
Anche nella vita di Gesù ci sono stati momenti di passaggio. Aveva già compiuto molti segni miracolosi, di guarigione e di vita, aveva già annunciato il Regno di Dio con le parabole e con l’insegnamento, aveva già incontrato molti villaggi e paesi della Galilea, tanto che la gente lo cercava, venendo da ogni parte ed aveva ottenuto in poco tempo un grande successo come rabbi.
Le sue giornate erano lunghe e ricchissime di incontri e quella sera, come tutte le altre, avrebbe potuto ritenersi soddisfatto malgrado la grande stanchezza.
Ecco che, in questo quadro, Gesù non si adagia sugli allori della sua fama, ma sente tutta l’urgenza di un passaggio, di una novità nella sua vita. Sente di dover andare all’altra riva del mare di Galilea, in territorio pagano, dagli “altri” popoli che non sono Israele, che non sono il popolo eletto, e che attendono anche loro il Regno di Dio.
È un momento di passaggio importante per Gesù, che indica la destinazione e i discepoli lo prendono, così com’era, ossia stanco e affaticato, sulla barca, per muoversi alla volta della sponda opposta del lago. Essi si lasciano afferrare dalla parola di Gesù, sentono la gioia di questa nuova destinazione nella loro vita e non intendono lasciarsi condizionare dalla stanchezza.
Anche nella nostra vita ci possono essere momenti di passaggio di questo tipo, in cui comprendiamo qualcosa di nuovo. Soprattutto in questo contesto di pandemia, in cui abbiamo fatto i conti con lo shock della nostra fragilità e della morte di persone care, molti di noi hanno percepito l’importanza di andare fino in fondo nel senso della loro vita. Molti hanno avuto il coraggio di rompere gli equilibri precedenti, fatti del solito lavoro e delle cose quotidiane, per aprirsi ad una ricerca più profonda. Altri, pur non facendo cambiamenti importanti, hanno potuto percepire e consolidare un modo nuovo di vedere le cose e una capacità di attribuire le priorità in modo molto diverso alle cose.
Questo coraggio si scontra però con una paura fondamentale: quella dei discepoli di fronte alla tempesta. Nei cambiamenti della vita, quando la novità apporta il suo pesante carico di incognite o quando tutte le difficoltà nei nostri tentativi di andare oltre, di modificare gli equilibri, ci assediano, ci sarà qualcuno in grado di assisterci? Non è forse che siamo soli e a Dio non importa di noi? La tempesta non è solo un fenomeno esterno, ma è molto più un fenomeno percepito nel nostro cuore, è l’accumularsi di tensioni profonde ed ansie, è il non riuscire a percepire altro che le onde del mare, minacciose e incombenti, sulla nostra vita. L’unica risorsa che i discepoli possiedono, in questo contesto, è svegliare Gesù, bussando continuamente alla porta del suo cuore. Solo lui, con la sua parola sovrana e potente, può minacciare le onde del mare e riportare la persona alla sua tranquillità, con poche parole: “taci, calmati”. Sono parole preziose, di cui dovremmo far tesoro, perché Gesù le pronunci in noi ogni volta che prevalgono in noi pensieri e sentimenti angosciosi. C’è il rischio di invertire la rotta, presi dall’angoscia, ma in tal modo esponiamo il fianco alle onde e sì che allora rischiamo di ribaltarci! Ma se le parole di Gesù, “taci calmati”, fanno breccia nel nostro cuore, allora si può mantenere la rotta diritta e sperimentare come pian piano la bonaccia si sostituisce alla tempesta e noi siamo in grado di approdare all’altra riva. Mantenere la barra diritta, significa confermare i nostri impegni e le nostre prospettive, senza mutare direzione, finché dura la tempesta e finché Gesù non ha completamente dominato quei mostri che ancora agitano intimamente il nostro cuore.
La scoperta è poi quella di sentirsi rinati, con stupore, a modalità e percezioni nuove nella nostra vita. Come i discepoli che sentono una nuova calma, una bonaccia improvvisa, per poi approdare all’altra riva e provano la meraviglia, lo stupore, per la potenza scaturita dalla parola di Gesù, così anche noi ci sentiamo con stupore diversi, rinati, rinnovati, riplasmati dalle tempeste e pronti per approdare a ciò che è nuovo, ogni volta di più, nella nostra vita.
Sperimentiamo la potenza del nostro battesimo, che ci fa risorgere lì dove c’è morte e dolore. Le cose vecchie sono passate, ne sono nate di nuove, siamo chiamati a sperimentare ogni volta la novità che il Signore apporta nella nostra vita, una novità Pasquale, ossia la potenza della resurrezione lì dove sembravano prevalere le forze di morte!
