Nessuno si salva da solo, il dovere civico di andare a votare

Apparentemente è lui il “benedetto”, l’uomo ricco, per il successo e la ricchezza che ha saputo guadagnare in vita. Lazzaro, invece, il maledetto, perché la povertà potrebbe essere considerata come frutto delle sue azioni o di una condanna morale da parte di Dio, tanto più che i cani, animali impuri, vanno a leccare le sue ferite. In una concezione di Dio come “giudice giusto e imparziale”, che retribuisce i beni a chi fa il bene e i mali a chi fa il male, questa logica della benedizione e maledizione sembrerebbe necessaria ed evidente. È ciò che accade anche a noi, quando invidiamo uomini che hanno successo e sono coronati da segni di realizzazione e vittoria nella loro vita: in quel momento noi vorremmo essere come loro, perché ci sembra che tutto nella loro vita sia segnato da una fortunata serie di risultati positivi.

Il vangelo ci invita ad andare più in profondità nella percezione della realtà. C’è una dimensione nascosta agli occhi degli uomini e tuttavia più densa e più vera nella vita di ciascuno di noi, che potrebbe ribaltare le prime impressioni. Anzitutto il vangelo fornisce alcuni indizi per comprendere questo imminente ribaltamento: l’unico che ha un nome è proprio il povero, Lazzaro, mentre il ricco non ha nome, come se la sua identità fosse meno chiara, più in pericolo. Cosa significa il nome Lazzaro? Significa Dio ti aiuta…ossia Dio aiuta il ricco, perché Lazzaro è l’unica possibilità per entrare nell’amore per colui che si ritiene autosufficiente grazie alle sue ricchezze. Tutto ciò che ha non gli servirà a nulla nel momento in cui l’unica chiave per aprire la porta del paradiso è proprio l’amore, la relazione con il fratello. Alla fin fine la realtà si mostra esattamente opposta a come appariva inizialmente. Il ricco si trova all’inferno, privo di una reale benedizione divina: il fuoco dell’amore diviene per lui una fiamma che anziché dissetare, alimenta senza fine la sua sete e il suo bisogno insoddisfatto. Il suo cuore infatti non vuole l’amore, pur desiderandolo. Lazzaro invece è benedetto, perché ha il posto d’onore nel seno di Abramo, ossia nella sua discendenza come figlio. Egli ha scoperto, nella sua povertà di esse figlio. In fondo è proprio Lazzaro ad avere le chiavi per far entrare anche l’uomo ricco nella “benedizione di Abramo”, finché egli si trova alla porta della sua casa: aprire le porte a Lazzaro significa scorpire il fratello e di conseguenza la propria identità di figlio. Ma il ricco non apre quella porta. Mai, fino alla fine.

Il suo inferno è già presente in vita, come chiusura all’amore, alla relazione, al fratello e la morte non fa che cristallizzare un atteggiamento immutabile. Egli anche dopo la morte pensa sempre a Lazzaro come uno schiavetto da utilizzare per sé, per dissetare la sua gola riarsa e l’unico suo pensiero è per i propri parenti, per i membri del proprio clan, perché possano essere adeguatamente avvisati da Lazzaro circa le conseguenze di quel tipo di logica. Non c’è un’evoluzione, un cambiamento, una trasformazione del cuore: egli è rimasto così com’era, nell’inferno della sua identità chiusa all’amore, fatta solo di onore e vuota appartenenza. In questo contesto di cuore indurito neanche l’annuncio della resurrezione può fare breccia: un annuncio contenuto nella Legge (Mosè) e nei Profeti e che si declina nella legge dell’amore non può essere gustato da chi non accoglie l’amore in sé stesso. Il ricco quindi non ha nome perché ha perso la sua identità e perché in lui può immedesimarsi chiunque sperimenti l’inferno qui ed ora, in questa vita, chiunque pensi di vivere della propria autosufficienza e ritenga di bastare a sé stesso. Chiunque si crogioli nella propria ricchezza e non sappia o non voglia vedere di essere povero, bisognoso, ferito. L’uomo che rifiuta la propria ferita cercando di medicarla come può, compensandola con le proprie ricchezze o capacità o attività, è un uomo che non vive, perchè non sa di essere figlio.

Inferno e paradiso sono due caratteristiche della vita presente…Sono la nostra libera risposta alla struttura d’amore che caratterizza la nostra vita e che si rivela dentro alle nostre ferite, e dentro alle porte aperte, capaci di farci comunicare con il prossimo. Li entra Dio, con la sua grazia e il suo Spirito.  

A livello sociale questo si manifesta nell’egoismo diffuso: guardo al mio particolare, il resto può anche andare in rovina. L’interdipendenza in cui ci troviamo oggi, come persone e Stati, ci fa capire tutta l’irragionevolezza di questa opzione…. Solo abbattendo quella porta, solo creando ponti e non muri costruiamo il paradiso intorno a noi.

Oggi, che è giorno di elezioni, scegliere di andare a votare è un dovere civico perché esprime la nostra coscienza di un cammino comune, in cui nessuno si salva da solo.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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