Mt 15,21-28
La donna cananea
Il messaggio nel contesto
Più che di un miracolo, qui si tratta di una rivelazione di Gesù, come messia di Israele e di tutti i popoli pagani, attraverso la fede di una donna, che sembra cogliere di sorpresa lo stesso Gesù (cf. v. 28).
Gesù si reca in territorio pagano di Tiro e Sidone, città che rappresentano per eccellenza le popolazioni pagane idolatre nell’AT (cf. Is 23; Zc 9,2-4; Mt 11,21-22). Questo spostamento indica simbolicamente una prima apertura universale della missione di Gesù, che diventerà ufficiale dopo la sua morte e resurrezione, con il mandato di «fare discepoli» tutti i popoli (Mt 28,19).
Questo anticipo della missione ai pagani è confermato dal prosieguo della narrazione. Una donna cananea, proveniente da quei monti di Tiro e Sidone, grida in continuazione (l’imperfetto «gridava» serve a dare continuità all’azione), con le parole dei Salmi di supplica: «Signore, abbi pietà di me (kyrie, eleison)» (cf. Sal 6,3; 9,14; 26,7 ecc.). Ella aggiunge al titolo «Signore» anche l’appellativo, «figlio di Davide», che indica la fede di questa donna nel messia di Israele, discendente del re Davide e Signore con caratteristiche divine. Ella dunque, pur essendo pagana, condivide con Israele l’attesa del messia davidico e la ritiene compiuta in Gesù di Nazareth.
Non solo tuttavia Gesù non le risponde alcuna parola, ma anche i discepoli invitano Gesù a mandarla via, forse esaudendo la sua richiesta (il verbo che essi usano può avere due significati: «mandala via» oppure «liberala», come anche nella traduzione CEI). Gesù motiva il suo silenzio dicendo che la sua missione è rivolta alle pecore perdute della casa di Israele, ossia tutto il popolo di Israele (cf. Ez 34,23-25; Mt 10,6). Questa opposizione sia di Gesù che dei discepoli da un lato mostra il disegno divino, che si fonda sull’elezione di Israele, dall’altro serve ad esaltare la fede della donna, che non si scoraggia di fronte a questo rifiuto. Essa comprende la sovrabbondanza della rivelazione di Dio, che sceglie uno, per arrivare a tutti, come già aveva scelto Abramo, perché in lui fossero benedette tutte le famiglie della terra (cf. Gn 12,3). Ella infatti insiste nella sua preghiera: «Signore, aiutami» (cf. Sal 43,27) e sfrutta l’immagine contrapposta dei figli e dei cani che Gesù usa a riguardo di Israele e dei popoli pagani, per collocarsi nel contesto familiare dei cani domestici, che mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Ella coglie dunque, partendo dal suo immaginario pagano e in una posizione di profonda umiltà e abbandono verso il divino che si rivela in Gesù di Nazareth (si veda anche il suo gesto di prostrazione) una possibilità di partecipazione ai beni dell’elezione di Israele, ossia ai beni della salvezza. Come già il centurione romano (Mt 8,10-13), la fede di personaggi pagani viene confermata da Gesù stesso e anticipa l’inserimento nella comunità messianica della Chiesa dei popoli che ascolteranno l’annuncio del Vangelo.
Per la lectio divina
- Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
- Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 15,21-28.
- Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
- Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
- Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.
Per la lettura popolare
Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)
durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)
- Ricordiamo la vita. (15 minuti)
Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.
- Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 15,21-28 (10 minuti)
La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.
- Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:
- Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
Gesù si reca in territorio pagano, nelle città idolatre «per eccellenza». Sono capace come Gesù di andare ai confini, alle periferie, o mi chiudo nei miei gruppi rassicuranti?
- Cosa fanno i personaggi
-La donna Cananea gridava di continuo. Quale perseveranza nella mia preghiera?
– Gesù non risponde parola. Mi irrita o scandalizza questo atteggiamento di Gesù? Se fosse indirizzato ad esaltare maggiormente la fede della donna?
-Essa si prostra davanti a Gesù. Come esprimo la mia adorazione del Signore Gesù?
- Cosa dicono i personaggi
– «Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide». Preghiera dei salmi e preghiera del cuore, con la fede nel messia Gesù, caratterizzano le parole della donna. Che rapporto ho con Gesù di Nazareth, messia di Israele?
– «non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele». Come mi pongo di fronte all’elezione di Israele?
-«i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Sono convinto che basta una briciola della rivelazione per essere saziato?
- La rivelazione in atto
Gesù è il messia di Israele, la cui salvezza è universale, rivolta a tutti i popoli pagani.
- Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
