Omelia XXVII TO Anno B
I farisei si avvicinano a Gesù per metterlo alla prova, un po’ come si fa oggi nei talk – show televisivi, ponendo una domanda che metta in difficoltà l’avversario, per averla di vinta su di lui. Si tratta di una domanda insidiosa, che presta il fianco a non facili dispute su “casi concreti”, più o meno scabrosi. Marco mette subito in evidenza l’abilità dialettica e l’autorità di Gesù che risponde a questa domanda: “è lecito ad un marito ripudiare sua moglie?” con un’altra domanda “cosa vi ha ordinato Mosè?”. Certo Gesù sapeva che la legge di Mosè ( Dt 24, 1 – 4 ) prevedeva la possibilità del divorzio da parte del marito, tramite la consegna di un libello di ripudio. In realtà il senso di questa legge era quello di proteggere la donna, perché il libello di ripudio era una garanzia scritta per lei, che le dava libertà e le permetteva di sposare qualcun altro. Solamente le proibisce di ritornare dal primo marito, dopo essere stata con il secondo, per una questione di purezza. Come molte leggi, pensiamo alla legge 194 sull’aborto, lo spirito originario viene pian piano perso ed essa viene interpretata da alcune scuole ( ad esempio quella di Hillel ) come il permesso di divorziare per qualsiasi motivo, anche se per distrazione una volta la moglie brucia un piatto di pasta!
Gesù invece risale alla volontà originaria del legislatore, che era quella di rimediare in modo compassionevole ad una situazione ormai compromessa, e chiarisce che tale legge è dunque secondaria e dovuta alla durezza di cuore. Qui Gesù usa un termine molto importante per i profeti, per esempio per Geremia ( cfr. Ger 4, 4; 3, 1 ), per i quali il cuore duro indica uno stato di chiusura, di rifiuto della volontà, in particolare nel rapporto con Dio, che umanamente non possono essere vinti o aggirati.
Dio può vincere la durezza di cuore del suo popolo. Secondo Geremia Dio può far accadere una cosa che di per se è impossibile, anche perché contraria alla legge, ossia che una donna che è andata con altri uomini ritorni al primo marito. Se il marito è Dio, lui solo può permettere che il popolo che è la sua sposa, che lo ha tradito con altri dei, con gli idoli vuoti, ritorni a lui. Lui solo può ristabilire l’alleanza. La ristabilsice con il suo popolo Israele, la ristabilisce con la Chiesa, la ristabilisce con ciascuno di noi e nelle nostre famiglie. Se è Dio a ristabilire la comunione, allora è possibile anche nelle famiglie rinnovare ogni giorno il comandamento originario, quello che l’uomo e la donna divengono una carne sola.
Si, proprio nelle nostre famiglie, non diversamente da come i profeti lo testimoniano per Israele. Spesso chi intende sposarsi in chiesa, di fronte alla promessa che è la forma stessa del sacramento del matrimonio, ossia di una fedeltà perenne, si chiede: “potrò dire un si fedele per il futuro? Dal momento che umanamente noi cambiano giorno dopo giorno, chi sarò io e chi sarà l’altro nel futuro?” Non di rado alcune coppie in crisi affermano reciprocamente “lui/lei non è più la persona che ho sposato”. C’è un aspetto di verità in questo, ossia che davvero le persone cambiano e il nostro si è temporalmente limitato, è un si pronunciato adesso. Chi da la garanzia che quel si pronunciato adesso, valga anche per il futuro, quando tutto attorno a me e in me cambierà? La garanzia viene dal fatto che Dio è il garante, Dio ristabilisce l’alleanza e ricostruisce continuamente ciò che è fragile e minacciato dal cambiamento e dalle forze centrifughe. Certo di sono sempre momenti di fatica, problemi economici, difficoltà educative nei confronti dei bambini, necessità di accudire i familiari anziani: tutto sembra pesare sulle povere spalle di giovani papà e mamme… e il tempo per coltivare il loro rapporto di coppia, per conoscersi dove si trova più, se si è dominati dallo stress? Ci sono certamente degli aspetti di equilibrio e prudenza umana che vanno tenuti in considerazione, è necessario qualche volta dire dei no e prendersi momenti di riposo e di intimità… e tuttavia questo non sarebbe ancora sufficiente, se non vi fosse la garanzia ultima che Dio vi sorregge e sostiene, è lui il fondamento della vostra fedeltà, perché lui è unità d’amore (trinità) più forte di qualsiasi divisione.
E se per caso questa divisione c’è stata, c’è sempre la possibilità di vivere davanti a Dio, che con il suo amore vi da la forza di non chiudervi nell’egoismo, nella tristezza o nella rassegnazione, ma vi fa ricominciare ogni giorno in un cammino di penitenza, perdono e santità…coltivare il desiderio di quell’eucarestia a cui coloro che si sono risposati non possono accedere li santifica di più che non l’eucarestia scontata di molti…
Infine lo stesso vale anche per quella famiglia più ampia e grande che è la Chiesa. Anche qui divisioni e peccati ci sono sempre dal livello più piccolo della comunità parrocchiale a quello più grande della Chiesa universale. Ma Dio ci da la forza di riprendere nel suo amore, ogni volta con più umiltà e coraggio. Dobbiamo solo considerare l’ importanza della confessione frequente e del contatto con la sua parola e con l’eucarestia, come fondamento incrollabile di una comunione reale tra di noi. A questo proposito, tra i vari strumenti che abbiamo, c’è anche la lectio divina del martedì sera alle 8:30, che quest’anno vogliamo rilanciare.
E anche di fronte alle difficoltà pastorali dobbiamo ammettere che la forza della Chiesa non è in se stessa, ma in Colui che abbraccia i piccoli. Facciamoci piccoli, con i nostri limiti, col nostro peccato, per essere abbracciati da Dio.
