Domenica della misericordia (Gv 20,19-31)

I discepoli si trovano a porte chiuse, per paura di fare la stessa fine del maestro. Possiamo immaginare la loro casa e la loro vita fatta dei gesti di ogni giorno, come svuotati di senso per la mancanza di Gesù e l’incapacità a ritessere le fila della loro esistenza comunitaria e personale senza di lui. In questa situazione Gesù si presenta, a porte chiuse, in piedi come vivente e pronuncia, in mezzo a loro, le parole “Pace a voi”, che indicano non solo un saluto ma un dono concreto e nuovo nel cuore dei discepoli. I segni della passione nelle mani e nel costato trafitto permettono ai discepoli di riconoscerlo: essi non sono più ormai solo segni di morte ma di vita e di amore. Anche per Tommaso, che non era presente, Gesù si fa vivo con le sue piaghe e gli chiede di toccarle, di farne esperienza. Tommaso passerà così dal bisogno di contatto con Gesù risorto ad una fede senza precedenti nella sua identità divina: “Mio Signore e mio Dio”. Anche noi, nella fede, possiamo toccare le sue piaghe, la sua carne, la sua umanità che è passata attraverso il mistero della sofferenza e della morte per donarci una vita senza fine.

Mi metto in una posizione comoda per la preghiera, che mi aiuta ad entrare in contatto con il Signore

Chiedo che ogni mia intenzione, azione e tutta la mia attività nella preghiera abbia da Lui il suo inizio e in Lui il suo compimento. Leggo una prima volta il Vangelo: Gv 20,11-19. Mi pongo nel luogo interiore che preferisco, per sentire la presenza di Gesù, la sua umanità che soffre per me e per il mondo. Poi gli chiedo di poterlo conoscere interiormente, per seguirlo sempre di più.


(MEMORIA) Rileggo più volte il brano di Vangelo, cercando di sostare su quelle frasi, espressioni, parole che toccano le corde più profonde della mia interiorità. Esse nel loro complesso costituiscono una Parola che Dio oggi mi rivolge personalmente.
(INTELLIGENZA) Cerco di comprendere il significato di questa Parola nella mia vita, utilizzando paragoni con il mio vissuto quotidiano e cercando di gettare qualche luce sul mio presente e prossimo futuro.
(VOLONTÀ) Oriento tutto il mio cuore a ciò verso cui mi porta la Parola e entro in una preghiera di supplica, ringraziamento, lode, a seconda di ciò che sento.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

Lascia un commento