
Il cuore è l’unico organo che sa vedere fino in fondo: infatti la nostra vista può prendere degli abbagli e appoggiarsi a delle illusioni.
La prima domenica di Quaresima, con le tentazioni che Gesù affronta e vince, ci aiuta proprio a guarire il nostro sguardo dalle illusioni, per connetterci al cuore.
“Se sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane”: propone il diavolo a Gesù: si tratta di gestire l’essere figlio di Dio come un potere in proprio, come qualcosa di autonomo, che gli permette nutrirsi da solo. È una contraddizione ed anche una menzogna: perché un Figlio non può vivere che del Padre.
Allora la prima illusione è l’autosufficienza: penso di bastare a me stesso e di guadagnarmi tutti gli strumenti per poter andare avanti da solo, senza avere bisogno di nessuno. Questa illusione si traveste anche di falsa generosità: ciò che conta è essere ricco, poi posso aiutare il prossimo. Ma il Signore ci aiuta a vedere con il cuore: “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che proviene da Dio”. Non sei onnipotente, autosufficiente: scopri invece la bellezza della tua povertà, di dipendere da qualcun altro, di essere una creatura che ha bisogno di amore, di tenerezza, di calore, di stima. Questo amore che ti circonda è una parola che Dio ha pronunciato per te: riconoscila e allora imparerai a dare amore nella tua povertà.
La seconda illusione è quella del potere: “ti darò il potere di tutti i regni del mondo e la loro gloria se, prostrandoti, mi adorerai.” Cerco un ruolo che mi permetta di influire sugli altri, e una volta che ho il potere penso che potrò fare tanto bene. Non si tratta di politica: anche lavare i panni ai propri figli grandi può essere un potere, che influisce su di loro e a cui ci si può affezionare in modo disordinato, per legarli a sé. Gesù può vedere con il cuore e ci dice: solo Dio può fare tutto e il vero potere è il suo, è il potere della vita, che noi possiamo solo servire, facilitare con le nostre parole e azioni. Se invece pretendiamo di dare la vita col nostro potere umano, finiamo per dare la morte, per abusare e fare le guerre.
La terza illusione è quella del delegare tutto a Dio, come se lui fosse un tappabuchi. È la più insidiosa, per questo è messa per ultima da Luca: è la tentazione dei buoni che li spinge alla passività, all’accidia, al non far nulla, perché tanto siamo impotenti e poi ci pensa Dio…così evitiamo di sbagliare, di comprometterci, di sporcarci le mani. Se poi inciampo, se sbaglio, se faccio male, è colpa di Dio, perché lui non mi ha aiutato, non mi ha impedito di fallire.
Anche qui Gesù ci educa a vedere con il cuore: il Signore mi ama come persona libera e la mia responsabilità e libertà sta nell’amare e restituire ciò che ho ricevuto con tutte le mie forze, con tutta la mia persona. Posso sbagliare, ma se sbaglio e riconosco il mio errore senza usare Dio come un parafulmine, sono in grado crescere nei miei errori. Posso fallire, ma se riconosco il mio fallimento con responsabilità, senza scaricare su altri le mie colpe, sono in grado rialzarmi e godere di ulteriori possibilità.
Vedere con il cuore, pregare con il cuore, agire con il cuore si può riassumere nella seguente massima.
Agisci come se tutto dipendesse da Dio e prega come se tutto dipendesse da te. Metti in campo tutta la tua responsabilità, ben sapendo che tutto dipende da Dio e affidandoti a lui. Affidati a Dio con tutto te stesso nella preghiera, ben sapendo che lui ti chiede dare il meglio di te, di coltivare i tuoi doni e la tua responsabilità!
