Pregare con il vangelo della Domenica

Il lebbroso guarito (VI TO B)

Mc 1,40-45

Mentre Gesù è impegnato nella sua azione missionaria per tutte le sinagoghe della Galilea (cf. v. 39),  che un lebbroso si avvicina a Gesù manifestandogli la sua fede nei suoi confronti: “basta che lo voglia e Gesù lo può guarire”. Di quest’uomo non sono forniti tanti dettagli biografici, ma solo l’informazione che è ammalato di lebbra e che manifesta un atteggiamento di fiducia incondizionata verso Gesù. Quando nei vangeli un personaggio è anonimo, significa che il lettore può e deve immedesimarsi nel personaggio stesso. In tutto l’Antico Testamento si narrano soltanto due guarigioni dalla lebbra, una di Maria sorella di Mosè ad opera di Dio stesso e l’altra di Eliseo verso la mano di un pagano. La lebbra nell’AT è una malattia che esclude l’uomo da tutti i suoi legami sociali ed è assimilata alla morte (Nm 12,12), così che soltanto Dio può guarirla (2 Re 5,7). Attraverso due participi verbali (parakalòn kai lègon: supplicava e diceva, cf. 6,56;7,32;8,22) si esprime una richiesta ripetuta, che mostra in atto la fede dell’uomo nella possibilità di Gesù di guarirlo. Con un terzo participio (gonypetòn: inginocchiato, cf. Mc 10,17) si evince il suo atteggiamento di radicale riverenza e dipendenza da Gesù, assimilato alla figura stessa di Dio. 

 Con una compassione che Gesù prova spesso nei confronti dei malati e delle folle (cf. 6,34; 8,2; 9,22) e che è segno dell’amore stesso di Dio per il suo popolo nell’AT, Gesù tende la mano e lo tocca, con un gesto che rievoca l’opera potente del braccio di Dio nell’AT (cfr. Es 6,6; 7,5).

L’azione di guarigione è motivata dunque, secondo il narratore, dal sentimento di compassione di Gesù, che si caratterizza come il vero e proprio “motore” dell’azione e insieme una rivelazione dell’identità del protagonista. Infatti questo verbo che esprime compassione (splancnistheis v. 41) si trova come sostantivo anche nel libro della Sapienza per indicare la tenerezza del padre Abramo verso il figlio Isacco (cf. Sap 10,5) e in certo modo si ricollega alle viscere “paterne” di Gesù, il messia rivelatore del padre.

Gesù poi tende la mano e tocca il lebbroso e in tal modo supera la legge, che vietava di toccare un lebbroso perché impuro (Lv 5, 3). Egli vince l’impurità non arginandola con il muro della legge, ma con la potenza di quell’amore compassionevole che lo spinge a infrangere il muro e toccare la pelle ammalata dell’uomo. In questo segno vi è già una rottura e quindi un compimento rispetto alla prassi legale di Israele. Il compimento della legge si rivela proprio nella deroga ad essa, rivelando all’opera un amore in grado non solo di segnalare il male, ma molto più di guarirlo. Da qui in poi una serie di miracoli ottenuti tramite la fede dei presenti e la misericordia di Gesù metteranno Gesù in contrapposizione con le autorità legali del tempo. Il racconto del lebbroso anticipa dunque tutto il successivo versante della sequenza (2,1-3,6).

Le parole di Gesù ripetono quelle del lebbroso, indicando la volontà precisa di Gesù e al contempo esprimendo con un verbo in forma passiva: “sii purificato” un’azione che avviene certo per volontà di Gesù ma grazia ad una potenza nascosta e liberante. Infatti il verbo “sii purificato (kataristheti) è un aoristo passivo di katharizo senza complemento d’agente espresso. In casi come questo (cf. 7,34) il soggetto dell’azione, nel complemento sottinteso, è Dio stesso (passivo divino). L’azione di Gesù conferma lo sfondo veterotestamentario dell’Esodo, per cui Dio è dipinto come colui che agisce col braccio disteso (cf. Es 6,6): infatti nelle azioni e nelle parole di Gesù è presente l’azione stessa di Dio, che libera e guarisce l’uomo. Non a caso subito dopo il narratore constata l’efficacia del miracolo (v. 42), con il medesimo verbo alla voce passiva (fu guarito).

