Lettura popolare VI Pasqua

 

Lettura popolare VI Pasqua Anno A

 

Gv 14,15-21

Lo Spirito paraclito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo qui ritagliato è incorniciato da due frasi molto simili, che mettono in relazione l’amore per Gesù e l’osservanza dei suoi comandamenti o della sua parola: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (v. 15)»; «chi possiede i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama (v. 21)».  Questo ritornello è ogni volta seguito da un’azione del Padre e del Figlio come conseguenza di tale amore ed osservanza: il Figlio prega il Padre ed egli donerà ai discepoli un altro paraclito (v.16); il Padre e il Figlio ameranno i discepoli e il Figlio si manifesterà a loro (v. 21).

Emerge così la centralità dell’osservanza dei comandamenti, strettamente collegata all’amore verso Dio e alla presenza stessa di Dio nel cuore del credente.

Ma cosa significa esattamente e cosa comporta questa osservanza dei comandamenti?

Nel libro del Deuteronomio (cf. Dt 7,9) amare Dio e osservare i suoi comandamenti implica un unico atto, che rende possibile il permanere di Israele nell’’Alleanza con il suo Dio, JHWH.  Anche nel Vangelo di Giovanni l’osservanza dei comandamenti implica il permanere nell’alleanza di Dio ma i comandamenti non sono più la legge di Mosè, ma la parola di Gesù (cf. v. 23; 12,49). Tale parola è  da intendersi come l’opera globale di rivelazione che gli è stata affidata dal Padre. Osservare i comandamenti di Gesù significa quindi in primo luogo avere fede in lui ed entrare nel mistero della sua rivelazione.

Tale ingresso avverrà grazie alla preghiera di Gesù al Padre e all’invio da parte del Padre del «Paraclito», che significa «chiamato a stare con qualcuno». Se Gesù da tanto tempo stava con i discepoli (cf. 14,9) dopo la Pasqua, tra poco tempo, sarà lo Spirito Paraclito a compiere la promessa di una permanente presenza di Dio nei discepoli.  Egli è infatti lo Spirito di verità che, inviato dal Padre, dimora nei discepoli e può condurli alla verità di Cristo. Essi, a differenza del mondo, già lo conoscono perchè egli dimora nel Figlio e nelle sue parole (cf. 1,33; 6,53).

La morte di Gesù non renderà orfani i discepoli (v. 18). Infatti nel giorno della resurrezione egli viene, si fa riconoscere ai suoi discepoli (v.19; cf. 20,19) e dona loro lo Spirito. Essi in tal modo conosceranno Dio come presenza del Figlio nel Padre (v. 20).  Si tratta di una conoscenza esistenziale, propria di coloro che sono amati dal Padre e vivono con il Figlio un rapporto di reciproca appartenenza ed inabitazione amorosa (v. 20-21).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,15-21 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto narrativo del racconto evangelico?

Siamo all’inizio dei discorsi di addio di Gesù ai suoi discepoli, in cui Gesù li conforta e li prepara a ciò che sta per accadere, ossia alla sua morte in croce e resurrezione, e al fatto che godranno del dono dello Spirito.

  • Chi sono i personaggi, cosa dicono?

Osserverete i miei comandamenti: che cosa custodisco di più nel mio cuore?

Vi manderà un altro Paraclito, perché sia con voi per sempre: sento la sua presenza nella mia vita? Quando? Quali richiami e suggerimenti da parte sua?

– Il mondo non lo vede e non lo conosce: come condivido l’esperienza personale della fede? Mi scandalizza il fatto che tanti uomini non conoscano il Signore?

–  Io vivo e voi vivrete: riconosco che la mia vita partecipa della resurrezione di Gesù?

Io nel Padre, voi in me e io in voi: come penso la mia appartenenza a Dio, come dispongo il cuore ad entrare sempre più in questo mistero?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù si manifesta ai suoi discepoli, attraverso il dono dell’amore che il Padre fa loro. Essi osservano le sue parole, entrando nel mistero della sua persona e lo Spirito paraclito continuamente ne rinnova e attualizza il ricordo e la conoscenza.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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