Lettura popolare XIV TO Anno C
Lc 10,1-12.17-20
L’invio dei 72 discepoli
Il messaggio nel contesto
IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.
Dopo l’invio dei Dodici, raccontato in 9,1-6, Luca vi aggiunge un secondo invio in missione di 72 discepoli (70 secondo alcuni manoscritti). Come comprendere questo ulteriore invio? Non si tratta di una semplice ripetizione, anzitutto perché tale invio avviene nel corso del viaggio di Gesù dalla Galilea a Gerusalemme e quando è stato appena menzionato il suo passaggio attraverso la Samaria (cf. 9,51-52). Dunque questo secondo invio ha a che fare con l’annuncio alle genti “pagane” della Samaria e preannunzia la missione ecclesiale fino ai confini del mondo narrata dal libro degli Atti (cf. At 1,8). Se infatti i Dodici sono inviati da Gesù, anche i 70/72, che rappresentano le nazioni del mondo secondo Gn 10, sono ugualmente mandati, con un incarico accreditato direttamente da Gesù nella sua missione storica, che li abilita a partecipare del ministero apostolico dei Dodici. Non a caso il numero 72 ritorna in un altro possibile sfondo veterotestamentario, quello di Nm 11,24-30, in cui lo spirito profetico di Mosè viene partecipato da altri 70 anziani scelti, più due che non si trovavano nell’accampamento. Viene qui prefigurata la missione universale della Chiesa compiuta non solo dagli apostoli, ma anche da altri discepoli chiamati dopo di loro direttamente da Gesù.
Il contesto di questa chiamata è solenne e regale: Gesù è definito come il Signore e l’atto del designare ha una valenza anche giuridica. Essi vanno a due a due perché le loro parole abbiano un valore di testimonianza (cf. Dt 19,15) e il loro compito è di preparare la venuta del Signore (v.1). Il loro invio è destinato a raccogliere la messe dei popoli, in una sorta di anticipo del giorno definitivo e ultimo del Regno di Dio (cf. Gl 4,13). Non a caso il tempo della Chiesa e dell’annuncio del Vangelo è caratterizzato da Luca come un’era messianica, con la presenza del Signore risorto, che compie la salvezza definitiva. I protagonisti di questo tempo sono i discepoli di Gesù che, con il loro stile di mitezza, vengono paragonati ad agnelli in mezzo a lupi, con le caratteristiche del servo di JHWH, che come agnello fu condotto al macello (v.2, cf. Is 53,7). Essi sono poveri per dipendere totalmente dall’accoglienza di coloro a cui sono inviati (v.4), senza lasciarsi distrarre da parenti, amici o benefattori (“non salutate nessuno lungo la strada”). Il contenuto del loro annuncio è la “pace”, quale frutto dei tempi messianici (cf. Is 52,7), che deve arrivare nelle “case” dove i discepoli sono ospitati (cf. At 16,14s), ricevendo la ricompensa della sussistenza, ma senza approfittarne (cf. v. 7). Dalla casa l’evangelizzatore ha l’opportunità di annunciare il Vangelo nella città (vv. 8-12), attraverso guarigioni e predicazione. Il rifiuto di tale annuncio comporta l’esclusione dalla salvezza definitiva, una sorte più grave di quella subita dalla città di Sodoma nell’AT (v.12, cf. Gn 19,1). Il successo missionario dei discepoli è assicurato, perché la potenza del Regno di Dio è certificato da Gesù stesso, nella forma della guarigione dalle malattie e dagli esorcismi, che testimoniano la caduta di Satana (vv. 17-20 cf. Is 14,12) e la sua sconfitta definitiva. Tuttavia la gioia dei discepoli non è ancorata ai successi pastorali, ma alla loro sicurezza di essere amati da Dio e partecipi del Suo Regno.
Come realizzare concretamente l’incontro?
Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)
durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)
- Ricordiamo la vita. (15 minuti) La mia testimonianza del Vangelo
Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.
- Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 10,1-12.17-20 (10 minuti)
La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.
- Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:
- Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?
Gesù è in viaggio per la Samaria, verso Gerusalemme, lì dove si compirà il disegno misterioso di Dio della sua ascensione al Padre. Come comprendo la mia vita? È un viaggio insieme con Gesù? Verso dove?
- Chi sono i personaggi, cosa fanno?
-Gesù designa altri 72 discepoli. Questa chiamata è solenne e ha un’efficacia “giuridica”. Mi sento anch’io “designato” da Gesù per annunciare il Vangelo?
-Gesù li invia davanti a se, lì dove stava per recarsi Nel mio impegno in famiglia, sul lavoro o negli aspetti pastorali, sono consapevole di preparare il terreno a Gesù?
-I 72 tornano pieni di gioia. Vivo la gioia dell’annuncio evangelico o mi lascio prendere da varie ansie e affaticamenti?
- Cosa dicono i personaggi?
-Gesù istruisce i discepoli sullo stile da tenere: essi sono come agnelli in mezzo a lupi. Qual è il mio stile di cristiano nel mondo?
–Non portate borsa, né sacca, né sandali: quale povertà di mezzi sperimento nella mia esperienza pastorale? È per me solo un limite o una risorsa spirituale?
-Pace a questa casa: come entro in contatto con la vita delle altre persone? Sono per loro una testimonianza di pace? La nostra comunità comunica la pace o tensioni e fatiche?
–Guarite e dite: sperimento il Vangelo come guarigione del cuore e annuncio gioioso?
- Quale rivelazione è contenuta qui?
Vedevo Satana cadere come la folgore: l’annuncio del Vangelo è la sconfitta definitiva del male e l’instaurazione del Regno messianico.
- Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
