Lectio divina V Quaresima Anno C (Gv 8, 1 – 11)

 

Lc 8, 1 – 11

1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra.9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

 

Lectio

Questa perla preziosa che si trova all’inizio posta nel contesto dei cc. 7 – 8 del vangelo di Giovanni, proviene da una fonte che ha molto in comune con Luca e il suo Vangelo e sembra collocarsi bene al termine del ministero di Gesù, che si trova a Gerusalemme, dormendo al monte degli Ulivi e insegnando di giorno nel tempio (cfr. Lc 11, 37). Qui i suoi avversari cercano motivi per accusarlo (8, 6).

L’innesco della trama avviene con l’improvvisa presentazione a Gesù di una donna colta in flagrante adulterio da parte di scribi e farisei. Essi la pongono nel mezzo, ed essa si trova al centro di un cerchio accusatorio, assieme con Gesù. È lui infatti il principale accusato da questi osservanti della legge: se permetterà di lapidare la donna, andrà contro la legge romana, che avoca a se la pena di morte, se invece non lo permetterà, infrangerà la legge di Mosè.

Gesù china il capo e si mette a scrivere per terra, perché sa che questa violenza che si è scatenata all’improvviso deve essere ritardata con gesti simbolici, che diano da pensare alle persone. Si tratta di un’azione profetica, come quelle di Geremia, che richiama il giudizio di Dio sull’intero Israele, peccatore: “Coloro che si allontanano da me (jhwh) saranno scritti per terra (Ger 17, 13 LXX).” Gesù invita i suoi accusatori ad abbandonare una concezione formale della legge, secondo cui ad una trasgressione  corrisponde automaticamente una certa pena. La legge rivela l’elezione originaria di Dio nei confronti di Israele e, al contempo, anche il peccato di tutto il popolo nei suoi confronti (cfr. Dt 9, 7 – 29). La legge rivela  Dio, “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,” che perdona la colpa di un popolo di “dura cervice”( cfr. Es 32, 1 – 9).

A questo punto Gesù può interpellare la coscienza dei suoi interlocutori di fronte alla legge: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Dai più anziani, maggiormente consapevoli delle loro fragilità, ai più giovani, nessuno può considerarsi giusto davanti a Dio ed è la legge di Mosè ad attestarlo. Chinandosi  e alzandosi una volta davanti agli scribi e farisei e un’altra davanti alla donna,  Gesù indica simbolicamente che la sua morte e resurrezione è una parola capace di liberare il popolo dai suoi peccati. Con la sua parola infatti egli salva la donna dalla lapidazione e aiuta anche gli scribi e i farisei a prendere coscienza dei loro peccati. Sempre con la sua parola egli rimanda libera la donna, aprendola al perdono di Dio. Questa donna è la figura di Israele, sposa peccatrice e perdonata da Dio (cfr. Os 2, 4 – 25) e insieme la figura di ciascuno di noi a cui il perdono di Dio apre la possibilità di camminare nella speranza e nella libertà dei figli di Dio.

 

 

 

 

 

Suggerimenti di preghiera.

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo e riprendo i passi paralleli che mi sono stati proposti.

3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, che ci ha rivelato il volto di un Dio d’amore che perdona il peccato, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo Gesù che va alla passione per i miei peccati, di cui provo dolore e confusione. Io sono nella posizione degli scribi e farisei, che accusano la donna perché pensano di essere giusti. E così finiscono per condannare anche Gesù.

5. Considero le parole e i gesti di Gesù, che mi conducono dentro al mistero del mio peccato e della misericordia di Dio per tutti.

6. Entro in colloquio con Gesù che muore portando sulla croce il peccato e il male del mondo.

7. Concludo con un Padre Nostro.

 

 

Pubblicato da bibbiainrete

prete cattolico particolarmente impegnato nello studio e divulgazione della bibbia e nell'animazione biblica della pastorale

Una opinione su "Lectio divina V Quaresima Anno C (Gv 8, 1 – 11)"

  1. Quante volte, Signore, ci sentiamo giusti?
    … e ci presentiamo con la pietra in mano.
    Perdonaci Signora, fai che non ti lasciamo solo.
    . Grazie del Tuo perdono, fai che camminiamo con Te.

    Le parole scritte sulla terra, quanto durano?
    La Tua Parola di perdono, ci dà la vita

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