Gettarsi in avanti (Omelia XI TO Anno B)

Gettare il seme non è facile. Se hai speso tutti i tuoi averi per comperare quelle sementi, buttarle nella terra significa mettere tutta la tua speranza e tutta la tua fiducia in quel terreno, che abbia le caratteristiche necessarie a far crescere e germogliare le piante.

Da millenni l’uomo vive di questa fiducia e anche oggi, in un tempo in cui siamo in grado di prevedere e controllare tante cose, è richiesta all’uomo la medesima fiducia nella terra, nel tempo, nella natura. La vita è infatti un processo spontaneo, che accade per la gran parte senza che l’uomo possa prevedere o controllare alcunché. Egli può solo innescare il processo, gettando la semente.

Questo, ci dice Gesù, vale anche per la nostra vita umana e per il Regno di Dio, che si costruisce in essa. Noi vorremmo controllare la nostra vita, il nostro futuro, e prevederlo almeno per la maggior parte delle situazioni. Ma questa è una pretesa. In tutte le grandi trasformazioni che avvengono nella nostra vita, a noi spetta prendere una decisione buona, gettando il seme. Il resto lo fa il Signore senza che spesso noi ce ne accorgiamo. La prima e più grande decisione della nostra vita è la fede: essa è infatti un dono che riceviamo ma anche il frutto di una decisione che prendiamo di accogliere il seme del Vangelo e di coltivarlo. Noi decidiamo ogni giorno di accoglierlo, poi è il Signore che fa il resto, costruendo nel nostro cuore una stanza segreta in cui lui si fa trovare sempre. Un’altra decisione fondamentale nella nostra vita è quella della vocazione, di sposarsi o consacrarsi o comunque di offrirsi al Signore nella situazione in cui siamo. Anche in questo caso si getta il seme della propria libertà, per unirsi a qualcun altro, sia esso il compagno o la compagna della propria vita o il Signore, poi il Signore stesso agisce nel nostro cuore per conformarci sempre più a questa chiamata e renderla  stabile. Così accade anche nel processo educativo dei più piccoli: si assiste spesso a genitori o educatori bloccati, presi dall’ansia di sbagliare, come se tutto dipendesse da loro o presi dal senso di colpa per essersi arrabbiati. Se una sgridata nasce da un’intenzione educativa, allora produrrà frutti buoni, anche se il gesto non è perfetto, perché un po’ improvviso e mescolato a rabbia. Si tratta di gettare il seme con gesti educativi che nascano da intenzioni buone e poi fidarsi di un processo il cui autore non siamo noi, ma il Signore.

Tutto questo è facile a dirsi a parole, ma difficile a farsi, perché si tratta di passare attraverso la croce della propria impotenza. Si tratta di accettare di non poter cambiare le cose che non vanno, anche in noi stessi, di accettare la nostra impotenza, come primo passo per lascare operare lo Spirito Santo, che agisce secondo suoi misteriosi disegni. Questa accettazione della debolezza e impotenza è proprio il mistero del granellino di senapa che, pur essendo il più piccolo di tutti i semi, diventa un grande albero, che ospita tra le sue fronde gli uccelli del cielo.

Infatti questa accettazione può costituire un luogo opportuno per essere inseriti esistenzialmente nel mistero della croce, che assume in sé tutti i regni del mondo e tutte le potenze umane. Dal punto di vista storico la morte in croce di Gesù di Nazareth è un evento assolutamente trascurabile per le potenze politiche del tempo e così irrilevante da non essere registrato da alcuno storico ufficiale del suo tempo. Essa è un granellino di senape invisibile. Ma più profondamente, da quel granellino di senape promana una potenza in grado di trasformare per sempre il mondo e contenere nella sua logica tutti i regni e le potenze politiche della storia che, nella parabola del seme, sono gli uccelli del cielo che si rifugiano all’ombra delle fronde del grande albero.

Nella fede noi siamo esistenzialmente inseriti in questo Regno se accettiamo la nostra impotenza e gettiamo noi stessi in avanti, pieni di fiducia, come dice San Paolo, sforzandoci di essere a lui graditi, ossia di rimanere in Lui, nel suo amore, in ogni nostra azione, intenzione, e in tutto il nostro agire quotidiano.

Chiediamo al Signore di non avere paura, di non rimanere bloccati dall’ansia del controllo, che pervade ogni aspetto della nostra società, e di gettarci in avanti, come un seme piccolo, ma pieno di tante potenzialità, al servizio del Regno!

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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