Rimanere in Lui e vederlo in ogni cosa

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Quando due persone sono innamorate, tendono ad appassionarsi l’uno alle cose dell’altra. Se l’amore non produce un po’ di contaminazione tra i due, che rimangono come erano prima, coi loro interessi gestiti individualmente, l’amore non è maturo e non produce frutto.

Questo è vero anche nel nostro rapporto di fede con il Signore, che oggi ci viene presentato attraverso la metafora della vite. Essa è un albero con un fusto così sottile rispetto ai tralci, che quasi si confonde con essi: una vite quasi si identifica con i suoi tralci e ne è costituita. Questo significa che la vite si mostra nei suoi tralci ed essi possono vivere solo se innestati in essa. C’è una reciproca contaminazione, che fa sì che il tralcio sia tutt’uno con la sua vite. Proprio in questo reciproco rimanere, del tralcio nella vite e della vite nel tralcio risiede il frutto vero e proprio. Fuor di metafora, se noi rimaniamo in Cristo, uniti alla Sua umanità, allora vivremo della sua vita e acquisiremo il suo modo di vivere, il suo stile di pensiero, la sua concezione del mondo, della vita e la sua modalità d’azione. Questo significa anche per noi portare frutto.

In un tempo come il nostro, il frutto è considerato come qualcosa di misurabile, come gli interessi di un deposito bancario. Dobbiamo essere efficienti ed efficaci, produrre qualcosa di concreto, di verificabile, che cambia le cose, che modifica il corso degli eventi. Se pensiamo così il nostro frutto di cristiani, siamo fuori strada. Infatti a noi il Signore non chiede anzitutto di “fare” qualcosa, ma di “essere” qualcuno, cioè di rimanere in Lui e attingere da Lui quella vita, quella gioia e quella speranza che ci fanno scattare in avanti, senza paura, nel percorso della vita.

Certo possiamo chiederci: ma come io posso comprendere di essere inserito in Lui, di rimanere in Lui? Quali sono i segni nella mia vita che mi indicano la presenza di Dio e del Signore Gesù?

Sono tanti e tutti verificabili nel nostro cuore. Possiamo qualche volta sorprenderci, a guardare un bel tramonto, con la natura in vigore in queste primavere e siamo catturati da uno stupore profondo, particolare, insieme alla gioia di esserci, di vivere: ecco il Signore che, in quel momento, ci sta parlando. Possiamo tornare a casa la sera dal lavoro, stanchi e pieni di tensioni e pensieri, e in un attimo vedere i nostri cari, e magari i nostri figli che ci chiedono di giocare con loro e in quel momento spariscono tutte le tensioni e in un attimo di grazia sentiamo il miracolo di una famiglia e la bellezza unica di quel momento speciale. Certo poi passa…e ci ritroviamo ai soliti capricci…ma quel momento è una percezione che Dio ci dona, del nostro essere tralci nella sua vite meravigliosa. Possiamo passare in Chiesa a salutare Gesù e quando ci sediamo tranquilli sulla panca, guardando il tabernacolo, siamo presi da una pace profonda, da una presenza soave che intesse di luce il nostro cuore e per un po’ non pensiamo più a nulla: anche quello è un essere innestati nella vite.

Oppure possiamo stare con dei nostri amici e in un momento essere compresi dalla sensazione di calore, stima e sentire l’importanza e la gratitudine per il dono di quell’amicizia.

A sera, prima di andare a dormire, possiamo rileggere queste situazioni e vedere in esse la linfa della vite che nutre di bellezza la nostra giornata! È un esercizio importante, che ci aiuta a far penetrare questa linfa divina in ogni fibra del nostro cuore, o, detto in altri termini, a lasciarci penetrare dalla linfa di Cristo, per imparare a vederlo e sentirlo in tutte le cose e a rimanere sempre in Lui.

Infine, a volte, ci capita nella vita di affrontare difficoltà e fatiche, sono le cosiddette potature. Se rimaniamo in Lui, abbiamo la possibilità di viverle non come sfortune che ci sono cadute addosso, ma come opportunità di fare più frutto, di avvicinarci maggiormente a Lui, di sentirci abbracciati e portati da Lui. Vedendo la mia vita come una passeggiata al mare, sulla battigia, posso osservare che le orme nella sabbia sono di due persone, le mie e quelle di Dio. Poi, nel momento della difficoltà si vedono le orme di una sola persona. Proprio nel bisogno, Dio, mi hai abbandonato? Non capisci, risponde Dio, che quando eri nel bisogno, allora ti ho preso in braccio?

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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