Che nello sfondo di questo racconto vi sia la questione della Legge di Israele, donata da Dio sul monte Sinai, al culmine dell’itinerario di liberazione e rivelazione da parte di JHWH nei confronti del suo popolo, lo conferma Gesù stesso, con un tono piuttosto severo. Gesù infatti sgrida il lebbroso, intimandogli di non dire niente a nessuno, per non fargli pubblicità impropria e di andare dai sacerdoti ad attestare la guarigione, secondo la legge di Mosè (Lv 14,3-30).  Se la compassione di Gesù ha oltrepassato le barriere della legge, con un atto senza precedenti, allo stesso modo il lebbroso guarito rende nota una parola (o logos), annunciandola (kerysson). L’ex lebbroso infatti non rinuncia ad andare per tutti i luoghi ad annunciare e rendere noto il fatto. La potenza del Vangelo comincia a diffondersi, malgrado questa sia solo una fase iniziale e prolettica di un futuro annuncio, che seguirà la resurrezione di Gesù. L’ordine trasgredito è un’indicazione narrativa per il lettore, che deve qui vedere un anticipo di una gloria futura, che potrà comprendere alla luce della morte in croce di Gesù, dove si compie la rivelazione dell’intero racconto evangelico. Si tratta qui dell’anticipo di ciò che si troverà pienamente solo alla luce della croce, dove si esprime in pienezza la misericordia del Figlio di Dio per ogni uomo.

L’ira di Gesù verso il lebbroso guarito e il gesto deciso con cui lo caccia via da sé sono indicazioni forti per il lettore, perché capisca che c’è ancora del cammino da fare dietro a Gesù, prima che si riveli totalmente la sua identità messianica e si comprenda il compimento/superamento della Legge in Lui e nella Sua misericordia. Intanto il discepolo e, con lui, il lettore, sa che la testimonianza del lebbroso guarito attraverso i “sacerdoti” è rivolta “a loro”, ossia agli ebrei che Gesù incontra nelle “loro” sinagoghe. È chiaro qui il punto di vista ideologico del narratore, che fa riferimento alle leggi di purità rituale, e alla pratica sinagogale, come a ciò che non riguarda più il suo lettore, chiamato a camminare dietro a Gesù fino al compimento della croce.

  • Tempo e luogo

Gesù ha appena abbandonato Cafarnao ed è libero di obbedire al progetto di Dio, di andare dappertutto. Ha visitato la Sinagoga, è stato in casa di Simone, ha percorso la città ed i villaggi vicini ed ha viaggiato per tutta la Galilea. Il suo messaggio deve estendersi a tutti ed in ogni luogo. Nell’episodio che stiamo analizzando lo sorprende dunque un lebbroso a supplicarlo, in modo continuativo.

  • Personaggi, cosa dicono e cosa fanno.

L’atteggiamento di Gesù è caratterizzato dal verbo della compassione, dell’amore profondo nei confronti del lebbroso. Mi metto sotto lo sguardo di Gesù. Egli distende il braccio, con la potenza del Dio dell’AT, lo tocca e dice: “lo voglio, sii purificato”. Gesù vuole la guarigione, la libertà dell’uomo, e attraverso la sua parola si mette in atto la potenza stessa di Dio (cfr. sii purificato, sottinteso “da Dio”). Entro progressivamente in questa fiducia nella parola di Gesù.

  • Rivelazione

La potenza del Vangelo è già all’opera, ma per ora non si può ancora comprendere da dove essa nasce. Essa proviene infatti dalla morte in croce di Gesù e dalla sua resurrezione. Egli è in grado di guarire dalla morte, rappresentata dalla lebbra, perché l’ha presa su di se sulla croce. Questa potenza di guarigione del Vangelo sarà universale, come universale è la provenienza dei malati che accorrono da Gesù, in luoghi deserti. Contemplo la croce come una potenza che mi guarisce.

  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte, con attenzione, per farlo entrare nella mia memoria
  • Entro nel contesto del racconto, nel suo spazio e tempo particolari: Gesù si trova per strada e incontra un lebbroso che gli viene incontro
  • Chiedo una grazia, ad esempio quella di maturare una conoscenza interiore di Lui, che è il mio maestro, per amarlo seguirlo sempre più
  • Vedo ciò che i personaggi fanno e ne ricavo un frutto
  • Ascolto ciò che i personaggi dicono e ne ricavo un frutto
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
  • Concludo la preghiera con un Padre Nostro

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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