Cristo Alpha e Omega (I)

Prospettive di Speranza in tempi apocalittici

Lo schema del settenario delle lettere è già anticipato al c. 1, che può essere considerato come una visione introduttiva del settenario stesso (cf. 1,4-5.9-11). L’incontro domenicale (giorno del Signore, cf. 1,10) caratterizza la vita delle Chiese locali a cui Giovanni scrive, per conto del “figlio dell’uomo”. Non si tratta quindi di un’esperienza mistica personale, ma di un incontro “liturgico”, che vuole reinnescare il contatto diretto con il Cristo risorto, nella vita della Chiesa. Giovanni, compartecipe dell’amore fraterno ma anche delle prove e tribolazioni della comunità, vive questa comunione ecclesiale e liturgica, pur trovandosi in esilio a Patmos.

In queste lettere il Cristo risorto parla in prima persona, con un’efficacia immediata e diretta.  Il numero sette è un simbolo di totalità: in altri termini l’universalità della Chiesa viene raggiunta tramite una “tipizzazione” e “simbolizzazione” di una qualunque delle sette Chiese, con le quali si può identifica il lettore e quindi la Chiesa di tutti i tempi. Anche attraverso questo meccanismo narrativo e pragmatico si può notare un’articolazione tra Chiesa locale e Chiesa universale: l ‘esperienza universalizzante è scritta nel locale, ossia in storie ben definite a livello spazio-temporale.

Lo schema di ciascuna lettera è il seguente:

C’è dunque un passaggio interno dal giudizio (indicativo) all’esortazione (imperativo). Questo passaggio è modellato secondo lo schema giuridico del rib. Si tratta infatti di un itinerario di conversione: Cristo vuol far sapere alla sua Chiesa che la ama, ma proprio per questo chiede a lei di perfezionare la sua unione con Lui. Ma questi imperativi sono anche Parola di Dio, si attuano come disposizioni attive, portatrici di un’efficacia immediata. Inoltre si parla di un protagonismo dello Spirito in questi messaggi: lo Spirito aiuta la Chiesa a leggere il suo percorso nella storia, la consola e rafforza, le fa percepire la necessità di convertirsi ed aggiornare le sue strutture pastorali, per appartenere sempre più strettamente al Suo Signore risorto.

Un’ultima questione: chi sono gli angeli delle Chiese?

  1. Sono angeli veri e propri. Ma come è possibile che per scrivere a degli angeli il Cristo risorto si serva di un uomo, di Giovanni? È possibile che gli angeli siano fallibili e il Cristo li censuri? È vero che l’angelo si presenta in Ap come un “conservo” (cf. 19,10b).
  2. Gli angeli delle Chiese sono la controparte celeste delle Chiese (come nelle tradizioni egizia, cristiana e greco-latina). Ma non accade mai in tutto l’AT e il NT che una comunità terrena sia identificata con un angelo.
  3. Gli angeli delle Chiese sono uomini, i loro leaders e vescovi. Nel giudaismo il termine angelo può riferirsi a colui che è inviato da Dio ad essere rappresentante della comunità. Di contro nell’ecclesiologia delle comunità giovannee non si è ancora affermato l’episcopato monarchico, tipico del tempo di Ignazio di Antiochia.

In 2,16 l’angelo deve convertirsi sulla questione dei Nicolaiti: mi sembra che questa sia un’ulteriore prova dell’ipotesi 3. Si tratta di una questione pastorale a cui il leader o i leaders devono porre attenzione.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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