In questo tempo di quarantena abbiamo dovuto modificare profondamente la nostra cultura e il nostro modo abituale di vivere. Siamo una delle popolazioni al mondo in cui la cultura familiare è più radicata. In particolare le festività sono il momento per ritrovarsi tutti insieme, coi propri nonni e nonne, cugini, zii, per stare fisicamente insieme, salutarsi con un bacio affettuoso o un bell’abbraccio. Questa mancanza oggi ci rende un po’ più tristi. Però abbiamo la possibilità di scoprire la potenza della parola, che invece abbiamo sottovalutato, lasciando che le nostre conversazioni fossero troppo spesso un po’ esteriori e forse superficiali, incapaci di toccare profondamente il nostro cuore.
Anche il vangelo della resurrezione di oggi non presenta alcun contatto fisico con Gesù, ancora, ma è tutto pervaso dalla potenza della Parola. Sono almeno quattro le modalità in cui la Parola coinvolge e trasforma la vita dei discepoli, ed anche la nostra. Vediamole nel dettaglio.
La prima parola che fa muovere il racconto del vangelo di Giovanni è quella della testimone, Maria Maddalena. Non è ancora una parola di fede, perché lei ipotizza che abbiano trafugato il corpo di Gesù. È tuttavia una parola che esprime affetto, vicinanza, preoccupazione, empatia, che si tramettono subito alle persone vicine, care. Sono i discepoli, Pietro e l’altro discepolo senza nome, quello amato, prediletto da Gesù, a darsi da fare, a correre verso il sepolcro. Quindi la parola umana, se è sincera, profonda, accorata, è in grado di far muovere il cuore e i passi delle persone verso il bene e l’amore. Sono proprio questi passi ad incamminare i discepoli verso il mistero della resurrezione di Gesù.
La seconda parola importante in questo racconto è quella di Gesù stesso, quella che orienta il discepolo alla fede. Arrivati al sepolcro, Pietro e il discepolo amato osservano cosa c’è dentro: le bende piegate e il sudario avvolto e riposto in un luogo a parte. Se Pietro si limita con il suo sguardo ad analizzare la scena, invece il discepolo amato vede e crede. Il suo sguardo è in grado di passare dall’analisi dei dati, il sepolcro vuoto, le bene piegate – se fosse stato un ladro non si sarebbe preso la briga di piegarle – alla fede. Egli ricapitola tutto quanto ha udito da Gesù, che aveva parlato ai discepoli del suo innalzamento, del suo ritorno al Padre, e ricompone tutti gli elementi in un unico atto del cuore: la fede. È un dono che egli riceve dalla parola di Gesù, che lui ascoltava in profonda intimità, cuore a cuore, con il suo maestro. Quel cuore squarciato sulla croce, da cui erano sgorgati sangue ed acqua, gli parla ora con la potenza di una vita che ha squarciato la morte.
La terza parola la troviamo negli atti degli apostoli, nella prima lettura. È la parola dell’annuncio della resurrezione: Dio l’ha resuscitato il terzo giorno. Certo loro, i discepoli, hanno avuto bisogno di fare esperienza diretta del risorto, per vincere il trauma della sua morte. Ma da quel momento in poi ogni uomo riceve la potenza di vita della resurrezione attraverso la parola del Vangelo. Non a caso essa viene definita negli Atti Parola di vita. Essa non è soltanto fiato, voce umana, ma parola di Dio, che opera in noi che crediamo, che ci tocca in profondità e ci trasforma radicalmente.
La quarta parola, che è contenuta già nell’annuncio del Vangelo, è la parola della Scrittura, sono i profeti che, come Pietro afferma, danno testimonianza che chi crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del Suo nome. La Scrittura attesta che la Parola per eccellenza, Gesù, il Cristo, è risorto e la sua potenza di vita è in grado di guarirci, andando in profondità nel nostro cuore.
Se oggi ci auguriamo “buona Pasqua”, con i nostri cari, facciamolo pensando che nelle nostre parole si renderà presente la Sua Parola di vita. Facciamolo ascoltandoci reciprocamente, in profondità, e augurando di cuore quella pace, quella consolazione, quella vita, che Gesù risorto vuole donare a ciascuno di noi personalmente, lui che solo è in grado di parlare all’intimità del nostro cuore e abbracciarlo con la potenza del suo amore.
