Lettura popolare IV Pasqua Anno A

 

Lettura popolare IV Pasqua Anno A

 

Gv 10,1-10

Gesù risorto dona lo Spirito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù si rivolge in questo discorso ai farisei, suoi avversari, da lui accusati di non vedere (cfr. 9, 40), con una «similitudine» (cf. 10,6). Si tratta di un quadro di immagini simboliche, familiari per gli ascoltatori, attraverso cui Gesù comunica un messaggio ulteriore, nascosto, che essi non comprendono. In modo sottile Gesù li accomuna ai ladri e briganti che non entrano dalla porta del recinto (v. 1) o agli estranei la cui voce le pecore non riconoscono (v. 6). Riconoscere la voce infatti implica una relazione di reciproca appartenenza, di intimità che solo il pastore può avere con le sue pecore (v. 3). Egli infatti è l’unico che può conoscerle fino al punto di chiamarle per nome (v. 3).  Per la mentalità ebraica il nome non è solo un’indicazione formale, esteriore della persona, ma ne esprime l’essere stesso. Conoscere il nome vuol quindi significare il possesso della realtà più intima e profonda della persona e solo il Dio di Israele può avere una tale conoscenza e una tale capacità di chiamare per nome (cf. Is 43,1).  Sono le pecore “sue”, che gli appartengono, che egli conduce fuori dall’ovile, camminando davanti a loro. Verso dove va il pastore? Gesù va verso il Padre (cf. 14,2.3.12.28), spingendo le pecore fuori dall’atrio/ovile (aulè), che indica in modo misterioso il tempio di Gerusalemme (cf. Sal 100,3-4). Nei tre versetti successivi (7-10) il discorso si amplia con una nuova similitudine. Gesù qui è la porta delle pecore, per la quale le pecore sono libere di uscire e entrare, per avere la vita e averla in abbondanza (cfr. Nm 27,17; Sal 23,1-3)), a differenza dei ladri che vogliono rubare le pecore che appartengono al Padre e in questo modo le fanno morire.

Dunque il passaggio per arrivare al Padre si percorre attraverso Gesù, il suo corpo e la sua Parola di vita: in questo senso egli è la porta, perché solo attraverso di lui si può avere la vita che proviene da Dio.

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 10,1-10 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Gesù parla ai farisei nel tempio di Gerusalemme. Egli parla di porta e di recinto nelle sue similitudini, un modo per alludere al tempio, che fa da sfondo simbolico a tutto il discorso del buon pastore.

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

– Il buon pastore chiama le sue pecore, per nome: mi sento chiamato da Gesù nella mia vita? Quanto avverto che Lui mi conosce? Provo a ripensare alcuni momenti della vita in cui l’ho sentito particolarmente vicino.

– Il buon pastore le conduce fuori: come interpreto questo fuori? Dalle mie sicurezze, dai miei recinti illusori?

– Le pecore lo seguono: cosa significa oggi per me seguire Gesù?

– Le pecore ascoltano la sua voce: dove accolgo la voce di Gesù? Come la avverto nella Parola di Dio e nella vita?

– Entrerà e uscirà e troverà pascolo: dove cerco la vita vera e il nutrimento profondo del cuore?

  • Quale rivelazione è contenuta qui? Gesù è il buon pastore che dà la vita in abbondanza e insieme anche la porta delle pecore. Entrando attraverso di lui si ottiene nutrimento vita e vera sicurezza.
  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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