La stella è un simbolo della vocazione di ogni uomo. Non si dice forse, quando uno è un uomo fortunato, che è nato sotto una buona stella?
Nel Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato la stella che i Magi seguono è il simbolo della loro religiosità naturale, che si compie nella casa dove essi incontrano il bambino. Questo itinerario tracciato dalla stella può ispirare almeno quattro passi per una Chiesa più vicina agli uomini di oggi.
Il primo passo è essere consapevoli che per quanto la strada di ogni uomo possa essere tortuosa, la stella è sempre lì a guidarlo. Per ogni uomo, di ogni epoca, continente e cultura, infatti questa stella rappresenta l’aspirazione più profonda, situata nel suo cuore, ad incontrare Dio e che lo guida in un itinerario lungo e spesso tortuoso, che passa attraverso sbagli e strade apparentemente senza via d’uscita, come quelle che conducono i Magi al palazzo di Erode. Ma proprio il loro sbaglio viene sfruttato da Dio per permettere loro di ritrovare la strada vera. Dio sa utilizzare anche gli sbagli per condurre l’uomo ad incontrarlo, compiendo tutti i desideri e le aspirazioni del suo cuore. Non a caso quando essi vedono la stella sopra il luogo dove si trova Gesù, provano una grandissima gioia: il dono che stanno sperimentando corrisponde, senza che essi potessero aspettarselo, ai loro desideri più profondi.
Come li avranno accolti Maria e Giuseppe? Certamente con un po’ di stupore, ma anche con profonda gratitudine e simpatia. Questo sguardo della santa famiglia ci conduce a compiere il secondo passo: la regola più importante di una Chiesa in uscita, missionaria, è guardare con simpatia l’uomo, anche il più apparentemente lontano dalla Chiesa e dal Vangelo. C’è nel suo cuore una stella che lo sta guidando a Cristo!
L’avvenimento evangelico corrisponde alle promesse profetiche che abbiamo ascoltato nella prima lettura, tratta dal libro di Isaia. Le folle, provenienti dalle parti più lontane del mondo, arrivano a Gerusalemme, proclamando le glorie del Signore. Letteralmente si potrebbe tradurre: evangelizzando le lodi del Signore. Le folle, con i loro doni, oro, incenso, dromedari e cammelli, evangelizzano Gerusalemme. Ecco allora il terzo passo: come Gerusalemme anche la Chiesa, quando è pienamente se stessa, ossia segno e strumento di salvezza per tutti gli uomini che attraversano le sue soglie, si scopre con stupore evangelizzata da coloro ai quali essa annuncia il Vangelo.
Quello che riguarda la Chiesa è poi sperimentabile da ciascuno di noi, e può essere espresso con una formula tanto semplice quanto profonda: “Il vangelo non lo scopri davvero se non lo doni”. Questo comporta anche uno specifico coraggio cristiano, ed è il quarto passo: non essere timidi con i “supposti” lontani ma annunciare con la testimonianza e la parola, da persona a persona, la gioia del vangelo. Non occorre essere maestri o rispondere a tutte le domande, ma solo mostrarsi vicini alla persona e al suo itinerario ed indicarle con umiltà la strada che la Parola di Dio suggerisce, quella che porta a Betlemme.
Chiediamo al Signore che la Chiesa non si trovi mai nella posizione di Erode, che si affida ai sapienti per leggere la Parola di Dio scritta e indicarla ai Magi. In realtà la sta manipolando! Essa sia invece come Maria e Giuseppe, capaci di custodire la Parola nella vita, la Parola fatta carne, e mostrarla ai Magi con stupore e simpatia.
