Omelia XXVII TO Anno C

Un albero è simbolo in tutte le culture di ciò che unisce la terra al cielo. Le sue radici vanno in profondità nel terreno, per fondarne la struttura aerea. Il tronco eleva in alto la chioma che, all’occhio umano finisce per confondersi con il blu del cielo. In Israele erano famosi i cedri del libano, alberi caratterizzati da un’altezza spaventosa, anche 40 e 60 metri, e da una chioma fortemente ramificata. In questi alberi molte varietà di uccelli, perfino le cicogne nella loro migrazione, facevano il nido e il loro legno veniva usato per le grandi costruzioni, come le navi o il tempio di Gerusalemme.

L’albero nella Bibbia viene così a rappresentare la grandezza del potere umano che interpreta la volontà divina e la applica sulla terra e che dà protezione a molti popoli e a molti alleati (gli uccelli). Tuttavia questo potere è sempre in pericolo di trasformarsi in un esercizio dispotico e autoreferenziale dell’autorità, per fare di se e non di Dio il cuore e la fonte della vita e dell’ordine sociale (cfr. Ez 31).

Quando Gesù afferma che basta una fede grande come un granellino di senapa per sradicare l’albero del potere arbitrario e violento, fondato sull’orgoglio dell’uomo, usa un’immagine paradossale, perché il granellino di senapa è quasi invisibile all’occhio dell’uomo. Eppure questo granellino, che è la fede, è più potente di forze apparentemente invincibili come quelle che derivano dall’orgoglio umano.

Quanto spesso la nostra vita è inutilmente tormentata dall’orgoglio, e da tutti quei sentimenti e atteggiamenti che ne costituiscono l’inevitabile corollario: risentimento, ira, spirito di vendetta, vittimismo, odio… Con i vicini di casa siamo in lite da anni e non riusciamo più a parlarci; con i parenti, perfino con i fratelli, ci sono antiche ruggini dovute all’eredità, che ancora appesantiscono l’anima e l’atmosfera; con gli amici ci offendiamo perché pensiamo di non essere sufficentemente contraccambiati. ecc. Sono pochi e semplici esempi di quanto l’orgoglio ci separa e ci allontana dagli altri e, a volte, purtroppo, da Dio. Quante volte è accaduto che un cammino di fede è stato interrotto per una battuta fuori posto, o per un rimprovero sentito come ingiusto da parte dell’educatore o del parroco o di un collaboratore! Arriviamo a privarci di Dio, pur di alimentare la cisterna screpolata del risentimento, che mai potrà essere riempita. E se osserviamo la potenza distruttiva di questi sentimenti su scala sociale, ne constatiamo i perversi effetti su tutti e su ciascuno: conflitti permanenti tra le istituzioni che devono rappresentare l’unità di tutti i cittadini, fazioni politiche che arrivano fino all’odio dell’avversario, sfiducia e disincanto da parte dei cittadini verso la cosa pubblica e verso il futuro. Così un intero paese può essere avvolto da una spirale che solo disgrazie terribili e decenni di cure civili e sociali possono pian piano far ruotare nella direzione opposta.

“Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso, sii sradicato e trapiantato nel mare ed esso vi ascolterebbe”. Il Signore ci dice che basta la fede piccola, invisibile come un granellino di senapa per sradicare l’albero dell’orgoglio dal nostro cuore e trapiantarlo nel mare che è simbolo del male e della morte, ossia per gettarlo la dove non darà più fastidio. È la fede che ci porta a sentire la presenza dell’amore di Dio e ci porta a vincere la spirale dell’odio umanamente -impossibile da frenare- che scaturisce dall’aver subito ingiustizie gratuite e la violenze insensate: si può arrivare a  pregare per i persecutori, come facevano i martiri cristiani davanti ai giudici pagani che li condannavano a morte.  È la fede che ci porta a considerarci servi umili e inutili, o meglio non necessari, nel senso che l’onnipotenza di Dio non ha bisogno di noi per realizzare ciò che vuole,  il Regno di Dio. Questo è davvero liberante e rasserenante! In una cultura meritocratica, dove si vale in funzione dei successi personali, siamo tentati di applicare a Dio il medesimo principio, per cui noi valiamo di fronte a lui nella misura in cui siamo in grado di costruire eventi, strutture, realtà che organizzino la Chiesa e il Regno di Dio. Non prendiamoci così sul serio- ci dice il Signore- il futuro della Chiesa e del Regno di Dio dipende solo da Lui! Noi siamo servi inutili, ossia non necessari al fine che Dio compie. E tuttavia a noi è dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza, per portare avanti ciò che il Signore ci chiede.

Quando l’ansia se n’è andata, perché ho capito che tutto dipende da Dio, allora e solo allora posso pensare che tutto dipende da me, perché Dio mi ha dato il dono appropriato per compiere la Sua volontà.

 

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

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