gesù invita a vedere in lui il segno della profezia di Giona, che è stato mandato da Dio ad annunciare la sua misericordia verso gente violenta e peccatrice, nella città di Ninive. Così Gesù è inviato dal Padre a rivelare la sua misericordia verso ogni uomo, senza eccezioni e a donare una sapienza che è superiore perfino a quella del re Salomone, perché proviene da Dio stesso. Gesù ci rivela un Padre che non ha paura del peccato dell’uomo, anzi, viene incontro all’uomo nella sua situazione concreta, senza chiedere nulla, ma solo donando il suo amore. L’unico peccato che Gesù condanna è l’indifferenza di chi crede di essere già a posto.
Giovedì 22 febbraio – Mt 16,13-19 cattedra di San Pietro Apostolo
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Gesù chiede ai suoi discepoli quali siano le opinioni prevalenti della gente a suo riguardo. Molti lo considerano un profeta, come Elia, come Geremia, come i grandi profeti di Israele. È già un giudizio lusinghiero, importante. Ma Gesù non si accontenta: chiede ai suoi discepoli un opinione personale, che nasca dal loro rapporto di amicizia e condivisione con lui. Non basta sapere delle cose di Gesù o ritenerlo un uomo importante o carismatico, è invece importante chiedersi chi sia per me, che rapporto io abbia con lui, che spazio e rilevanza abbia lui nella mia vita, quale desiderio mi muova a seguirlo. Solo così potrò approfondire chi sono io davanti a lui, qual è il nome con cui mi chiama ad essere me stesso.
Venerdì 23 febbraio – Mt 5,20-26
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Gesù invita a vivere con radicalità la riconciliazione nei rapporti umani. Non è affatto facile, quando le ferite sono profonde e ancora non rimarginate dal tempo e da gesti di ravvedimento che provengano da chi ci ha offeso. Noi però abbiamo bisogno di gettarci alle spalle l’amarezza, la delusione, il risentimento che covano nel nostro cuore come una malattia che minaccia di infettarne tutti i tessuti. Se allora impariamo a gettare dietro le spalle le nostro pretese di giustizia, a coltivare uno sguardo empatico, capace di comprendere i limiti altrui, non è per “buonismo” ma, al contrario, per “egoismo”, perché vogliamo liberarci dal male e tornare a gustare una pace più profonda. Solo il perdono permette di rigenerare la vita.
