Gv 11,1-45 (V Quaresima A)
Lazzaro risuscitato
Il messaggio nel contesto
Gesù è amico di Lazzaro e delle sorelle, Marta e Maria più volte lungo il racconto questo amore di amicizia viene sottolineato, all’inizio (v. 3. 5) e nel commento che i giudei fanno quando Gesù si commuove (v. 36). Il turbamento di Gesù di fronte alla morte di Lazzaro e il suo pianto mostrano il grande legame affettivo tra Gesù e questa famiglia e ci rivelano l’intensità umana dei sentimenti di Gesù. D’altra parte però il pianto può essere considerato anche un segno di debolezza e di impotenza dell’uomo di fronte ad una realtà che lo sovrasta, come la morte. È esattamente questo il dubbio dei giudei (v. 37) e l’implicito rimprovero delle sorelle (v. 21.32): se Gesù fosse stato presente, Lazzaro non sarebbe morto. Perché non è intervenuto prima? Perché non ha agito?

Il mistero del racconto è tutto contenuto in queste domande drammatiche, che fanno eco al comportamento di Gesù, strano fino all’inverosimile. Egli infatti ha aspettato intenzionalmente due giorni ad intervenire (v. 6). Nel dialogo con i discepoli Gesù fornisce una risposta, non facilmente comprensibile per loro: se per la concezione giudaica la malattia e la morte sono segno di punizione divina, Gesù ribalta radicalmente la prospettiva: la morte accade perché il Figlio di Dio sia glorificato (v. 4). Egli non stava parlando solo della morte di Lazzaro, ma anche della sua morte. Non a caso l’accenno al fatto che Maria di Betania era la stessa ad aver unto di olio e asciugato i piedi di Gesù (cf. 12,3) rimanda alla morte di Gesù perché ella ha unto Gesù in vista della sua sepoltura (12,7). Allora come la morte di Lazzaro anticipa quella di Gesù, così anche la risurrezione di Lazzaro anticipa quella di Gesù e la gloria di cui Gesù parla è quella dell’ora del suo innalzamento nella croce, che già prelude alla sua resurrezione (cfr. 17,1.4-5).
Il racconto porta il lettore a considerare che Gesù non è un superman che evita in modo magico la morte, ma è in grado di distruggere la morte proprio attraversandola da dentro, condividendola fino in fondo nell’amore per Lazzaro, che rappresenta ogni uomo che muore. Gesù non prende l’iniziativa da solo, ma obbedisce al disegno misterioso del Padre, secondo cui la resurrezione avviene il terzo giorno. Egli non attribuisce a sé stesso la propria gloria, ma la riceve dal Padre (v. 22). Per tale motivo egli può chiedere al Padre la cosa più importante, la resurrezione e la vita, ed essere esaudito (v. 22.42). Anche Marta ha intuito questo (v. 22) ma non ha ancora compreso che questa resurrezione non è solo un dono degli ultimi tempi (v. 24) ma è la persona stessa di Gesù, il Figlio di Dio, che dona la vita eterna (cf. 3,15; 4,14). Chi crede in lui ha già adesso la vita (cf. Gv 20,30-31). Nonostante la difficoltà a pensare che un uomo morto da quattro giorni possa risorgere ella crede a Gesù (v. 27) e con lei anche molti dei giudei presenti (v. 42. 45). Saranno poi alcuni di questi giudei a recarsi dai farisei e a causare la definitiva determinazione del Sinedrio a mettere a morte Gesù.
Nonostante questo scenario, Gesù può rallegrarsi fin d’ora per i discepoli (v. 15) e in particolare per Tommaso, perché questo segno sarà per la loro fede, che essi matureranno dopo la sua morte e resurrezione (20,28).
- Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
Ci troviamo a Betania, il villaggio di Maria e Marta sua sorella. Il narratore ci richiama l’episodio dell’unzione dei piedi di Gesù da parte di Maria, che tuttavia dovrà ancora accadere nella narrazione (cf. 12,1-8). Esso rimanda alla morte di Gesù. Ciò che sta per accadere ha infatti a che fare con il mistero della morte imminente del figlio dell’uomo.
- Cosa fanno i personaggi
Gesù rimane due giorni nel luogo dove si trovava. Il miracolo accadrà nel terzo giorno. Il mistero dell’attesa di Gesù ha a che fare con un Dio che ci salva non dalla morte ma nella morte. Come dunque mi spiego questa attesa di Gesù? Come mi spiego l’attesa di Gesù nelle difficoltà della mia vita?Alla vista di Maria e dei presenti che piangono anche Gesù piange. La commozione di Gesù sembra un segno di debolezza, come la interpreto? Il morto uscì, con i piedi e le mani legati con bende e il viso avvolto da un sudario. Credo che il Signore Gesù è il Dio della vita?
- Cosa dicono i personaggi?
Gesù afferma: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato, ma io vado a svegliarlo”. Questo eufemismo di Gesù fa riferimento al mistero della resurrezione. Come mi pongo dinanzi a questo mistero? Marta e Maria dicono a Gesù: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Sembra un rimprovero, ma è un’attestazione di fede nei suoi confronti. Quando non vengo esaudito nel modo in cui vorrei, come reagisco? Gesù afferma: “Io sono la resurrezione e la vita”. Sento queste parole come rivolte a me, in questo momento. Quali sentimenti e considerazioni? “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato”. Prima ancora che il miracolo accada Gesù sa di essere stato esaudito, in virtù della sua gloria, che risplenderà nella croce.
- Quale rivelazione?
Gesù è il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo per manifestare la gloria del Padre e generare gli uomini alla fede.
- Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte, con attenzione.
- Entro nel contesto del racconto, nel suo spazio e tempo particolari: siamo in un luogo affollato, dove Gesù predica e fa miracoli.
- Chiedo una grazia, ciò che desidero da questo momento di preghiera, ad esempio di fare un’esperienza profonda e intima di Gesù, del Padre e del loro amore per me.
- Cerco di avvicinarmi ai personaggi in gioco: Gesù, Tommaso, Marta, Maria, Lazzaro e i Giudei.
- Contemplo cosa dicono e fanno i personaggi e ne ricavo un frutto.
- Cerco di raccogliere tutto ciò che ho contemplato, a partire da ciò che provo in me: come mi ha toccato quello che comprendo? Quale sentimento mi suscita?
- Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
- Concludo la preghiera con un Padre Nostro e saluto il Signore con un gesto di riverenza.
