Per me è molto gratificante quando un amico, dopo essere stati insieme con altri, mi dice ” dai, ti accompagno fino alla macchina”, per il gusto di stare un pò insieme e parlare in modo intimo e riservato.
Questo è proprio l’atteggiamento di Gesù, che da amico (anche se non inizialmente riconosciuto) accompagna i discepoli nel loro cammino, gli fa domande e ascolta le loro speranze deluse. Solo successivamente annuncia il progetto di Dio: “non bisognava che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria?”.
Dovremmo riflettere in modo particolare su questa pedagogia dell’amicizia, attraverso cui Gesù educa i discepoli a riconoscere il disegno di Dio nella loro vita. Noi spesso siamo troppo preoccupati di voler comunicare la nostra idea, la nostra intepretazione ma l’esercizio dell’ascolto è l’unica strada che abbiamo per entrare, in punta di piedi e con amicizia, dentro alla vita delle persone, ai loro dubbi e aspettative deluse. Solo dopo che le abbiamo ascoltate, possiamo interpretare quelle attese e annunciare la nostra fede.
Faccio solo un esempio, giusto per farvi comprendere che la questione è concreta e scottante. Talvolta le catechiste si scandalizzano che i bambini arrivino al catechismo senza conoscere il segno di croce, o senza aver mai sentito le preghiere come ave maria e padre nostro o ancora senza aver mai partecipato ad una messa domenicale. La tentazione è quella di mettere una croce sopra alle famiglie e pensare che non potrà nascere nulla di buono da quel terreno. Eppure da qualche dialogo con i genitori, ascoltandoli prima di giudicarli, si possono conoscere e interpretare le loro domande, esigenze, paure, desideri e difficoltà nell’educazione dei loro figli. A quel punto accompagnare i genitori comporta condividere domande e fatiche e ravvivare in loro lo stupore e la gioia di avere un figlio e di educarlo. Una gioia e uno stupore che si avvicinano molto a quello che noi chiamiamo “fede”.
Accompagnare significa quindi prima ascoltare e poi comunicare la propria speranza, fare ardere il cuore. “Non ci ardeva forse il cuore, mentre egli conversava con noi lungo il cammino, spiegandoci le Scritture?”. Dicono i discepoli, ripensando alla loro conversazione con Gesù. Non si tratta di fare gli esegeti o di comunicare delle teorie su Dio, ma di mostrare nella propria vita, più a modo di testimonianza, come il Signore ci ha indicato il sentiero della vita quando non vedevamo via d’uscita, come ha suscitato in noi la gioia proprio dentro il dolore. “Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.” A ben vedere Cristo si realizza in noi così, rendendo vero nella nostra esistenza il suo mistero di morte e di resurrezione. E così si comunica quella gioia, forte e profonda, che è la gioia del vangelo.
Il fuoco si propaga meglio in un campo secco, per distruggere sterpaglie e rovi. Dove l’aridità della mancanza di senso ha più tormentato e deluso e c’è la nostalgia di un rinnovamento interiore, il fuoco del vangelo può ardere e propagarsi rapidamente. È il fuoco della gioia, che interroga di più questo mondo e che sconvolge i nemici del vangelo, sempre pronti a far passare i cristianesimo come una religione di bigotti tristi e moralisti.
Il fuoco della gioia piena e di una dolcezza senza fine caratterizzano il sentiero di chi cerca Dio e cammina con Lui.

Grazie Don Davide per le tue belle omelie. Oggi Gesù ci invita ad imitarlo nell’ascolto paziente e solo poi Portare ai fratelli il calore che la sua “Parola ” ed il suo “Corpo” Hanno realizzato in noi, la sua forza rigenerante che può trasformare un arido E secco Deserto in un giardino fiorito . È stata per me una nuova occasione di riflessione Per tutto quello che Gesù ha operato, lui è davvero Via Verità e Vita E quindi VVV Gesù ! Buona Domenica Rita
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