Mt 21,1-11 (Palme)
Il Re entra a Gerusalemme
Il messaggio nel contesto
Il testo di Matteo si apre con l’arrivo di Gesù a Betfage, verso il monte degli Ulivi. Matteo a differenza di Marco e di Luca non cita Betania, ma mette in maggiore rilievo la menzione del monte degli Ulivi e di Betfage. Come mai? Anzitutto dobbiamo notare la menzione del termine “Signore”: “Se qualcuno vi dirà qualcosa, gli risponderete che il Signore ne ha bisogno”(v. 2). Questo termine indica il riconoscimento dell’autorità stessa di Dio in Gesù (cf. Mt 14,28.30). La duplice menzione del termine Signore e della notazione geografica sul monte degli Ulivi si trova in Zc 14,3-4, testo in cui si parla del combattimento finale di Dio contro le nazioni che culmina sul monte degli Ulivi dove si instaura definitivamente la Signoria regale di Dio su tutta la terra (v. 9). Tale regalità sarà adorata nel giorno di Sukkot, o festa della capanne, in cui tutti i superstiti delle nazioni andranno ad adorare il re, il Signore degli eserciti (v. 16). Inoltre a Betfage (casa del fico, secondo il Talmud) si preparavano i pani della proposizione che dovevano essere portati al Tempio di Gerusalemme. Quindi la menzione di Betfage rimanda al Tempio, dove Gesù entrerà al v. 12. Queste notazioni geografiche indicano dunque che il tempo definitivo è arrivato e il Signore prende possesso del tempio in Gerusalemme. Gesù è un messia regale che porta la definitiva presenza di Dio con noi nel suo tempio! Non a caso la folla accoglie Gesù con le parole del Salmo 118,26a: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Questo Salmo viene cantato nella festa popolare delle tende (sukkot) nella quale il popolo, ricordando il cammino nel deserto e l’attesa della terra promessa, attende l’arrivo del messia regale. La liturgia di questa festa, accennata dal Salmo (cfr. v. 27b), prevede l’uso di rami frondosi in corteo, fino ad arrivare ai lati dell’altare, e richiama certamente la descrizione dei rami tagliati dagli alberi e disposti lungo la strada (v. 8). Anche il grido “Osanna” è ripreso dal Salmo 118 al v. 25, dove il testo ebraico recita: “hoshî’ah nna’” che si traduce: “dona la salvezza”.

Quanto detto viene confermato dalla narrazione che si può suddividere in tre parti: 1. ordine di Gesù e citazione profetica (1-3) 2. esecuzione dei discepoli ed entrata trionfale (6-9) 3. reazione di Gerusalemme (10-11). Tra l’ ordine di Gesù (1-3) e l’ esecuzione dei discepoli (6-7) c’è al centro la citazione di compimento del profeta (4 -5), che ha grande importanza per chiarire la portata rivelativa dell’ingresso di Gesù. Si tratta delle citazioni esplicite di Zc 9,9 e di Is 62,11. Riguardo alla citazione di Zaccaria è interessante notare che Matteo la modifica, tralasciando le due qualifiche iniziali date al Re messia, ossia “giusto e vittorioso”. In tal modo risalta quasi unicamente l’umiltà e la mitezza di questo re che entra in Gerusalemme. L’umiltà è segnalata dall’asino, sul dorso del quale Gesù entra e che è una cavalcatura propria del tempo di pace, come conferma il prosieguo della citazione di Zaccaria: “Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti…” (Zc 9,10). Questi è il re mite e umile di cuore che dona pace e consolazione a tutti coloro che sono oppressi (cf. Mt 11,29). L’ingresso di Gesù a Gerusalemme è un annuncio che richiede una conversione, un riconoscimento da parte di Gerusalemme, perché la vittoria non è ancora stata ottenuta. Come Gerusalemme accoglierà il suo re mite ed umile? È evidente l’intento narrativo di Matteo. Gesù è certamente il re-messia, ma nella forma del servo sofferente, che instaura il suo regno passando attraverso il rifiuto del suo popolo e la morte. La folla reagisce alla fine rispondendo alle domande agitate dei cittadini: “Chi è costui?”, “è il profeta Gesù da nazareth di Galilea”. (v. 11). Ma Gesù è certamente più che un profeta! In questo modo essa esprime e quasi inaugura il futuro rifiuto di Gerusalemme nei confronti nel messia regale umile e pacifico che è arrivato a lei.
- Spazio e tempo
Gesù è ora vicino a Gerusalemme e arriva al monte degli ulivi, luogo in cui, secondo i profeti, il Signore dovrà porre i suoi piedi e stabilire il Regno di Dio a partire da Gerusalemme. Mi rendo consapevole dell’importanza e della solennità di questo ingresso, che ricapitola fin dall’inizio tutto l’itinerario di morte e resurrezione del messia, a Gerusalemme.
- Cosa fanno e dicono i personaggi?
Gesù invia i suoi discepoli: mettendomi nei panni dei discepoli, voglio collaborare a questa instaurazione del Regno di Gesù nel mondo. I discepoli fanno come gli ha ordinato Gesù e così si compiono le Scritture dei profeti: mi chiedo come la mia obbedienza rende possibile il compiersi del disegno di Dio, sento l’obbedienza come un gioioso ascolto dei desideri di comunione e di amore che Lui mi mette nel cuore, perché tutti possano conoscerlo ed amarlo. La folla proclama Gesù come figlio di Davide. Mi chiedo cosa comporta per me sapere che Gesù è il re della mia vita e della storia del mondo, dentro alle guerre e alle violenze che accadono.
- Quale rivelazione?
Gesù è un re mite e umile, che cavalca un puledro e un figlio d’asina: la sua regalità si manifesterà attraverso l’incomprensione degli uomini e la violenza dei potenti.
Per la preghiera personale
- Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte, con attenzione.
- Entro nel contesto del racconto, nel suo spazio e tempo particolari: siamo in un luogo affollato, dove Gesù predica e fa miracoli.
- Chiedo una grazia, ciò che desidero da questo momento di preghiera, ad esempio di fare esperienza della gioia di seguire Gesù, acclamato come Re
- Cerco di avvicinarmi ai personaggi in gioco: discepoli, Gesù, folla
- Contemplo cosa dicono e fanno i personaggi e ne ricavo un frutto.
- Cerco di raccogliere tutto ciò che ho contemplato, a partire da ciò che provo in me: come mi ha toccato quello che comprendo? Quale sentimento mi suscita?
- Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
- Concludo la preghiera con un Padre Nostro e saluto il Signore con un gesto di riverenza.
