Avete mai sentito il rumore della tempesta nel mare? Il sibilo del vento e il suono delle onde che si frangono e spumano? È difficile, in questi casi, anche solo percepire la parola di una persona vicina che grida qualcosa.
Eppure Gesù grida: “Coraggio, sono io” e i discepoli possono udirlo. Egli è in grado di dominare gli elementi disordinati, rimane a galla e la sua Parola può vincere i rumori della tempesta e arrivare al cuore dei discepoli, sciogliendo la loro paura. Potremmo tradurre anche: “Coraggio, io sono”, che allude ad un nome misterioso, quello del Dio di Israele che si rivela sul monte a Mosè e che libera il suo popolo dalle acque del mare. Gesù porta in mezzo ai rumori del male, dell’insicurezza e della fragilità, la potenza stessa della voce di Dio.
Pietro comprende questa allusione al nome di Dio da parte di Gesù e la utilizza nella sua domanda:”Se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. La parola di Gesù “vieni” che risuona in mezzo al rumore degli elementi, è la parola di un uomo, eppure Pietro vi si può abbandonare totalmente, fidandosi che essa sola lo reggerà sulla superficie delle acque. Ma Pietro ha paura, perchè finisce per soffermarsi più sulla violenza del vento che sulla forza della Parola. È la paura che lo rende uomo di poca fede, come ogni discepolo.
Come Pietro anche noi siamo spaventati dalle difficoltà della vita, dal futuro, e costruiamo la nostra vita sulla paura. Intere civiltà, come quella occidentale, sono costruite sulle fragili fondamenta della paura, dell’immigrato, del nemico terrorista, della crisi economica. Sono i “rumors” che popolano oggi tutti i nostri telegiornali, e che contribuiranno ad affondarci… Anche noi personalmente viviamo spesso nella paura per il futuro nostro, dei nostri figli e nipoti. Ci saranno ancora le pensioni tra 20 anni? Com’è il mondo che lascio ai miei figli e nipoti? Siamo la prima generazione ad avere il sospetto che il mondo che lascerà sarà peggiore di come l’ha trovato.
Ancora la paura incide sulle relazioni familiari e affettive e porta con se la pretesa di una comunicazione perenne con tutti, attraverso i cellulari e i social network. Una volta se un figlio faceva un viaggio un po’ lontano bastava una telefonata all’arrivo…oggi dobbiamo mandarci messaggi ogni giorno. E se non arriva, magari per dimenticanza, ecco l’ansa e la paura… Una volta tra fidanzatini ci si vedeva all’uscita da scuola, ora ci si parla costantemente attraverso FB o Whatsapp. E se l’altro non mi risponde subito, nasce la paura che non mi voglia più bene…
Il diffondersi di questa “paura comunicativa” che genera bisogni sempre nuovi nasce dalla solitudine dell’uomo moderno, che ha smesso di ascoltare la voce dell’unico che può far sentire l’uomo meno solo.
È la voce di Gesù, che incoraggia i discepoli e Pietro, e che lo invita a fidarsi, dicendo “vieni”. È la voce di Dio stesso, che sussurra nel silenzio come una brezza leggera. Potremmo tradurre meglio in “voce di un silenzio sottile”. La Parola di Dio risuona come voce delicata e soave dentro un silenzio, che è quello del cuore umano quando è liberato dalle sue ansie e paure. Potremmo dire che la Parola è voce di silenzio, perchè è fatta di silenzio. Non un silenzio vuoto, ma pieno della presenza, pieno di una “comunicazione” reale nel nostro cuore. Abbiamo perso l’importanza del silenzio in famiglia… dobbiamo sempre riempire ogni momento con chiacchere e rumori di fondo.
Qualche suggerimento per vivere il silenzio pieno di Dio:
-ogni giorno sostituire almeno un sms “inutile” ad una persona con una preghiera per lei/lui.
-a pranzo e cena in famiglia spegnere, almeno una volta al giorno, la televisione.
– trovare cinque minuti al giorno per ascoltare la parola del Vangelo, come voce di silenzio, e aggrapparsi ad essa, senza lasciarsi spaventare dalle difficoltà di ogni giorno.
