Lettura popolare V Pasqua Anno A

 

 

Gv 14,1-12

Gesù è via, verità e vita

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Le parole di Gesù qui sono rivolte a tutto il gruppo dei discepoli. Il tema centrale è quello della “via” che conduce a Dio (14,4-6) e l’apice è nell’affermazione “Chi vede me vede il Padre” (14,7-10). “Non sia turbato il vostro cuore”: questa è l’esortazione iniziale di Gesù. Di fronte alla delusione profonda dei discepoli nei confronti di Gesù per la sua passione e la sua morte, Gesù li invita a fissare stabilmente il loro equilibrio su di lui e su Dio. Ricorda loro una parola che aveva già detto: “dove io sono, la sarà anche il mio servo (12,26)”, ma la riformula al presente: “dove sono io, siate anche voi”. Annuncia di preparare un posto, con un termine che in altri luoghi indica il tempio di Gerusalemme (tòpos cf. 11,48). Si tratta di un’allusione al tempio che è Gesù stesso (cfr. 2,19; 4,23), in unione intima con il Padre. Allora Gesù ritorna e conduce i discepoli presso di sé, cioè presso il Padre, perchè egli è la via, ed anche la verità e la vita. La meta è per il discepolo la conoscenza, intesa non solo come intuizione concettuale, ma come un’intima relazione esistenziale. Essa è affermata al passato per Gesù e al futuro per il Padre. Ma di fatto è un dinamismo già presente, nell’atto stesso in cui essi vedono il Figlio (v. 7). In Gv 14 “vedere” è in crescendo, rispetto a “conoscere” ed è attribuito ai discepoli, a coloro che, durante la loro compagnia con Gesù, potevano simultaneamente “vedere” il Padre. Gesù infatti esprimeva in parole e in opere l’azione del Padre che salva il mondo. Ma applicato al Padre, un tale “vedere” non implica una percezione ottica, ma una percezione nella fede che ha la forza dell’evidenza. Allo stesso modo, in quei testi dell’Antico Testamento in cui degli uomini hanno “visto” il Signore, l’eventuale descrizione di ciò che è visto non riguarda mai la persona divina in quanto tale (Gen 32,31; Es 24,10; Nm 14,14; Is 6,1.5), ma la rivelazione di una Presenza indubitabile e vivificante. Gesù fa appello alla fede dell’ebreo che non si considera mai indipendentemente dal proprio legame con Dio, Colui che dona alla creatura la stabilità della roccia.“ Vedere” il Signore è un desiderio intenso, espresso al meglio in un salmo di pellegrinaggio, il salmo 42 (41):“L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (v.3).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,1-12 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto narrativo del racconto evangelico?

Siamo all’inizio dei discorsi di addio di Gesù ai suoi discepoli, in cui Gesù li conforta e li prepara a ciò che sta per accadere, ossia alla sua morte in croce e resurrezione, descritta qui con la frase: “vado a prepararvi un posto”.

  • Chi sono i personaggi, cosa dicono?

Gesù è in dialogo con i suoi discepoli e in particolare con Filippo, che gli chiede di mostrargli il Padre.

Non sia turbato il vostro cuore: cosa mi mette in ansia o mi angoscia per il mio futuro? Come viverlo nella fede?

Dove sono io, siate anche voi: sento la presenza di Gesù nella mia vita, soprattutto nei momenti difficili?

Conoscerete anche il Padre: quale relazione intima e profonda con Dio? In quali contesti e luoghi posso svilupparla? Cos’è per me il “culto”?

Chi ha visto me, ha visto il Padre: che desidero ho di “vedere” Dio? Chi è per me Gesù di Nazareth?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù prepara un posto ai suoi discepoli e a tutti gli uomini, con l’innalzamento sulla croce, attraverso il quale egli diviene il tempio spirituale, via vivente e verità che mostra e rivela il volto del Padre.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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