Mt 17,1-9 (II Quaresima)
Gesù trasfigurato sul monte
Il messaggio nel contesto
Il racconto della trasfigurazione si trova dopo l’episodio in cui Pietro proclama Gesù come il Cristo, Figlio del Dio vivente (16,16) e Gesù inizia a mostrare ai discepoli la necessità della croce e della morte del messia perché egli entri nella resurrezione (16,21). Pietro e i discepoli non possono ancora comprendere (16,22-23), sono nel panico (cf. 17,6) e proprio per questo il Signore li invita ad entrare nel mistero della sua morte e resurrezione tramite l’evento straordinario della trasfigurazione sul monte alto (17,1).

Non appena avviene la trasfigurazione e l’incontro di Gesù con Mosè ed Elia i discepoli per bocca di Pietro, si rivolgono al loro Signore (v. 4) con la proposta di costruire tre capanne per Lui e per Mosè ed Elia. Comprendono che tutta la gloria di Dio rivelata nell’AT attraverso legge e profeti (Mosè ed Elia) ora coinvolge anche Gesù. Essi sono entrati in una nube luminosa, come quella che accompagnava il popolo dentro la tenda del santuario (cf. Es 40,34-38), la nube del mistero di Dio.
La conversazione tra Gesù e Mosè ed Elia simbolizza il dialogo tra l’Antico Testamento, la storia del popolo di Israele, con le sue figure più rappresentative e Gesù come compimento messianico di questa Parola. La Parola di Dio entra nelle parole di questa conversazione e traccia un cammino di pienezza e trasformazione delle esperienze spirituali più significative della storia di Israele.
Anche i discepoli, per bocca di Pietro, desiderano entrare in questa conversazione, con i loro schemi ed esperienze, che fanno riferimento alla festa israelitica delle Capanne, in cui il popolo rivive l’esperienza dell’Esodo, con il cammino di Dio in mezzo al suo popolo, rappresentato dalla nube presente nella tenda del convegno, al centro dell’accampamento. La loro esperienza religiosa è quindi chiamata a confrontarsi con la Parola che si compie in Gesù di Nazareth, a vedere in lui il compimento dei loro vissuti di fede. Infatti la nube ora si manifesta subito dopo le parole di Pietro, quasi a conferma della sua intuizione, ma orientandola verso Gesù stesso, attraverso la voce.
La voce del Padre, di fronte alla quale i discepoli cadono col volto a terra, pieni di paura (17,5-6) proclama Gesù come il figlio prediletto, nel quale egli si compiace (cf. Is 42,1; Sal 2,7), come già aveva fatto nella scena del Battesimo al fiume Giordano (cf. 3,17). Gesù, che aveva rifiutato sul monte alto la gloria del mondo che Satana gli prometteva (cf. 4,8-10), ora accoglie una gloria che proviene dal Padre, come Figlio obbediente. Più di Mosè ed Elia egli è colui a cui il Padre ha donato ogni cosa (11,27), perché è il Figlio obbediente fino alla sofferenza che sperimenterà al Getsemani (26,37), sempre alla presenza di Pietro Giacomo e Giovanni.
Dopo essere stati invitati ad ascoltare Gesù dalla voce (v. 5) essi alzati gli occhi vedono Gesù solo (v. 8) che li tocca e li incoraggia ad alzarsi e a non avere paura (v.7). È lui la piena e totale manifestazione di Dio in mezzo al suo popolo.
Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.
- Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
Siamo sul monte alto e i discepoli sono con Gesù. Egli ha appena terminato di annunciare loro la sua prossima passione. Entro nel raccoglimento e nel fascino di stare con Gesù sul monte, in intimità.
- Cosa fanno i personaggi
Gesù fu trasfigurato: l’improvvisa trasformazione di Gesù è segno di una improvvisa rivelazione. Entro in questo bagliore di rivelazione e mi lascio attraversare. Mosè ed Elia conversavano con lui: Gesù compie le Scritture, rappresentate da Mosè (Pentateuco) ed Elia (Profeti). Come entro in questa conversazione con Gesù, nella Parola di Dio. I discepoli furono presi da grande timore. Mi chiedo quali paure e resistenze io abbia dentro di me di fronte a Dio e alla sue sorprese.
- Cosa dicono i personaggi?
Pietro dice: “Signore, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende…”.Quando prendo iniziativa e organizzo…è spesso più ansia di fare che gioia di contemplare…La voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Mi chiedo come rispondo a questo invito all’ascolto di Lui. Gesù invita i discepoli: “Alzatevi e non temete”. Mi sento incoraggiato da Gesù?
- Quale rivelazione?
Gesù compie le Scritture come Figlio di Dio, amato dal Padre suo, nel mistero della sua morte e resurrezione.
PREGHIERA PERSONALE
- Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte, con attenzione.
- Entro nel contesto del racconto, nel suo spazio e tempo particolari: siamo in un luogo affollato, dove Gesù predica e fa miracoli.
- Chiedo una grazia, ciò che desidero da questo momento di preghiera, ad esempio di fare un’esperienza profonda e intima di Gesù, del Padre e del loro amore per me.
- Cerco di avvicinarmi ai personaggi in gioco: Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, Mosè ed Elia.
- Contemplo cosa dicono e fanno i personaggi e ne ricavo un frutto.
- Cerco di raccogliere tutto ciò che ho contemplato, a partire da ciò che provo in me: come mi ha toccato quello che comprendo? Quale sentimento mi suscita?
- Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
- Concludo la preghiera con un Padre Nostro e saluto il Signore con un gesto di riverenza.
