Nei giorni precedenti ci sono state le elezioni negli USA e il mondo era come sospeso in attesa dei risultati come se da essi dovesse dipendere tutto il suo futuro. Certo non intendo negare quanto possa contare per gli equilibri mondiali un presidente americano, con l’ideologia che lo sostiene e le scelte conseguenti. Tuttavia uno sguardo evangelico sul mondo, alla luce del discorso di Gesù davanti al tempio, ci insegna anche a non appoggiare tutte le nostre attese sulla politica. La tentazione più grave dell’umanità infatti è quella di appoggiare tutta la storia su se stessa, per poi accorgersi che le ingiustizie, il dolore e il male del mondo non sono così affetto eliminati, ma semmai moltiplicati dalla delusione per un tentativo non riuscito, per una gigantesca torre di Babele che crolla come un castello di carte. La torre di Babele non poteva che crollare, perché era costruita sul sangue dei vinti, ossia la fatica e il dolore degli oppressi della storia, dei poveri e degli umili. Siano uomini uccisi per la persecuzione politica del comunismo o poveri tagliati fuori dal “meccanismo perfetto” del mercato, sono essi a mettere in radicale discussione ogni sistema ideale e il vangelo mette per iscritto la loro voce, quando Gesù afferma: “Le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”.
Le potenze dei cieli, per la mentalità semitica, indicano l’insieme delle forze mondane e celesti che rendono possibile al mondo un certo equilibrio cosmico e sono associate agli elementi della creazione (sole, luna, stelle) che contribuiscono a darle ordine, nella successione ordinata di notte e di giorno. Ecco proprio questo ordine, che l’uomo crede ingenuamente stabile ed eterno, viene messo in discussione radicalmente da Dio, perchè l’uomo abbandoni l’idolatria di se stesso e delle proprie idee e smetta di costruire l’edificio del potere sulla sofferenza e sul sangue degli ultimi e delle vittime.
È a questo punto che appare il figlio dell’uomo con grande potenza e gloria. Egli è colui che nel suo corpo porta la storia di tutti dolori e di tutte le vittime che il “progresso” aveva dimenticato. Infatti quando era venuto la prima volta i suoi non l’avevano accolto e le potenze si erano affrettate a disfarsene. Tuttavia non si erano rese conto che mettendo a morte quel corpo avevano firmato la loro definitiva sconfitta, essendo state ormai ingoiate dall’energia divina che scaturisce dalla resurrezione. La potenza gloriosa di vita e di resurrezione del figlio dell’uomo si manifesta così pienamente alla fine dei tempi, per mostrare come il destino di tutta la creazione e di tutta la storia è quello di passare attraverso il corpo di Gesù, ossia di morire con lui per risorgere definitivamente in una nuova creazione.
Il germe di questa nuova creazione sono gli eletti, chiamati già da questa vita a essere segno del regno di Dio, coloro che hanno deciso di lottare contro il male in se stessi e nel mondo e che saranno radunati dai quattro venti, ossia da tutti gli angoli del tempo e dello spazio, per costituire la radice santa della città eterna dove domina la pace e la gioia.
Questa visione grandiosa e definitiva della storia e di Dio che i vangeli ci propongono come entra nella nostra esperienza quotidiana? I segni della fine del mondo, ci ammonisce Gesù, accadranno già nella sua generazione e in ogni generazione a venire: sono i segni della corruzione fisica, del disordine, della malattia, della morte, del male sociale ed economico. Guerre ancora in Israele, crisi economica, terremoti, alluvioni: non li abbiamo ben presenti anche noi in questi giorni? E non si può dire che tocchino soltanto le orecchie di chi ascolta la televisione. Almeno per la crisi economica, questa tocca le tasche di tutti! Questi sono tutti segnali che ci invitano a cambiare sguardo sulla realtà e ci fanno toccare con mano l’impotenza dell’uomo. Allora dobbiamo rassegnarci a non far nulla, perché siamo impotenti? Tutt’altro, il signore ci chiede di manifestare in noi quell’elezione che abbiamo ricevuto da lui con l’umile conversione all’impegno e al servizio quotidiano, sapendo che, malgrado la nostra azione sia come una goccia nell’oceano, il Signore saprà moltiplicarla come lui vuole. Questa è la testimonianza degli eletti che il Signore chiama nella storia! E qui sta anche il riscatto della politica, dalla sua tentazione di idolatrare il potere e il progresso.
La politica può veramente diventare un’altissima forma di lotta contro le strutture del male e del peccato, che richiede discernimento, coraggio e umiltà e non solo in chi la esercita direttamente. Pensate alla schiera dei martiri che abbiamo avuto in Italia per la giustizia contro ogni forma di criminalità e di mafia: da giudici ad avvocati a preti e imprenditori! Fare bene il loro mestiere in un contesto sociale così deviato dalla criminalità diventa un atto di testimonianza anche politica, perché stimola la politica a correggere quelle strutture in cui si sono solidificati gli errori e le deviazioni morali della storia, pur senza pretendere di cancellare il male dal cuore dell’uomo, cosa che spetta soltanto a Dio. Ridimensionare i compiti della politica e le attese su di essa, in un paese dove siamo sempre tentati di fare degli uomini politici messia o demoni, mi sembra salutare per la politica stessa. Dopo averla purificate dalle “attese messianiche” ad essa ci si può dedicare con più realismo e perseveranza, perché sappiamo che la vittoria definitiva non spetta a noi uomini, ma l’ha già ottenuta Dio per noi.

“riempite la terra e soggiogatela” (Gen.1,28)
L’uomo è stato investito della responsabilità del governo sulla Terra. E’ una responsabilità personale che ci investe tutti … non possiamo delegarla ad un Obama qualsiasi o dire che la politica è sporca e girare altrove lo sguardo.
Proprio la regalità di Gesù ci indica la via del servizio agli altri e dell’annuncio della Verità, che è Via e Vita (Gv.14,6).
E’ una via di impegno nella nostra vita, luogo ove annunciare e realizzare il Regno; quel Regno che è già venuto nella nostra anima e che il Mondo vorrebbe combattere.
La sfida è vivere nel nostro mondo con uno “stile” diverso e riconoscibile.