Maledetto l’uomo che confida nell’uomo

Scoppierà questa guerra oppure no?

La verità è che non ci si parla più o ci si parla con atti di sfida ed esercitazioni di potenza militare e in un contesto come questo davvero sembra che una piccola miccia possa far scoppiare tutto. Abbiamo infatti fiducia solo nella logica della forza e delle armi. Tra pandemia, crisi energetica, crisi diplomatica il mondo sembra diventato poco sicuro e l’unica ancora di salvezza sembra essere il dispiegamento della potenza militare.

Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, dice Geremia, perché è come un albero nel deserto, che non può sopravvivere, non può essere alimentato. Il profeta sembra indicare proprio questo, ossia  una sicurezza ottenuta attraverso l’uomo forte e l’esercito potente. Sicurezza fragile, che diventa la maledizione della guerra. Ciò accade anche quando un’autorità si arroga il diritto di essere l’unico punto di riferimento ed elemina gli oppositori e quelli che la criticano: allora siamo di fronte al rischio della sopraffazione e della violenza. Le istituzioni umane possono essere oggetto di una fiducia ragionevole, sempre sottoposta a verifica, a confronto, a dibattito: è il sale della democrazia, che anche per il pensiero sociale della Chiesa è la forma di governo migliore, perché può più garantire il rispetto dei diritti umani. Questa critica però non significa qualunquismo, disprezzo dei politici, condanna senza appello di tutti, cosa che non ha nulla di ragionevole, anzi alimenta il desiderio, ancora una volta, di confidare nell’uomo forte.

Questo circolo illusorio di fiducia malriposta nell’uomo è proprio quel che Gesù afferma parlando dei “guai”. Guai ai ricchi, non significa una condanna della ricchezza e delle proprietà. Significa invece la condanna di quell’atteggiamento spirituale che mi porta a confidare illusoriamente su ciò che possiedo, sui miei doni, sulla mia ricchezza, sul mio potere di influenza. E socialmente diventa il confidare sui nostri mezzi di potenza e sulle parole pesanti degli uomini forti. Senza troppo badare alla fragilità di queste parole e di questi mezzi che, in realtà, dice il Salmo, si rivelano poi come “pula che il vento disperde”. Nulla più dell’equilibrio e dell’umile consapevolezza dei limiti è necessario nell’uomo di Stato in momenti così delicati: ma questo comporterebbe anche la sapienza di conoscere e accogliere le proprie debolezze e quelle altrui.

E questa è propriamente la beatitudine, l’opposto dei guai. Beati voi poveri, voi che avete fame, voi che piangete, perché vostro è il Regno di Dio, regno di gioia e di sazietà che provengono da un dono dall’alto. Qual è la forza in cui confidare, il punto d’appoggio, l’ubi consistam del beato?

Gesù non ci ha salvato con dimostrazioni di forza e sapienza, ma con la debolezza della croce, perché proprio nella nostra debolezza e fragilità potesse risplendere con più forza l’amore di Dio.

 Allora essere beati non vuol dire vivere sicuri e senza preoccupazioni: vuol dire piuttosto percepire, proprio dentro alle nostre debolezze quotidiane, la costante presenza di un amore che ci salva e allora puntare tutto su quel desiderio che Lui ci suscita. Lui è l’unico su cui possiamo confidare, Lui l’unico che può far vibrare il nostro cuore di un desiderio che ci solleva e ci rialza proprio nel momento in cui ci sentiamo più sconfitti e falliti. Questa è la beatitudine che allarga il nostro cuore e lo rende accogliente verso ogni uomo, partendo dalla parte più vera e profonda di lui, ossia dalla sua debolezza, dal suo bisogno di essere accolto e nutrito da uno sguardo d’amore.

Questa beatitudine ha poi effetti sociali nella misura in cui impariamo a non confidare più in noi stessi come popoli e nazioni e ad accoglierci reciprocamente come fratelli. Fratelli tutti, dice il Papa, e non è un’utopia, ma una realtà che può essere concretamente vissuta e realizzata.

Certo, non mancheranno fame, lacrime e un senso struggente di attesa e mancanza.

Ma sappiamo anche che, se confidiamo in Lui, il nostro cuore sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua e, a suo tempo, quando il Signore vuole, daremo frutto!

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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