Conosciamo poco l’apostolo Andrea, fratello di Pietro. Egli sembra essere stato un po’ oscurato da Pietro, il principe degli apostoli. Ma lui non se ne preoccupa più di tanto. A dire il vero Andrea avrebbe anche lui un primato rispetto a Pietro, ossia di essere stato il primo chiamato, nella versione del vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato.
Il primato di Andrea nasce dall’aver seguito il proprio desiderio facendosi guidare dall’ascolto di Giovanni, che rappresenta la Parola di Dio, come già aveva fatto Samuele nella prima lettura, che non aveva lasciato cadere nessuna Parola del Signore.
Andrea ci guida a comprendere le grandi ricchezze, i grandi doni che la Parola di Dio, il Vangelo, apporta in noi ogni giorno, perchè ci insegna a desiderare ogni giorno. Il Vangelo infatti è una scuola di desiderio. Vorrei almeno elencare tre doni che Andrea ha ricevuto dalla Parola di Dio:
- Andrea era un uomo come tutti gli altri, aveva una famiglia, una moglie, dei figli e un lavoro da artigiani o piccoli imprenditori nel mondo della pesca. Ma non si era mai lasciato rinchiudere totalmente da questo suo mondo, come se fosse l’unico orizzonte della loro vita. Proprio la Parola di Dio, meditata ogni sabato nella sinagoga e resa attuale dalla predicazione di Giovanni, aveva scosso il suo cuore, aprendolo agli orizzonti straordinari e sconfinati della rivelazione di Dio, dell’attesa del messia. Egli aveva imparato a respirare secondo le speranze e le attese del popolo di Israele, degli umili e dei piccoli che attendevano l’instaurazione del regno di Dio e la preparavano giorno per giorno con la conversione della loro vita. La parola di Dio lo aiutava a coniugare le grandi attese, politiche e messianiche, che erano di tutto il popolo, con la sua vita quotidiana, fatta di affetti e lavoro faticoso. A volte anche noi ci chiediamo: io faccio quello che posso nel mio piccolo, ma cosa posso fare io di fronte ad un mondo che sembra andare a rotoli? Il Regno di Dio che Andrea ha saputo vedere è come internet, una rete in cui ogni nodo è connesso con tutti gli altri: ma le connessioni sono infinitamente più numerose e collegano il cielo con la terra…meditare il Vangelo, la Parola di Dio ci aiuta a vedere questa rete e a capire che ogni azione che poniamo nel mondo entra in circolo nel Regno di Dio e arriva fino dove non avremmo potuto pensare. Proprio come su internet! Il vangelo ci aiuta allora a sentire che ogni impegno nei confronti del mio fratello e della società, nel mio piccolo, è un seme nella costruzione del Regno di Dio che il Signore sa far fruttificare in vista della fine dei tempi. Il Vangelo ci aiuta a ritrovare anche la passione e la cura per il bene comune della società, vincendo il qualunquismo e il disfattismo.
- Leggere il Vangelo ogni giorno significa seguire Gesù e chiedergli: “maestro dove abiti”? e dimorare con lui per qualche tempo. La dimora di Gesù è il Padre suo. Respirare ogni giorno lo spirito, l’amore che nutre i nostri cuori, che è amore di un padre per un figlio e di un figlio per il padre suo: questo significa pregare con il Vangelo. Chi è Dio per il discepolo di Gesù? Non è una teoria, ma è una famiglia in cui abitare, è un padre è un figlio che si amano e vogliono bene. Il secondo dono della Parola di Dio, del Vangelo, è dunque conoscere Dio, entrare in familiarità con lui, che non è un Dio onnipotente e lontano, ma una famiglia che ti accoglie con amore e ti consola.
- Il terzo dono della Parola di Dio è che fa diventare Andrea un missionario. Egli invita Pietro a seguirlo e lo porta da Gesù. Anche noi, come Andrea non possiamo non diventare in qualche modo umili e attraenti, non per noi stessi, ma per la bellezza dell’incontro con Gesù che abbiamo fatto. Il cristiano sa invitare l’altro, con delicatezza, all’incontro con Gesù, a partire dalla propria famiglia, lì dove è più difficile e insieme necessario.
Non dobbiamo aver paura di invitare le persone ai momenti belli e importanti della nostra comunità anche rischiando di farci dire dei no.
Chiediamo al signore che ci doni l’umiltà di Andrea nell’ascoltare la parola, la perseveranza nel pregarla e rimanere in intimità con Dio e il coraggio di testimoniarla davanti agli altri.
