Se prendiamo in mano un semino di senape, non potremmo mai immaginare, se non lo sapessimo prima, le potenzialità di quel seme, e come esso sia in grado di trasformarsi, cambiare e diventare un albero piuttosto grande, se viene seminato in terra.
Così siamo noi, quando moriamo, siamo seminati nella morte per raggiungere il cielo, come un grande albero che collega il cielo e la terra. D’altra parte che senso avrebbe la vita, se da essa non scaturisse una vita più piena? Tutta la nostra vita qui sulla terra è come un gigantesco grembo, in cui noi siamo custoditi per poi uscire alla Vita attraverso le doglie della morte, che è come un parto. Dopo il parto impariamo a respirare, come fanno i bimbi appena nati attraverso il pianto, e il nostro respiro sarà lo Spirito Santo, l’amore che unisce i figli di Dio al Padre.
E come il bambino già nella pancia della mamma si forma i polmoni, per poter respirare dopo, così anche nella nostra vita sulla terra ci formiamo i polmoni spirituali, che ci aiutano fin d’ora a vivere da figli di Dio e un giorno saranno la nostra dotazione più importante: non ci porteremo le proprietà e i beni, non ci porteremo le conoscenze e le capacità: ci porteremo soltanto i nostri polmoni spirituali che ci faranno respirare da Figli di Dio.
C’è gente che, vedendo solo le cose immediate e materiali, non è in grado di contemplare queste verità, perché vede il seme e non può immaginare l’albero. Gesù però è venuto a rivelarci in modo pieno e senza ambiguità il senso profondo del disegno di Dio contenuto nelle Scritture.
Dio si rivela a Mosè nel roveto ardente come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Questo significa, spiega Gesù, che Dio si presenta in relazione con noi uomini, con noi che viviamo. Dio è tale perché appartiene a coloro che vivono e dà la vita a tutti. Questo è il segreto dell’alleanza: Dio è il nostro Dio perché è per la nostra vita, e noi gli apparteniamo, siamo per lui. “Ciò significa”, dice Gesù, “che l’uomo non si definisce per avere o non avere una moglie o un marito.” Lo puoi avere se è la tua vocazione, se Dio ti chiama a vivere la tua vita così. L’uomo invece si definisce per il suo rapporto, per la sua appartenenza a Dio, solo questo lo riempie, lo completa, lo realizza totalmente come persona.
In una parola possiamo riassumere questo rapporto di appartenenza e di alleanza tra Dio e l’uomo, come un essere figli di Dio. “Vedete un po’”, dice Gesù, “voi sapete tante cose, conoscete il funzionamento della materia, il tempo dell’universo, le meraviglie della biologia e della vita…eppure non conoscete l’essenziale, che la Bibbia ci trasmette, che è l’amore di Dio. Esso è vita per sempre, senza fine, in durata e in intensità. La promessa fatta ad Abramo, di avere una discendenza numerosa come le stelle del cielo, è solo una figura di ciò che si compie in noi nella nostra vita e alla sua definitiva trasformazione: è il dono di una vita così grande, così bella, così piena, che non ci sarà più bisogno di nient’altro”.
Lo ha scoperto anche sant’Agostino, che dopo tanto tempo dedicato ad una ricerca affannosa e ansiosa della verità, avendola trovata nelle Scritture, afferma:
“il mio cuore è inquieto finché non riposa in te”.
Lo hanno scoperto anche i tanti martiri, persone che, come i maccabei nella prima lettura, hanno preferito rimanere fedeli all’Amore, affrontando anche la morte, invece di rinnegarlo. Sapevano bene che l’Amore è vita che non può morire.

