Per molti di noi i “santi” sono uomini fuori dal “normale”, che hanno fatto la scelta della vita religiosa, non sono sposati e hanno compiuto almeno qualche miracolo.
E se invece i santi fossimo tutti noi, nella misura in cui viviamo l’amore straordinario di Dio dentro l’ordinarietà della vita? Il Salmo proclama beato l’uomo con famiglia: “Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa.” Questa beatitudine di cui parla il Salmo è un dono che il Signore fa a coloro che Egli chiama a diventare santi nella propria famiglia. Si, anche la famiglia è una chiamata alla santità.
Perché vi sia una chiamata, è necessario che ci sia una Parola che chiama. È da questa prospettiva che comprendiamo le parole di Gesù ai Farisei: “per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso il divorzio, ma al principio della creazione Dio li fece maschio e femmina. L’uomo lascerà il padre e la madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola”. La Parola che chiama è quella di Gesù, che rilegge la creazione dell’uomo, maschio e femmina, come il mistero dei due che diventano uno, un mistero d’amore.
Gesù legge nella natura qualcosa che va oltre, ossia il mistero di un Dio che ama il suo popolo come uno sposo la sua sposa, al punto di dare alla sposa una possibilità nuova, anche quando questa lo tradisce con altri dei, gli amanti. L’uomo è chiamato a vivere in qualche modo la bellezza e la gratuità di un simile amore fedele, capace di andare oltre le ferite e le fratture, di ripararle, di riconciliarsi, aprendo nuove possibilità.
Certo questa prospettiva è ardua e difficile. In taluni casi, quando la frattura è insuperabile, sembra irrealizzabile. Per questo i discepoli lo interrogano di nuovo in casa: la durezza della sua parola era avvertita anche allora come oggi e i discepoli vogliono capire meglio l’insegnamento, così radicale, del loro maestro. I dottori della legge discutevano dei “motivi” per cui divorziare, più o meno leggeri, ma il divorzio non lo metteva in discussione nessuno, era un permesso di Mosè! Ma Gesù intende rivelare il mistero di Dio e mostrare come molte leggi umane sono adattamenti necessari, frutto della “durezza di cuore” dell’uomo, cioè della sua lontananza da quella chiamata all’amore da parte del Signore. Egli fissa l’obiettivo alto, in nome dell’amore che egli sta per rivelare sulla croce: vivere della santità stessa di Dio.
Gesù sarebbe idealista? No, avere obiettivi alti è il segreto del cuore umano, che desidera sempre un amore più grande e non si adatta alla mediocrità. Non si può e non si deve cancellare l’obiettivo a causa della propria mediocrità: significherebbe rinunciare a se stessi. Nello stesso tempo Gesù sa benissimo che gli obiettivi alti vanno raggiunti a piccoli passi. La Chiesa allora, nel suo insegnamento, cerca sempre di sostenere gli uomini nel loro cammino di santità.
Questo significa aiutare le persone a comprendere l’altezza e la bellezza della loro chiamata nella vita matrimoniale. Significa dare fiducia ai giovani che la felicità di un progetto di vita insieme e la fedeltà per sempre sono cose possibili, perché Dio le rende tali! Non servono tanti mezzi umani, ma un po’ di sana pazzia, dentro ad un rapporto d’amore in cui si è imparato a conoscersi nei doni ma anche nei difetti. Aiutiamo i ragazzi perchè le preoccupazioni economiche non diventino l’ansia principale e soprattutto non si ritardi il matrimonio per avere i soldi necessari alla festa! Preghiamo il Signore perché vi sia sobrietà nelle nostre famiglie e al contempo un buon aiuto dalla politica e dalla società, che consenta ai giovani di lavorare prima. Preghiamo il Signore che ci dia non delle famiglie perfette ma delle famiglie serene, semplici, che vivano la loro fedeltà non come un certificato di regolarità, ma come l’umile testimonianza della grazia, del dono di Dio che stanno vivendo giorno per giorno. Questo aiuterà anche le altre famiglie, quelle di conviventi o di divorziati risposati, a non sentirsi esclusi o giudicati, pur con le loro difficoltà e ferite. Non si tratta infatti di cancellare con un colpo di spugna i fallimenti precedenti, ma di permettere all’amore di Dio di entrare in quelle ferite, aiutandoli a scoprire la Sua misericordia e il Suo perdono.
