Lungo la strada si può ascoltare il grido dell’uomo: “Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me”. Oggi è il grido di migranti senza casa, il grido di giovani senza padre e madre, il grido di quanti, oppressi da dipendenze e difficoltà della vita, possono confidare solo in Lui.
Gesù entra ed esce da Gerico, senza che nulla ci venga riferito di ciò che Gesù fa in questa città, della sua predicazione e attività. Il silenzio dell’evangelista sottolinea l’importanza del fatto che Gesù compie i segni della sua rivelazione fuori dalla città, lungo la strada, che è simbolo della periferia dell’umano. Infatti proprio lungo la strada Gesù incontra questo cieco che grida forte: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me”. Ma cosa indica la strada per il Vangelo di Marco?
Anzitutto essa simbolizza la via di Gesù verso Gerusalemme, verso il luogo della sua passione, morte e resurrezione, che non a caso si colloca anch’esso fuori della città. Inoltre la strada è un luogo che indica tanti luoghi, dove pulsa la vita umana, anche quella più offesa e umiliata, quella che una casa non ce l’ha e quindi vive prevalentemente sulla strada.
Penso ai 10000 migranti onduregni che in queste ore stanno viaggiando per il Messico, senza una casa, solo con l’aiuto di altra povera gente. E ai tanti altri migranti che non hanno una casa, in particolare le famiglie e i bambini. Il loro grido è quello del cieco Bartimeo!
Penso ai giovani del muretto, che girano tra le nostre piazze e centri commerciali, facile preda di spacciatori. Chissà perché vengono sempre vicino alle Chiese. Forse c’è qualcosa o qualcuno che, senza che loro lo sappiano, li attrae. Anche il loro grido, anche se inconsapevole e inarticolato, è quello del cieco Bartimeo!
Penso alle tante persone che sono vittima di dipendenze, soprattutto la dipendenza da gioco, che porta le persone a spendere tutto il loro stipendio, in una spirale di vergogna e di gravi difficoltà. Penso infine a ciascun uomo che, nel profondo del suo cuore, ha bisogno di incontrare Gesù ed essere guarito.
Il Signore ascolta questo grido e con la sua parola: «chiamatelo», trasforma la folla da ostacolo, che vuol far tacere Bartimeo perché urla e infastidisce, a strumento che chiama Bartimeo ad incontrare Gesù, dicendo: “coraggio, alzati, ti chiama”. Noi dovremmo essere un po’ come questa folla, che favorisce così l’incontro con Gesù. Come si può fare?
Prima di tutto si tratta di sospendere i pregiudizi. Le persone in difficoltà gridano in tanti modi, che ci possono sembrare fastidiosi, disdicevoli: ma noi dobbiamo vedere in essi dei figli di Dio, chiamati come noi ad incontrare Gesù, ad essere felici nella loro vita. Non sono persone senza nome: anche a loro come a noi, Dio ha dato un nome!
Poi possiamo fare molto attraverso la preghiera, che sale a Dio…ci penserà il Signore a fare poi quello che noi non possiamo con le sole nostre forze.
Infine si tratta di operare attraverso la carità concreta, fatta di gesti, di sguardi, di attenzione, di umanità. Non basta dare soldi a sgravio di coscienza, come quelli che chiamano il numero verde che compare nella pubblicità di agenzie benefiche per i bambini africani…così contribuiscono a pagare quelle pubblicità milionarie. Il bene facciamolo bene. Prima di tutto con i gesti e le parole, non alimentando una cultura di diffidenza e pregiudizio e non avendo paura di un contatto più personale con chi ha bisogno. Poi se vogliamo contribuire anche coi nostri soldi, facciamolo senza troppe intermediazioni, privilegiando canali più diretti, ad esempio attraverso la nostra Caritas e il Centro Missionario. Non spendono soldi per farsi pubblicità.
Il bene fatto bene è un invito ad alzarsi, ad avere coraggio e a rispondere alla chiamata di Gesù!

