I puristi e la società divisa (Omelia XXI TO Anno C)

 

 

Noi siamo i puri, i senza peccato, gli altri hanno sbagliato e devono pagare. Ecco come alcuni si esprimono pubblicamente, salvo poi risultare anche loro dopo qualche tempo tutt’altro che puri.Nei nostri tempi troviamo giudizi duri, pronunciati da un tribunale senza appello, che è quello della comunicazione, della televisione, dei social, dei giornali.Questo poi alimenta il circolo vizioso del disprezzo, della condanna, dell’odio reciproco, che divide le persone, i cittadini, in bolle comunicative, ormai incapaci di dialogare, di parlarsi. Da una parte ci sarebbe solo il buono e dall’altra solo il cattivo. E ciò fa tutt’uno con una certa forma di idolatria, di culto del proprio capo, quello dei buoni.

Quanto è diverso il modo con cui Dio vede le cose e le persone e quanto dovremmo davvero imparare da lui un atteggiamento che potrebbe trasformare profondamente la nostra società divisa e litigiosa.Sentiamo un po’ questo passaggio del libro della Sapienza:

“Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,

Signore, amante della vita.

Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.

Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano

e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato”.

Se chi fa il duro e puro, in realtà per affermare sé stesso giunge ad odiare gli altri, Dio invece, che non ha bisogno di fare il puro, perché lo è già, può permettersi di essere magnanimo, mostrando la sua più intima essenza: l’amore alla vita. È ciò che la Scrittura ci comunica utilizzando anche un’altra parola, importantissima, la parola misericordia, che definisce l’essenza di Dio stesso, così come si è rivelato al suo popolo Israele:

“Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.”

La pazienza di Dio si esercita per ogni generazione e assume la forma di un amore in grado di rinnovare ogni volta il suo progetto, riplasmando in profondità il cuore del popolo, dopo ogni svolta negativa, dopo ogni sconfitta, dopo ogni fallimento che è frutto del suo peccato, della sua distanza da Dio. Tutto ciò si condensa nel nuovo testamento, nell’agire di Gesù, attraverso le sue parole, i suoi gesti, ma, ancor, prima il suo sguardo.  Quando Gesù entra in Gerico e l’attraversa, un uomo di bassa statura, un pubblicano, lo cerca con lo sguardo. Addirittura sale su un sicomoro, su un piccolo albero, per poterlo vedere quando passa. In realtà il primo a sollevare lo sguardo e a fissarlo è Gesù. Zaccheo vorrebbe vedere e invece viene visto lui per primo da Gesù. Se Zaccheo cercava di vedere Gesù, è in realtà Gesù, il figlio dell’uomo, a venire a Gerico per cercare il peccatore, l’uomo perduto e allontanato dai buoni. Tutto è accaduto in un tempo preciso, in un oggi della salvezza, in cui il cuore di quest’uomo si è sentito per la prima volta penetrato da uno sguardo di amore, gratuito, totale e da un’offerta di amicizia, compagnia, del tutto inaspettata: “oggi devo rimanere a casa tua”. Abituato a sentirsi costantemente giudicato e separato dai “buoni”, quest’uomo coglie ora una insperata possibilità di riscatto. Attenti bene, Gesù non fa compromessi con il peccato, non chiude un occhio, non dice che in fondo va tutto bene. No, piuttosto il suo atteggiamento di ricerca e amore, produce degli effetti di conversione: “se ho frodato qualcuno, intendo restituire quattro volte tanto”.

La messa domenicale è il luogo in cui ciascuno di noi, nella sua vita, e tutti insieme come comunità cristiana impariamo a percepire lo sguardo di amore di Gesù e ad esercitarlo sugli altri, distinguendo sempre il peccato dal peccatore. Anche nelle nostre comunità infatti spesso intrappoliamo le persone in giudizi senza appello e senza amore. Quanto bisogno c’è nella nostra società divisa e bloccata dal giudizio dell’altro, di comunità cristiane che offrano uno sguardo di riconciliazione, al di là degli steccati dei buoni e dei cattivi! Dove straparlano i puri e i moralisti, dove i faziosi esaltano i loro capi e condannano gli altri, possa la comunità cristiana mostrare uno stile di sobrietà, dialogo e accoglienza, per superare la guerra delle parole e far emergere il bene concretamente raggiungibile dalla nostra società.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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