Mc 14,12-16.22-26 Corpus Domini

Gesù sta per dare la sua vita nelle mani di chi lo consegna: il traditore, i capi giudaici, i soldati romani. Mentre Giuda si è già messo d’accordo con i sommi sacerdoti per consegnare Gesù – forse per costringere il suo maestro ad avere una strategia e a rivelarsi finalmente come un messia potente – Gesù sceglie piuttosto la strada del servo sofferente, profetizzato da Isaia, colui che viene consegnato, flagellato, deriso con sputi e schiaffi e che donerà la sua vita in riscatto per le moltitudini. Egli anticipa questo dono totale di sé nella cena Pasquale, memoriale della liberazione del popolo di Israele. Come Dio aveva liberato il suo popolo dal Faraone e dalla schiavitù in Egitto, così Gesù, commemorando questa liberazione, si consegna nel pane e nel vino, per liberare ogni uomo dal male e dalla schiavitù della morte. Il sangue versato per le moltitudini indica la trasformazione prodigiosa della violenza che si scatenerà contro Gesù in una potenza d’amore che raggiunge ogni uomo, senza eccezione. Gesù prende il pane, pronuncia la benedizione, lo spezza e lo dà ai suoi discepoli: se il pane frutto del lavoro e della fatica dell’uomo, viene messo nelle mani di Gesù ciò significa che non vi è impegno umano che non sia riscattato nella sua fragilità dalla potenza d’amore che scaturisce dall’Eucarestia. Nel corpo e sangue del Signore possiamo mettere ogni progetto umano di giustizia, di solidarietà, ogni sforzo di comunione e di fraternità, ogni decisione e lavoro per migliorare la condizione dell’uomo sulla terra: l’Eucarestia infatti purifica ogni progetto e lavoro umano dall’orgoglio e li fa risplendere pienamente nel dono di Dio. Nell’Eucarestia, inoltre, io mi sento amato personalmente e invitato a non scoraggiarmi per gli inevitabili limiti e fatiche della vita: c’è un amore più forte persino della morte, che è pronto a sostenermi anche quando sono perdente. L’eucarestia aiuta a saper perdere e insieme a non mollare, per vincere con Lui.

Chiedo che ogni mia intenzione, azione e tutta la mia attività nella preghiera abbia da Lui il suo inizio e in Lui il suo compimento. Leggo una prima volta il Vangelo: Mc 14,12-16.22-26 Mi pongo nel luogo interiore che preferisco, per sentire la presenza di Gesù, la sua umanità che mi dona gioia e vita. Poi gli chiedo di essere sempre più in comunione con la potenza di vita che scaturisce dal dono dell’Eucarestia


(MEMORIA) Rileggo più volte il brano di Vangelo, cercando di sostare su quelle frasi, espressioni, parole che toccano le corde più profonde della mia interiorità. Esse nel loro complesso costituiscono una Parola che Dio oggi mi rivolge personalmente.
(INTELLIGENZA) Cerco di comprendere il significato di questa Parola nella mia vita, utilizzando paragoni con il mio vissuto quotidiano e cercando di gettare qualche luce sul mio presente e prossimo futuro.
(VOLONTÀ) Oriento tutto il mio cuore a ciò verso cui mi porta la Parola e entro in una preghiera di supplica, ringraziamento, lode, a seconda di ciò che sento.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

Lascia un commento