Una comunità nella gioia dello Spirito

 

I discepoli sono tristi perché Gesù sta per andarsene da questo mondo. Il loro turbamento è quello di chi rimane al livello umano e non comprende il disegno di Dio, più grande, più vero, più bello, un disegno in cui Dio non ci priva di qualcosa o qualcuno di importante, se non per un bene maggiore, misterioso ma reale nella nostra vita. Qual è questo bene maggiore, misterioso ma reale, che viene donato ai suoi discepoli? Lo Spirito Santo. Egli è mandato dal padre, ma nel nome di Gesù e ha il compito di insegnare e ricordare tutte le parole di Gesù, cioè tutta la sua vita, la sua missione, fino alla pienezza nel mistero della sua morte e resurrezione.

Se lo Spirito è nel cuore di ciascun discepolo ed è colui che insegna, ciò significa che il “senso della fede” è presente in ciascuno dentro alla Chiesa, anche nella persona apparentemente più umile e meno istruita. Il senso della fede è un fatto che riguarda il popolo di Dio. Ciò significa anche che, prima di noi e delle nostre attività pastorali, lo Spirito è già presente nel cuore delle persone e insegna, in modo misterioso ma reale, ad essere in comunione con Gesù risorto e vivo.

Da queste due osservazioni emerge una certa immagine della Chiesa, che il racconto degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato nella prima lettura ci mostra molto bene. Dice Pietro e la comunità di Gerusalemme alla Chiesa di Antiochia, nel contesto delle divisioni che erano nate a proposito della necessità o meno di circoncidere i battezzati che provenivano dal paganesimo:  “È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie”… la Chiesa qui si mostra come contesto in cui il dialogo permette di affrontare le divisioni e scegliere la strada che lo Spirito indica per arrivare al cuore delle persone, dove Lui stesso già si trova. Si tratta di lasciare qualcosa che appartiene alla tradizione ma non è essenziale, rispetto all’annuncio del Vangelo, rispetto al seguire lo Spirito laddove esso ci conduce, al cuore delle persone.

Quante cose non sono essenziali, ma si fanno solo perché si è sempre fatto così e si deve continuare a farlo e se non si fa più ci sentiamo tristi e inutili. Ciò accade perché non abbiamo ben chiaro qual è il fine e il senso della nostra missione: non è fare cose, fare eventi, fare incontri, tantomeno guadagnare soldi, ristrutturare case. Non è neanche celebrare i sacramenti. Prima infatti anche dei sacramenti c’è l’annuncio del Vangelo che genera la fede e porta a entrare nei sacramenti o riscoprire i sacramenti già ricevuti.

Allora se come cristiani, come persone anche impegnate nella pastorale, ci sentiamo a volte tristi, c’è da chiedersi se questa tristezza non venga anche dal confondere i mezzi con i fini, dal far consistere la nostra soddisfazione in alcuni mezzi, in alcune tradizioni, in alcune attività, che vengono così assolutizzati, perdendo di vista il fine, che è l’annuncio del Vangelo.

La pastorale è fatta di opportunità, finestre, occasioni che vanno accolte perché nella relazione con le persone avvenga l’annuncio del Vangelo e la fede nel cuore delle persone possa crescere e maturare. E allora tutto torna utile e importante, tutti gli eventi, gli incontri, le feste, le case da ristrutturare o i risparmi da investire, ammesso che ci siano: sono tutti strumenti per raggiungere quel fine, tutte occasioni perché lo Spirito possa attivarsi nel cuore delle persone e farle crescere nella loro vita e nell’incontro con il Signore risorto. E allora anche la comunità diventa più allegra e gioiosa: meno presa dalle lamentele, “perché non c’è più nessuno che si impegni”; meno concentrata sul passato, sui ricordi di una volta, “quando si faceva questo e quello”; più impegnata a cogliere il bene che il Signore fa nel cuore delle persone; più protesa ad incontrare fare festa e testimoniare la gioia del Vangelo, a vivere l’amore per il Signore.  “Se mi amaste”, dice Gesù, “vi rallegrereste che io vado al Padre!”.

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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